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Assemblea CGIL: Camusso, 40 anni numero magico e invalicabile. Sulle pensioni non si fa cassa.

di Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 4, 2011

Assemblea CGIL: Camusso, 40 anni numero magico e invalicabile. Sulle pensioni non si fa cassa.
Secondo il Segretario Generale della CGIL le “proposte per adesso sono indigeribili. Su pensioni di anzianità e il non adeguamento al costo non si tratta”
» Camusso, per trovare l’equità ci vuole la lente di ingrandimento
03/12/2011 da www.cgil.it

Ci sono dei “punti invalicabili”, dei “numeri magici” che la CGIL non sarà mai disposta ad abbandonare: la difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e i 40 anni di contributi per le pensioni di anzianità. E’ questa la linea invalicabile che Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, pone al nuovo governo – alle prese con il pacchetto di misure che approverà nelle prossime ore sui temi lavoro e pensioni con una nuova manovra – chiudendo a Roma l’Assemblea nazionale delle delegate e dei delegati del sindacato di Corso d’Italia.

Ed è proprio sul tema pensioni che il leader della CGIL ha voluto lanciare al premier Monti i messaggi più netti e decisi: “sulla previdenza non si fa cassa”, ha chiarito, con forza e tra gli applausi del 15 mila delegati, Camusso. I conti infatti ci dicono che la “previdenza non è un’urgenza, il nostro sistema è in perfetto equilibrio” e se risultassero vere le ipotesi fin qui circolate – ovvero cancellare i 40 anni di contributi e bloccare l’adeguamento delle pensioni al costo della vita – “non si tratterebbe di una riforma, ma di un’operazione per fare cassa” e per la CGIL sarebbe “indigeribile” e che sarà pronta a contrastare. Anche perchè non è il caso che “Monti ci rovini la festa della caduta del governo Berlusconi”.

“C’è un momento dov’è giusto smettere di lavorare dopo aver dato per anni con fatica e con grande dignità”, ha spiegato Camusso. Questa soglia è nei 40 anni di contributi. Un numero magico per una CGIL che “guarda in positivo e non con un’idea cupa del mondo” e che si batterà  in queste e nelle prossime ore per “difendere i diritti delle persone e della loro condizione di cittadini”. Questa posizione della CGIL, e sostenuta da “una ‘minoranza’ determinata”, non è un veto ma la semplice constatazione di una scelta civile ed equa: andare in pensione dopo 40 anni è un diritto frutto di lunghi e continui sacrifici. Un messaggio rivolto anche a Confindustria che in privato chiede al sindacato piani di ‘scivolo’ alla pensione e in pubblico parla di arzilli settantenni che potrebbero manovrare ancora dei treni, leggasi infelice battuta di un esponente dell’associazione degli industriali.

I quarant’anni sono quindi “un diritto e non un obbligo”, ha ribadito Camusso suggerendo al professor Monti e al minstro del Welfare Fornero che le  risorse si possono trovare decidendo l’unità del sistema contributivo pensionistico e nell’uguaglianza della condizione dei lavoratori.  Infine sul ventilato blocco delle perequazioni forse non è ancora chiaro che quelle stesse pensioni hanno mantenuto quei tantissimi ragazzi imbrigliati nella sacca di precarietà o addirittura senza lavoro. E se proprio vogliamo guardare al futuro dei giovani e dare loro una prospettiva previdenziale “vanno reintegrati i sei punti di calcolo persi con il crollo del Pil determinato dagli effetti della crisi”, ha concluso Camusso rassicurando la platea: “Non ci siamo rassegnati in questi tre anni. Sosterremo le scelte giuste ma contrasteremo quelle che riterremo sbagliate. Arrivederci a presto”.

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