Camusso, l’articolo 18 pilastro di civiltà, il governo non lo modificherà
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 23, 2012
Camusso, l’articolo 18 pilastro di civiltà, il governo non lo modificherà
In una intervista al quotidiano ‘la repubblica’ il Segretario Generale della CGIL difende la norma dello Statuto dei lavoratori. “La vera occupazione è quella a tempo indeterminato. Diremo no al contratto unico perché contiene un inganno” Camusso, per noi è no. Ma trattiamo su fisco e tempi dei risarcimenti (Intervista del Segretario Generale della CGIL al quotidiano ‘la Stampa’)
23/01/2012 da www.cgil.it
Segretario Camusso, come replica al presidente del Consiglio Monti secondo cui l’articolo 18 non può essere un tabù?
“Intanto vorrei dire che nell’affermazione di Monti c’è una notizia: per la prima volta, e finalmente, parla di un negoziato tra il governo e le parti sociali. Finora non l’aveva detto”.
È vero, ma l’articolo 18 per lei è un tabù?
“Guardi, io penso che dietro questo giochino di dire che l’articolo 18 non deve essere un tabù, si nasconda l’idea, che non condividiamo e non condivideremo, secondo la quale per combattere il dualismo del nostro mercato del lavoro si debba intervenire sulle tutele di chi è già occupato. Noi continuiamo a non essere d’accordo con questa analisi. L’articolo 18 non può essere un tema di discussione né in partenza del negoziato, né a conclusione del negoziato”.
Eppure l’articolo 18 si applica solo ai dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti. Per tutti gli altri è previsto un risarcimento monetario, anziché il reintegro nel posto di lavoro, in caso di licenziamento ingiustificato. Perché non si può estendere questo meccanismo a tutti i lavoratori?
“Ormai in Italia si pensa che non si possa licenziare per motivi economici. Invece non è vero. Piuttosto inviterei tutti – anche molti professori che fanno tanti guai – a una lettura collettiva dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una norma che è esplicitamente ed esclusivamente dedicata alla tutela del licenziamento senza giusta causa a carattere discriminatorio. Così chi critica oggi l’articolo 18 dovrebbe avere il coraggio di sostenere che la buona sorte del Paese dipende dalla possibilità o meno di potere licenziare in modo discriminatorio”.
D’accordo, ma perché non adottare il risarcimento economico al posto del reintegro?
“Non è casuale che lo stesso Statuto distinse tra grandi e piccole imprese. In quest’ultime una volta che si rompe il rapporto di fiducia tra datore di lavoro e lavoratore è complicato tornare indietro. E non dimentichiamoci che lo Statuto nacque in un’epoca in cui c’erano soprattutto grandi imprese”.
Sono passati quarant’anni. Perché non si può cambiare?
“Perché l’articolo 18 ha una funzione deterrente. Continuo a pensare che sia una norma di civiltà, anche se a qualcuno dà fastidio. I destini economici di un’impresa si possono affrontare in tante maniere senza intaccare i diritti di chi lavora. L’articolo 18 dice che non si può usare il potere maggiore che hanno le imprese per discriminare le persone”.
Se il governo porrà la questione dell’articolo 18, salterà il negoziato?
“Non ho avuto affatto l’impressione che fosse questa la priorità del presidente Monti. Non credo che il governo partirà da lì. Ha detto che intende fare una trattativa e penso che terrà conto delle proposte unitarie di CGIL, CISL e UIL”.
Quante possibilità ci sono che arriviate ad un’intesa con il governo e la Confindustria?
“Posso dire che ci presentiamo al tavolo in maniera molto seria e con le nostre proposte. Mi auguro che lo facciano anche gli altri, governo e imprenditori”.
Perché siete contrari al “contratto unico” che nell’arco di un triennio permetterebbe di stabilizzare le nuove assunzioni? Perché la CGIL l’ha definito “un inganno”?
“È un inganno perché parte dall’idea che in Italia, e in Europa, non ci sia già una regola generale sulle assunzioni. Invece, c’è, eccome: è quella secondo cui le assunzioni normali sono a tempo indeterminato. In più aggiunge una nuova forma contrattuale, senza intaccare le cause, anche ideologiche e culturali, che hanno portato al proliferare di decine di tipologie contrattuali”.
Ma lei vorrebbe tornare indietro a quando non c’erano i contratti flessibili?
“Non si torna mai indietro. Penso che si debbano fare le cose necessarie per il nostro mercato del lavoro: tornare alla normalità. Per questo pensiamo che vadano incentivate, sul piano fiscale e contributivo, le assunzioni attraverso il contratto di apprendistato e il contratto di inserimento per le donne e gli over 50”.
E quali contratti flessibili salverebbe?
“Penso che vada rafforzato il part time, che vada riordinato il lavoro interinale, ma che si debba smettere di considerare le partite Iva come fossero lavoro subordinato”.
Lei ha criticato le liberalizzazioni di Monti. Perché è contraria?
“Non sono contraria. C’è, però, un tratto che mi preoccupa molto: quello di intervenire scaricando gli effetti sulle condizioni di lavoro. Penso all’allungamento degli orari dei negozi, penso alla cancellazione per legge (una scelta davvero inaudita) del Contratto nazionale delle ferrovie, penso al riordino dei tirocini senza valutare gli aspetti retributivi, penso, infine, che un orario di lavoro più lungo per i tassisti non dia nemmeno un servizio migliore”.
Argomenti: CGIL |
Camusso, vogliono fare i liberisti colpendo il costo del lavoro
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 23, 2012
Camusso, vogliono fare i liberisti colpendo il costo del lavoro
In un’intervista al quotidiano ‘L’Unità’ il Segretario Generale della CGIL avverte: “troppo entusiasmo, vedo rischi di smobilitazione dei servizi pubblici. Si torni a parlare sul serio di occupazione”
22/01/2012 da www.cgil.it
Le liberalizzazioni non creeranno appunto lavoro? “Intanto bisognerebbe conoscere il testo. Intanto andrebbero ridimensionati certi entusiasmi. L’enfasi mi sembra eccessiva. Non credo che liberalizzando si dia via libera a quell’aumento pronosticato dei salari del dodici per cento. Magari diminuirà qualche prezzo. Non credo neppure a certi automatismi, che prometterebbero aumento dell’occupazione, anche se ovviamente c’è del buono nel decreto legge”.
Un esempio? “La separazione tra il soggetto che fornisce il gas e quello che gestisce la rete distributiva”.
Il cattivo sta forse nell’ennesimo attacco al contratto nazionale, questa volta quello dei ferrovieri, con l’idea di favorire la concorrenza? “Quando si parla di Ferrovie o di Poste bisognerebbe sempre pensare che si tratta di servizi pubblici, che devono quindi rispondere alle necessità della collettività, necessità che nel caso dei treni si chiamano mobilità, economicità, sicurezza. Da qualsiasi luogo, per qualsiasi luogo. Smobilitare il contratto nazionale ha un senso allora? Non c’è il rischio di peggiorare tutto? Vogliamo costruire una concorrenza che concorre solo agendo sulla voce costo del lavoro? Non mi sembrerebbe un gran segnale. Proviamo a prendere consiglio da chi con le liberalizzazioni e con le privatizzazioni s’è sperimentato prima di noi. E non certo con risultati brillanti”.
Ma i privati come li mobilitiamo? “Il governo dovrebbe chiamare i venti più importanti attori dell’economia italiana, chiedere loro che strategie si danno, chiedere loro progetti concreti, proporsi con autorevolezza per discuterli e, se sono validi, per agevolarli, assecondarli, contribuire. Non si tratta di dare quattrini. Si tratta di garantire condizioni favorevoli, di coordinare. E in primo luogo chiamare alla responsabilità davanti a un Paese in crisi: chi può, faccia. Ovviamente se è capace…”.
Le agenzie di stampa hanno riferito una sua affermazione: “Le intemperanze liberalizzatrici ci porteranno dei guai”. Conferma? “Come può capitare, s’è colta una battuta sottraendola al suo contesto. Torno all’osservazione di prima: eccesso di entusiasmo. Le liberalizzazioni non sono tutto e qualche volta sono sbagliate”.
Si riferiva agli orari dei negozi, ai taxi? “In un caso bisognerebbe pensare alla qualità della vita in Italia, piuttosto che sognare l’America, consentire la vita a una rete commerciale che significa anche socialità e non consegnare tutto alla grande distribuzione, valutando i costi sociali non solo economici di aperture lunghe, che costringerebbero probabilmente molti a rivalersi sui prezzi oppure a chiudere. A danno dei cittadini, comunque, di una cultura, di una tradizione che non sono sempre da buttare. Per quanto riguarda i taxi, riflettiamo sulle origini: in partenza ci sono le licenze, non possiamo pensare di cancellare di colpo quell’investimento. Magari le resistenze appaiono eccessive. Bisogna discutere per raggiungere un punto di equilibrio. In primo piano dovrebbero stare i bisogni reali. Altrimenti si fa solo vecchia ideologia”.
Liberista: come nel caso delle municipalizzate? “Certo, perché alla fine si trascura quello che dovrebbe essere l’obiettivo fondamentale: l’efficienza e quindi la bontà del servizio. Aggiungo che in alcuni casi, come quello delle farmacie, siamo solo ad un ampliamento della base. Ci saremmo attesi altre novità”.
Dunque altro che ‘albero scosso’, bell’Italia dell’immagine dell’Italia che cambia. Domani il tavolo sulle questioni del lavoro. Lei raccomanda di non aver fretta… “Di non aver la fretta con la quale si è chiuso il capitolo delle pensioni, capitolo che non riteniamo assolutamente chiuso, perché troppe ingiustizie sono rimaste e in particolare è rimasta quella ingiustizia che colpisce appunto quella generazione di ultracinquantenni che ha risposto ad una crisi aziendale progettando un altro futuro con le carte in regola per la pensione entro pochi mesi o anni e che si è vista cancellare un diritto acquisito. Più in generale la garanzia di una vecchiaia decente riguarda l’intera società. Quindi credo che la discussione sulle pensioni vada ripresa con grande serietà. Qui parlerei anche di flessibilità”.
Che cosa vi aspettate che vi dica il professor Monti? “Il governo finora non ci ha detto nulla. In compenso ha letto di sicuro il documento di CGIL, CISL e UIL, in cui si chiedono investimenti per creare l’occupazione, che non cresce smobilitando le regole. Abbiamo apprezzato che siano stati sbloccati investimenti, abbiamo apprezzato l’attenzione sul Mezzogiorno. Abbiamo apprezzato molto quanto è stato realizzato nella lotta all’evasione. Ma vorremmo che questa volontà s’applicasse anche nei confronti del lavoro sommerso”.
Altra ‘voce’, di cui molto si è discusso, anche nel Partito democratico: gli ammortizzatori sociali. Si andrà a un cambiamento? “Siamo in un Paese in recessione e dobbiamo rispondere all’emergenza. Non ci sono soldi per grandi riforme, per modelli danesi o altro. La cassa integrazione è peraltro un istituto di grande valore, anche ideale: è nata per mantenere un legame tra lavoratore e posto di lavoro. Il dovere è di garantirla a chi ne è privo. Prima di parlare d’altro”.
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“OLTRE LA CRISI”: le foto
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 20, 2012
le foto dell’iniziativa di ieri ‘OLTRE LA CRISI: LE CONQUISTE DEL PASSATO PER I DIRITTI DEL FUTURO’:
https://www.flickr.com/photos/cgil-siena/sets/72157647600412179/show
Argomenti: archivio storico, CGIL, foto |
Legalità: l’unica risposta per il lavoro e il futuro
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 20, 2012
Argomenti: CGIL |
CGIL, CISL, UIL approvano la piattaforma unitaria da presentare al Governo
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 18, 2012
CGIL, CISL, UIL approvano la piattaforma unitaria da presentare al Governo
I sindacati confederali si sono riuniti oggi nella sede della CGIL nazionale per discutere le proposte da presentare al governo Monti al quale chiedono l’apertura di un confronto che abbia “l’obiettivo prioritario di invertire la pericolosa tendenza recessiva in atto da alcuni mesi e di realizzare al più presto l’obiettivo di far ripartire la crescita”
» Documento unitario approvato oggi dalle segreterie di CGIL, CISL e UIL “Per il lavoro, per la crescita, per l’equità sociale e fiscale”.
17/01/2012 www.cgil.it
Le Segreterie Confederali unitarie di CGIL, CISL, UIL, riunite nella sede nazionale della CGIL a corso Italia, hanno approvato oggi il testo con le proposte da presentare al governo Monti in tema di crescita, equità sociale e fiscale e naturalmente occupazione e pensioni. Oltre all’approvazione di una piattaforma comune i sindacati confederali chiedono al Governo l’apertura di un confronto proprio sulla base delle proposte presentate oggi alla stampa, “con l’obiettivo prioritario di invertire la pericolosa tendenza recessiva in atto da alcuni mesi e di realizzare al più presto l’obiettivo di far ripartire la crescita”.
I Segretari Generali di CGIL, CISL, UIL, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno dato anche notizia della creazione di una commissione che avvierà il lavoro della certificazione degli iscritti per arrivare a definizione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali.
Serve un “piano per il lavoro” con l’obiettivo di “far ripartire la crescita”, è dunque il messaggio che i sindacati confederali rilanciano oggi al Governo. CGIL, CISL, UIL sostengono che “la gravita’ della crisi impone un cambiamento nella politica economica del Governo che è chiamato a mettere in atto politiche che favoriscano la crescita”.
Alla domanda dei giornalisti sulla data dell’apertura del confronto con il Governo, i Segretari Generali hanno risposto di non avere avuto finora nessuna convocazione ufficiale anche se l’avvio del confronto sembra ormai imminente visto anche che il ministro Fornero ha concluso il suo giro di incontri preparatori con le parti sindacali e industriali. I leader sindacali hanno risposto anche alle domande sull’articolo 18. Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ha ribadito, per l’ennesima volta, che l’articolo 18 non farà parte del negoziato e ha confermato che il Governo non è affatto intenzionato a riproporlo al tavolo.
Completamente d’accordo con Camusso anche Bonanni e Angeletti, secondo i quali non è il sindacato che è ideologico e pregiudiziale, ma caso mai chi continua a riproporre una questione che non risolve affatto nessuno dei problemi urgenti. E i problemi urgenti e perfino drammatici (come nel caso dei lavoratori che stanno fuori dalle aziende, ma che non hanno ancora diritto alla pensione), riguardano appunto l’occupazione, la riforma in senso universale ed estensivo degli ammortizzatori sociali, la rivisitazione delle norme sulle pensioni. “La difficile situazione occupazionale – si legge nella piattaforma unitaria che trovate integrale qui sotto nel link – rende necessario mettere all’ordine del giorno l’attuazione di un piano per il lavoro, a partire dall’emergenza della disoccupazione giovanile e femminile, particolarmente accentuata nel Mezzogiorno e dalla necessità di reimpiegare le centinaia di migliaia di lavoratori ancora coinvolti dagli ammortizzatori sociali”.
“A questo fine – dicono ancora le Segreterie di CGIL, CISL, UIL – verranno presentate nell’imminente confronto con il Ministro del Lavoro le proposte del Sindacato Confederale in materia di incentivazione per nuova occupazione, per tutelare maggiormente il lavoro flessibile, per riordinare ed estendere il sistema degli ammortizzatori sociali, per una revisione e una gradualizzazione degli interventi di fine 2011 in campo previdenziale, in particolare quelli a maggiore impatto negativo sulla situazione occupazionale e le prospettive di vita e di reddito delle persone. In aggiunta e in conseguenza alle diffuse difficoltà occupazionali, si è determinato nel Paese un processo progressivo ed inesorabile di perdita del potere di acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, accentuato dalle manovre restrittive sul bilancio realizzate nel 2011 che hanno inciso pesantemente in materia di costo dei carburanti, di incremento della fiscalità locale e addizionali regionali, di aumento delle imposte sulla prima casa e dell’Iva, mancata rivalutazione delle pensioni ed hanno fatto aumentare in modo preoccupante situazioni di difficoltà economica e sociale per milioni di persone”.
Anche sulle liberalizzazioni CGIL, CISL, UIL sono pronte al confronto, ma nel merito delle tante questioni aperte, mentre tra tutte viene giudicata prioritaria la riforma fiscale.
Argomenti: CGIL |
Camusso, aprire confronto con il governo sulla crescita
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 18, 2012
Camusso, aprire confronto con il governo sulla crescita
In una intervista al quotidiano ‘Il Messaggero’ il Segretario Generale della CGIL dà al Governo un “voto alto in educazione civica, basso in condotta”. In merito alla trattativa con l’esecutivo Camusso rivendica un confronto più ampio: “oltre a decidere come si governa il lavoro, è necessario stabilire come lo si crea. Vogliamo discutere di crescita, sviluppo, liberalizzazioni”
17/01/2012 da www.cgil.it
Un governo con il quale comunque dovrete confrontarvi su un pacchetto di richieste che lei, insieme a Bonanni e Angeletti, avete preparato unitariamente. A proposito, è stato quasi un miracolo…
«Spero che domani (oggi per chi legge; n.d.r) si possa definire una piattaforma unitaria sulla quale confrontarci con il governo».
La ritrovata unità è frutto di una vostra insoddisfazione sull’operato del governo o di una oggettiva necessità di serrare le fila in un momento di grandissima difficoltà del Paese?
«Tutte e due le cose. Se l’esecutivo intende affrontare i problemi come ha fatto con le pensioni, bè farà solo danni ai lavoratori. Poi la situazione è talmente grave che, se non si cominciano a dare risposte sull’occupazione, non se ne esce. La linea del solo rigore non ci porterà fuori dal guado. Insomma, non va bene l’atteggiamento del governo, non va bene come si costruiscono le risposte. Poi, evidentemente, c’è anche la drammaticità della situazione».
Lei ha sempre chiesto una trattativa a tutto campo. Nel senso che il tavolo non dovrebbe limitarsi al mercato del lavoro…
«Proprio per questo nella nostra piattaforma c’è una richiesta chiara: oltre a decidere come si governa il lavoro, è necessario stabilire come si crea il lavoro. Vogliamo discutere di crescita, sviluppo, liberalizzazioni».
Ci sono in ballo anche le pensioni?
«Certo che sì. E più discuteremo di mercato del lavoro e più diventerà evidente quale disastro è stato fatto».
Non è, invece, in discussione l’articolo 18. Vero?
«Vero, e va benissimo così. E` una cosa saggia».
Standard & Poor’s ha declassato mezza Europa e ha retrocesso l’Italia in serie B.
«Non sono particolarmente affascinata dai giudizi delle agenzie di rating e non dimentico cosa dicevano nel 2008 e 2009. Ora che diventino un oracolo mi sembra rientri nel contesto di una delicata situazione internazionale, ma non un oggettivo indicatore. Noi siamo messi male perché c’è disoccupazione, un apparato industriale sempre più in crisi, non c’è distribuzione della ricchezza».
C’è anche la speculazione internazionale?
«C’è una speculazione evidente sull’euro, ma anche un giudizio sul Paese. Abbiamo perso tre anni e recuperare fiducia ed investimenti diventa complicato. Quindi diventa fondamentale la fase due».
Che comprende anche le liberalizzazioni con rivolte annunciate o in atto come quella dei tassisti.
«Mi stupisce lo stop and go del governo. Dovrebbe prendere l’abitudine a discutere con i soggetti più significativi. Sul tema dei tassisti dico che se tu intraprendi un’attività che presuppone un forte investimento iniziale, non puoi deprezzarla. Mi spiego, non è solo questione di numeri, ma anche di investimento e del valore che mantiene. Ci sono persone che hanno speso soldi per acquistare le licenze».
Senta, il governo concerta poco. E` d’accordo?
«Oggi ci confrontiamo con una strana cosa che temo possa favorire un’idea di autosufficienza che non va bene. Non si può confondere una crisi della politica e del Parlamento con il fatto che non esistano più soggetti di rappresentanza».
Fase due, è iniziata secondo lei?
«C’è molta concentrazione sulle liberalizzazioni e nessuna attenzione su politica industriale e investimenti. In questi anni è stato cancellato il ruolo pubblico dell’economia e questo ci ha portato tanti danni. La fase due deve ancora venire. Allora dico, magari non discutiamo di tutto, ma almeno partiamo da quegli interventi che possono creare crescita e occupazione».
Argomenti: CGIL |
CEL Università: due sentenze che danno ragione ai lavoratori
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 17, 2012
La Corte d’Appello di Firenze il 12 gennaio ed il Tribunale di Siena il giorno dopo hanno rigettato il ricorso in opposizione proposto dall’Università degli Studi di Siena relativo ai ricorsi presentati per le mancate retribuzioni del personale Collaboratori ed Esperti Linguistici.
Si ricorda che l’Università, con un atto unilaterale, nell’aprile 2010 aveva cessato di pagare la retribuzione dei CEL il cui contratto integrativo era scaduto il 31/12/2009 non dando continuità almeno fino alla sottoscrizione del nuovo contratto.
Due sentenze che danno ragione ai lavoratori dell’Università di Siena e alla FLC CGIL che ha sostenuto la loro battaglia.
Pur cosciente della situazione in cui si trova il nostro Ateneo e consapevole anche degli sforzi che l’Amministrazione sta facendo nella direzione del “risanamento”, la FLC CGIL, sempre e solo dalla parte del lavoro e dei lavoratori, ritiene che le due sentenze richiamino la necessità di ridare legittimità alle richieste dei lavoratori e alla valorizzazione di quelle competenze e professionalità dei CEL, come del personale tecnico amministrativo, che non hanno mai smesso di adoperarsi per il mantenimento degli standar qualitativi e quantitativi degli apprendimenti e dei servizi agli studenti.
Mai come ora è necessario tornare al tavolo della contrattazione e trovare le soluzioni affinchè il personale dell’Università, che sta continuando a pagare un prezzo alto per errori non suoi, trovi soddisfazione alle legittime aspettative di riconoscimento degli sforzi fatti e della giusta e non regalata, ma dovuta, retribuzione.
FLC CGIL SIENA
Siena, 16 gennaio 2012
Argomenti: FLC, università |
OLTRE LA CRISI: LE CONQUISTE DEL PASSATO PER I DIRITTI DEL FUTURO
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 16, 2012
Nell’ambito della ‘Settimana degli Archivi Storici della CGIL’ (16-21 gen. ’12) promossa dalla CGIL Nazionale e dalla Fondazione G. Di Vittorio, l’Archivio del movimento operaio e contadino in provincia di Siena e la CGIL di Siena vi invitano a partecipare all’iniziativa
OLTRE LA CRISI: LE CONQUISTE DEL PASSATO PER I DIRITTI DEL FUTURO
Giovedì 19 GENNAIO 2012 ore 16.30
Facoltà di Scienze Politiche – aula 6
Via Pier Andrea Mattioli, 10
Parteciperanno:
Elisa Castellano, Coord. Archivi e biblioteche della CGIL (Fondazione G. Di Vittorio)
Claudio Guggiari, Segretario Generale CGIL Siena
Stefano Maggi, Prof. della Facoltà di Scienze Politiche dell’Univ. degli Studi di Siena e
Presidente dell’Archivio Storico del Movimento Operaio e democratico Senese
Mirella Mei, Presidente dell’Archivio del movim. operaio e contadino in prov. di Siena
Delegati sindacali che hanno preso parte al ‘Progetto 20.000’ della CGIL Nazionale
In collaborazione con ASMOS e CIRAP
Argomenti: archivio storico, CGIL |
Governo: CGIL, CISL, UIL trovano l’accordo, via la bozza sulle liberalizzazioni e l’art.18
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 13, 2012
Governo: CGIL, CISL, UIL trovano l’accordo, via la bozza sulle liberalizzazioni e l’art.18
Si prepara un documento unitario su tutti i temi che saranno oggetto del confronto a Palazzo Chigi: crescita, riforma del mercato del lavoro, pensioni. Martedì l’incontro tra le tre Segreterie Confederali
13/01/2012 da www.cgil.it
C’è l’intesa tra CGIL, CISL e UIL sulla piattaforma unitaria da sottoporre al confronto con il Governo sulla crescita e la riforma del mercato del lavoro. E’ questo l’esito dell’incontro di questa mattina tra i Segretari Generali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Ma prima di avviare la fase del confronto vero e proprio si tratta di mettere da parte alcune delle proposte che sono girate nelle anticipazioni di questi giorni, prima fra tutte il mezzo blitz sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori di cui si parla nell’articolo 3 della bozza sulle liberalizzazioni a proposito delle fusioni tra aziende che innalzerebbe a 50 dipendenti la soglia per l’applicazione dell’articolo 18.
Se il governo dovesse fare dell’articolo 18 “un totem”, hanno detto oggi i Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL alla fine dell’incontro, i rapporti tra esecutivo e sindacati confederali rischierebbero di incrinarsi e comunque si rischia di far saltare tutto. “Si deve sgomberare il campo da ciò che leggiamo sui giornali – ha detto il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, a proposito dell’articolo 18 – ci auguriamo che il Governo non voglia un fallimento prima dell’inizio della discussione”.
“Abbiamo opinioni identiche – ha confermato Bonanni – andremo alla discussione con proposte di tutte e tre le centrali confederali. Per chi vorrà discutere positivamente è una buona occasione”.
Ora il prossimo appuntamento è fissato per martedì 17 gennaio. Quel giorno si riuniranno infatti le Segreterie Confederali che dovranno mettere a punto un documento comune su crescita, mercato del lavoro, ammortizzatori sociali e pensioni da presentare poi al Governo. Ci sono già le linee essenziali delle proposte che faranno parte del documento unitario. In particolare, per quanto riguarda il lavoro, la forma normale di assunzione deve diventare il tempo indeterminato, ha spiegato Susanna Camusso, che – sempre dopo l’incontro – ha parlato anche del tema specifico dell’ingresso stabile dei giovani nel mercato del lavoro e il reingresso di chi è stato espulso perché ha più di 50 anni. Secondo Camusso, è necessario “costruire uno strumento di incentivazione” delle assunzioni stabili. “Per i giovani – ha aggiunto – questo strumento si chiama apprendistato. Per gli over 50 si può chiamare contratto di reinserimento”. Il tema al centro delle proposte del sindacato deve essere comunque quello di ridurre i contratti precari, facendoli costare di più.
Ancora per quanto riguarda i problemi del mercato del lavoro si tratta – secondo CGIL, CISL e UIL – prima di ogni cosa, di andare ad una drastica riduzione delle forme contrattuali che oggi sono 46. Il sindacato propone di passare ad un massimo di 5 forme contrattuali. Altro capitolo importante del confronto con il Governo e quindi della piattaforma unitaria sarà quello delle pensioni, un tema molto importante e delicato, non solo perché mette in gioco i diritti, ma anche perché ha un impatto diretto anche sul fronte economico.
Argomenti: CGIL |
Sciopero Nazionale Igiene Ambientale privata 16 e 17 gennaio 2012: a Siena il presidio regionale
By Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 12, 2012
Sciopero Nazionale Igiene Ambientale privata 16 e 17 gennaio 2012
Lunedi 16 e martedi 17 gennaio 2012 i lavoratori e le lavoratrici dell’igiene ambientale delle aziende private sciopereranno per 48 ore per:
• il rinnovo del contratto nazionale di lavoro scaduto da 13 mesi;
• la tutela dei salari mortificati dall’inflazione e dall’accanimento delle imprese che non vogliono rispondere ai diritti e ai bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici;
• il raggiungimento del contratto unico di settore come strumento utile a regolare la liberalizzazione del settore dell’igiene ambientale;
• contrastare le aziende private che pensano a un settore senza qualità e senza diritti con tanto profitto;
• migliorare le condizionie la salute sui posti di lavoro e per dare ai cittadini un ambiente sostenibile a tariffe possibili;
• evitare la frantumazione del ciclo dei rifiuti;
• contrastare la logica delle imprese private che vogliono scaricare solo sulle retribuzioni il problema dei ritardi di pagamento, strumentalizzando lo sciopero nei confronti dei Comuni.
SERVE IL GRANDE SCIOPERO DELLA SVOLTA PER CHIUDERE UNA VERTENZA TROPPO LUNGA E DANNOSA PER TUTTI.
Per una lavoro più giusto e moderno, per un settore industriale di qualità.
Per tutte queste ragioni, e visto l’atteggiamento di ATO SUD rifiuti Toscana, che ha revocato unilateralmente l’Accordo siglato con le Organizzazioni Sindacali che prevedeva l’obbligo, per il nuovo Gestore, dell’applicazione del CCNL di categoria più vantaggioso per i lavoratori e le lavoratrici.
Le Segreterie Regionali Toscana FP CGIL, FIT CISL, UIL TRASPORTI invitano i dipendenti di tutto il comparto a partecipare al presidio presso la Sede di Confindustria a Siena, in Via dei Rossi, dalle ore 10,00 alle ore 12,00 il giorno 16 gennaio 2012.
scarica il comunicato sull’ATO SUD di CGIL, CISL e UIL Toscane: comunicato




