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Ires: in Toscana crolla la qualità dell’occupazione. Il 2 dicembre migliaia di toscani a Roma con la Cgil

di Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 30, 2017

Ires: in Toscana crolla la qualità dell’occupazione. Il 2 dicembre migliaia di toscani a Roma con la Cgil
da www.cgiltoscana.it
Focus Ires sull’economia toscana: continua la ripresa ma crolla la qualità dell’occupazione e aumentano le prestazioni di sostegno al reddito.
Il 2 dicembre in migliaia dalla Toscana a Roma alla manifestazione della Cgil sulle pensioni.
Angelini: “La vertenza è aperta, servono risposte al mondo del lavoro”
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Il quadro della Toscana che emerge dall’analisi dei principali indicatori economici nel terzo trimestre del 2017 è quello di una regione che prosegue lentamente la sua ripresa.
Una ripresa che confermando le tendenze del primo semestre beneficia prevalentemente di una congiuntura positiva del ciclo internazionale legata ancora ai bassi tassi di interesse, al basso prezzo del petrolio e ad una crescita della domanda globale.
Una dinamica positiva che porta a ritenere, in termini previsionali per il 2017, possibile una chiusura al rialzo delle stime del PIL regionale intorno all’1,4%.
Un buon andamento trainato per la Toscana ancora dall’export che si attesta, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (secondo trimestre), con un “segno più” nella misura dell’8,8% in tutti i settori produttivi (agricoltura, meccanica, moda, industria estrattiva) seppur con diverse intensità a seconda dei settori e dei comparti interni a ciascun settore. Le performances più significative dell’export regionale riguardano i mezzi di trasporto (+27,7%), il TAC (+7,3%), l’industria estrattiva (35,9%) e l’altra industria (+19,3%) e infine l’agricoltura (+7,2%).
Anche i territori mostrano andamenti positivi e molto positivi con l’unica eccezione della provincia di Arezzo (-3,4%). In termini previsionali l’export toscana dovrebbe subire sulla base delle stime Prometeia un forte rallentamento nel biennio 2018/19.
Una previsione che porterebbe, coerentemente, ad un’attenuazione del tasso di crescita che nel 2018 tornerebbe ad attestarsi poco sopra l’1% con una tendenza dei consumi delle famiglie ancora molto prudente per effetto della dinamica ancora modesta delle retribuzioni reali e di un potere d’acquisto fortemente condizionato da una occupazione sempre più precaria.
Proprio il crollo della qualità dell’occupazione nel trimestre in esame rappresenta la più forte incognita sulla stabilità della ripresa in atto, già minata dal rallentamento dell’attività di investimento che segna una variazione negativa dell’1%. Tornando all’occupazione si deve salutare positivamente l’aumento, secondo i dati INPS, delle assunzioni per lavoro dipendente pari a 68 mila posizioni con un incremento del 22,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma si deve evidenziare il crollo delle assunzioni a tempo indeterminato che si colloca al 16,2%, cioè a meno di un quinto del totale con un forte aumento del lavoro a termine e dell’apprendistato.
Un dato, quindi, che si presta a letture positive ma anche molto negative come anche nel caso del tasso di disoccupazione che se considerato secondo i dati ISTAT porta ad un calo sensibile attestandosi al 7,5% rispetto al 9,1% dello stesso trimestre del 2016, ma se letto con le lenti della “disoccupazione amministrativa”, certificata dai Centri per l’Impiego, porta il numero dei disoccupati da 129 mila a 245mila con una percentuale di disoccupazione che passa dal 7,5% al 12,4%.
Conforta, anche in questo caso con le dovute cautele, il calo della Cassa Integrazione che si attesta al -31,8% con un calo di circa dieci milioni di ore rispetto allo stesso periodo del 2016. Una diminuzione che riguarda tutti i settori ed in particolare le province di Siena, Massa, Pisa e Firenze, ma che evidenzia una diminuzione comunque inferiore al dato nazionale del -40%.
Una lettura, quindi, estremamente prudente tenendo conto del significativo aumento nei primi mesi del 2017 del numero di percettori di prestazioni di sostegno al reddito. Un aumento complessivo del 21,3% che rappresenta una spia preoccupante sul reale stato di salute dell’economia toscana.
Uno stato di salute ancora, nella migliore delle ipotesi, convalescente come appare anche dal calo di oltre 21 miliardi di impieghi vivi che il sistema del credito ha erogato in regione con una dinamica più marcata nel 2017 rispetto al 2016 e con dati record negativi sia per le costruzioni che per l’industria e i servizi.
Concludendo si può affermare che si conferma la dinamica positiva in termini di crescita dei primi due trimestri del 2017 ma che essa sembra poggiare più su elementi congiunturali esterni che su fattori regionali di sviluppo che si consolidano. In quest’ottica il crollo delle assunzioni a tempo indeterminato e l’aumento delle prestazioni di sostegno al reddito confermano in pieno le argomentazioni di chi guarda al futuro del nostro paese, ma anche della nostra regione, con consapevole e responsabile preoccupazione.
Firmato: Gianfranco Francese, Presidente Ires Toscana


La dichiarazione di Mirko Lami (responsabile Mercato del lavoro Cgil Toscana):

“I dati Ires ci forniscono una lieve ripresa. Sulle assunzioni si rileva un lieve aumento ma aumenta il tempo determinato.
I dati della Cassa integrazione ci dicono che è in diminuzione, ciò dipende sicuramente da due aspetti, cioè la lieve ripresa e la fine di questo ammortizzatore sociale.
Molti lavoratori dunque perdono posti di lavoro e a tempo indeterminato, fanno un periodo di Cassa integrazione poi ritrovano lavoro a tempo determinato. Quindi cambia la qualità del lavoro e qui bisognerebbe davvero concentrarsi per capire quanto e come cambia questa qualità del lavoro.
In aumento sono poi i depositi delle famiglie e questo non è un dato positivo perché significa che non si fidano nel fare investimenti. La forbice degli investimenti aziendali continua a seguire il Pil: vuol dire che le aziende non investono a sufficienza.
Bene poi i dati dell’Export, che però non è sostenuto da attività creditizie delle banche. Quindi ci sarebbe da capire come hanno fatto le aziende a far fronte a questo. Un tesoretto? Prestiti extra banche?
Crescono infine, come abbiamo visto nel Focus Ebret di lunedì scorso, le aziende artigiane legate all’Export. Non tutti i settori artigiani crescono ma sicuramente quelli legati alle esportazioni. Su questo dovremmo costruire una piattaforma regionale che vada al rinnovo dei contratti scaduti in quelle aziende artigiane che ora son ripartite”.

LA PAROLE DI DALIDA ANGELINI (segretaria generale Cgil Toscana) SULLA MANIFESTAZIONE DEL 2 DICEMBRE

Sulle pensioni il Governo al tavolo del confronto ha avanzato proposte insufficienti a rispettare gli impegni che aveva già sottoscritto con le organizzazioni sindacali, e questo è inaccettabile.
I conti non tornano perché non ci sono risposte adeguate sulla pensione dei giovani, sulle donne, sull’aspettativa di vita, sul lavoro di cura, sui lavoro gravosi. Il Governo ha voluto tenere a riferimento solo i conti e non ha voluto affrontare i bisogni veri del Paese e di quel mondo che ha pagato più degli altri il prezzo della crisi, cioè il mondo del lavoro. Questo pezzo di paese ha bisogno di risposte che ancora non ci sono. Per questo per il 2 dicembre la Cgil ha indetto una mobilitazione generale territoriale contro la proposta del governo: per cambiare il sistema previdenziale, per sostenere sviluppo e occupazione, per garantire un futuro ai giovani. Ci saranno manifestazioni interregionali e in migliaia (in treno, in auto, in pullman) dalla Toscana andremo a Roma. La Cgil come sempre è al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici: sentiamo fortemente la loro rabbia e la loro delusione, e rivendichiamo per intero i contenuti della piattaforma unitaria che chiedeva cambiamenti universali del sistema previdenziale, a partire dalla Legge Fornero. E’ ora però importante, anche attraverso la manifestazione del 2 dicembre, dire con forza che la vertenza pensioni è aperta, che il Parlamento può ancora intervenire per dare risposte al mondo del lavoro: si è aperta infatti la fase degli incontri della Cgil coi gruppi parlamentari. La partita insomma è tutt’altro che chiusa. Dopo il 2 dicembre, si dovrà individuare anche la prospettiva di uno sciopero generale, perché vogliamo che la politica si assuma le proprie responsabilità e capisca che deve farsi carico dei temi del lavoro.

…così in ANSA

Lavoro: Ires-Cgil Toscana, crolla qualità dell’occupazione
Continua la ripresa dell’economia toscana nel terzo trimestre 2017, “ma crolla la qualità dell’occupazione e aumentano le prestazioni di sostegno al reddito”: è l’analisi di Ires Toscana, contenuta nel focus realizzato per la Cgil. Il sindacato esprime preoccupazione per il crollo delle assunzioni a tempo indeterminato (58.723, con un saldo negativo di 19mila unità nel confronto con le cessazioni) che si collocano al 16,2% del totale degli avviamenti. Il tasso di disoccupazione, afferma Ires, secondo i dati Istat passa al 7,5% rispetto al 9,1% dello stesso trimestre 2016, ma i casi di “disoccupazione amministrativa” certificata dai Centri per l’Impiego portano i disoccupati da 129 mila a 245mila, con un tasso che passa dal 7,5% al 12,4%. Aumenta del 21,3% il numero di percettori di prestazioni di sostegno al reddito; si abbatte invece il monte ore della Cassa Integrazione (-31,8%). Molti lavoratori, secondo il segretario regionale Cgil Mirko Lami, “perdono posti di lavoro e a tempo indeterminato, fanno un periodo di Cassa integrazione poi ritrovano lavoro a tempo determinato. Quindi cambia la qualità del lavoro, e qui bisognerebbe davvero concentrarsi per capire quanto e come cambia questa qualità del lavoro”.
“E’ il consolidamento di una tendenza che si era affermata nei primi sei mesi del 2017 – afferma Gianfranco Francese, presidente di Ires Toscana – per quanto riguarda il prodotto interno lordo della nostra regione, potrebbe addirittura entro la fine dell’anno avere un rialzo in positivo attestandosi intorno all’1,4% Tuttavia questo segnale positivo risente soprattutto di fattori esogeni alla nostra regione, come il basso prezzo del petrolio e i bassi tassi di interesse”. Secondo Francese, “quello che ci si attende in realtà, sia per il 2018 che per il 2019, è il rischio di un raffreddamento di questo andamento positivo del 2017, quindi con un tasso di sviluppo che potrebbe riportare la nostra regione comunque a non discostarsi molto dall’1%: quindi, dal nostro punto di vista, ancora molto lontani dalla svolta auspicata da tutti”.(ANSA).

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