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Manovra: Camusso, la partita non è chiusa. Governo apra discussione con parti sociali

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 25, 2011

 

Manovra: Camusso, la partita non è chiusa. Governo apra discussione con parti sociali
“Il lavoro è l’unica grande ricchezza per il Paese”, partendo da questo presupposto il Segretario generale della CGIL, dalla Conferenza stampa unitaria a Montecitorio, indica la via da percorrere per una manovra giusta. “Bisogna discutere su come si produce crescita attraverso la creazione di lavoro e la riduzione della precarietà, confrontandosi con la realtà del paese” – VIDEO su CGILtv
24/12/2011 da www.cgil.it

Vigilia sotto l”albero del lavoro’ per CGIL, CISL e UIL. Oltre dieci giorni di presidi ed uno sciopero generale unitario, iniziato il 12 dicembre con i lavoratori del settore privato e proseguito il 19 con quelli del settore pubblico, hanno scandito l’avvicinarsi delle feste natalizie, che quest’anno cadono a ridosso dell’approvazione di una manovra “iniqua, sbagliata, nel segno del rigore e non della crescita” e che, gravando sui soliti noti, “porta alla recessione”, come ribadito più volte dai sindacati.Un simbolo insolito, quello della protesta CGIL, CISL e UIL che si è svolta questa mattina in piazza Montecitorio: un enorme albero di Natale, alto circa sette metri, sotto al quale si sono riunite tante persone, lavoratori, lavoratrici, giovani, precari e pensionati che, nonostante la giornata prenatalizia, hanno deciso di proseguire con la mobilitazione. Proprio loro, i soggetti più colpiti dai provvedimenti del Governo Monti. Una mobilitazione accompagnata dalla musica dei ‘zampognari’ invitati dalla FLAI CGIL che con i loro strumenti le hanno suonate al Governo facendo sentire la contrarietà alla manovra appena varata. Ad addobbare l’enorme albero di natale sono le testimonianze scritte dei lavoratori e le parole che da sempre caratterizzano la lotta della CGIL, come la sicurezza, le pensioni, il fisco equo, la solidarietà, la riduzione dei costi della politica, lo sviluppo e la pace. Il messaggio lanciato in questi giorni è chiaro, lo si legge sui volti di tutti coloro che hanno partecipato oggi alla protesta di CGIL, CISL e UIL: quest’anno non sarà un natale sereno, ma pieno di preoccupazione per il futuro e per i gravi effetti che produrrà la manovra economica.

L’albero che è alle nostre spalle – ha esordito il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso nel suo intervento – non simboleggia soltanto la vigilia di Natale, ma le tante storie di lavoratori e lavoratrici la cui vita è stata sconvolta dalla manovra del Governo”. La leader della CGIL fa riferimento sia agli interventi sulle pensioni, sia ad un senso più generale di “incertezza” sul futuro. Si dice, ha sottolineato Camusso “restate a lavoro, ma il lavoro non c’è”.

Oggi in Piazza Montecitorio il Segretario Generale della CGIL ha voluto ribadire quali sono le misure urgenti da adottare per ridare un futuro al Paese: un piano per il lavoro che guardi innanzitutto ai giovani e alle donne, intervenire sui salari, e sul fisco, un nuovo sistema di previdenza. Ed è proprio su quest’ultimo punto che Camusso si è soffermata affermando che “il capitolo-pensioni non è una partita chiusa, ma che va riaperta e bisogna trovare delle soluzioni. Basta – ha attaccato – continuare a dire che tutto ciò che è stato fatto è stato fatto pensando ai giovani”. Infatti, per la leader della CGIL l’allungamento dell’età pensionabile, avrà due conseguenze preoccupanti sulle giovani generazioni: “impedirà loro di entrare nel mercato del lavoro e sottrarrà risorse al sistema che non vanno al loro futuro previdenziale”.

La strada da percorrere per salvare il paese, come ribadito più volte dalla CGIL è quella di un intervento sul terreno fiscale. Il cuneo fiscale, ha spiegato Camusso “non deve dare, ancora una volta, risposte soltanto alle aziende e mai ai lavoratori”, e con la riforma fiscale si devono trovare risorse che “abbassino la tassazione sui lavoratori dipendenti e pensionati” attraverso la discussione di una patrimoniale, della tassazione delle grandi ricchezze, dell’evasione e dell’elusione.

Camusso ha reclamato a gran voce il coinvolgimento dei sindacati da parte dell’esecutivo nel riformare la previdenza e nell’affrontare la fase due, quella in cui si parla di sviluppo e crescita, annunciata dal Governo in queste ore, perchè solo in questo modo si potrà realizzare una manovra che sia nel segno dell’equità e della crescita. Secondo la leader della CGIL è necessario avviare un’ampia discussione tra Governo e Parti sociali, “bisogna discutere – ha sottolineato – su come si produce crescita attraverso la creazione di lavoro e la riduzione della precarietà, confrontandosi con la realtà del paese”.

Nel concludere Susanna Camusso ha dato appuntamento alle prossime iniziative di mobilitazione, perchè “la partita non è chiusa, e se il Governo continua ad andare dritto per la sua strada troverà ostacoli contro cui andrà a sbattare”. L’invito della CGIL è dunque quello del dialogo, della soluzione di problemi, “bisogna ridare una prospettiva al lavoro che rimane l’unica grande ricchezza di questo paese” ha concluso Camusso.

Argomenti: CGIL |

Manovra: Camusso, la fase uno non è chiusa, aspettiamo ancora la patrimoniale

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 23, 2011

Manovra: Camusso, la fase uno non è chiusa, aspettiamo ancora la patrimoniale
A Repubblica tv la leader della CGIL sollecita anche modifiche sulle pensioni e considera “archiviata” la questione articolo 18. Con CISL e UIL chiediamo che già nel milleproroghe ci siano correzioni sulla previdenza, a partire dai lavoratori precoci
23/12/2011 da www.cgil.it

Considera archiviato il dibattito sull’articolo 18, chiede al governo di concentrarsi su precarietà e disoccupazione, ma per il Segretario Generale della CGIL Susanna Camusso – ospite a Repubblica Tv – la fase uno non è finita: si può ancora intervenire sulle pensioni, si può pensare alla patrimoniale, e a una lotta più efficace contro evasione e sommerso.

Secondo Monti la fase dedicata alla crescita è già iniziata. Ve ne siete accorti?
«La sensazione per ora è che si tratti solo di annunci. E che l’attenzione sia volta solo al sistema delle imprese, mentre si dovrebbe anche intervenire sui redditi dei lavoratori. E comunque, per noi, la prima fase non è finita».

Su cosa volete riaprirla?
«CGIL, CISL e UIL, unitariamente, chiedono modifiche sulle pensioni già nel decreto milleproroghe. Non si è tenuto conto dei lavoratori precoci, si sono stabiliti salti di 6 anni, rinvii di 10. Si poteva costruire un meccanismo sulla volontarietà, invece si è voluto un sistema rigido, senza tener conto di lavori e fatiche diverse».

Sul capitolo fisco, c´è stato il tentativo di andare a colpire chi ha pagato poco finora. Lo riconoscete?
«Noi volevamo e continuiamo a volere la patrimoniale, perché comunque c’è uno squilibrio. Sulle prime case poteva esserci una progressività più significativa. Tra addizionali comunali, regionali, accise, Ici, la botta più consistente riguarda il lavoro dipendente. E poi servirebbero misure più incisive su evasione, elusione e sommerso».

Il ministro Fornero ha fatto una significativa retromarcia. L’articolo 18 è un argomento chiuso?
«Questo è un Paese un po’ confuso, sotto la cenere cova sempre qualcosa e non si può mai dire mai, ma io considero quel capitolo archiviato».

Lei l’ha definita una norma di civiltà, resta il fatto che appare anche un tabù. Chiunque ne parli è costretto alla marcia indietro.
«Perché ci sono delle cose che segnano la storia del lavoro, laddove si è affermato un punto di difesa. Quella è una norma contro la discriminazione, come ce ne sono in ogni Paese, e non incide affatto sul resto».

Cosa pensa del contratto unico proposto da Ichino, una sorta di scambio tra assunzione a tempo indeterminato e meno tutele, che però crescono nel tempo.
«Ha lo stesso difetto di considerare i diritti la ragione per cui non c’è la stabilizzazione. Invece non c’è perché si è costruito un sistema di formule di lavoro che costano pochissimo. Se si pagasse di più il lavoro atipico, cambierebbe tutto».

E della proposta Fornero di un salario minimo garantito?
«Con quali soldi? Bisogna concentrarsi su un sistema di ammortizzatori che garantisca continuità di reddito e ricollocazione, invece di sventolare bandierine senza avere le risorse».

Per i giovani cosa proponete?
«Bisogna innalzare l’obbligo scolastico, e mettere questo Paese in grado di fare dei piani industriali seri che creino lavoro».

L’unità sindacale durerà?
«Distanze ce ne sono, basti pensare ad alcune grandi vicende contrattuali, ma c’è un percorso unitario che è utile coltivare e che, su lavoro e crescita, dirà delle cose».

Tornerà la concertazione?
«Se per concertazione si intende la riproposizione del ‘91-92, non è possibile, sono cambiate troppe cose. Quello che è sgradevole è che non ci sia l´interlocuzione con il sindacato. Ci sono delle materie su cui servono il confronto e la determinazione di accordi con le parti sociali. Hanno sbagliato nella prima fase, spero non sbaglino ancora».

Sarete in piazza il 24, alla vigilia di Natale.
«Per dire che non abbiamo smobilitato, che continuiamo».

Ci saranno altri scioperi quindi?
«C’è la possibilità che non ci siano. Per un verso dipende dal presidente del Consiglio, dall’altro si apre un’importante stagione contrattuale, e dipenderà dalle imprese».

Argomenti: CGIL |

Chiusura sedi 23 dicembre

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 22, 2011

Venerdì 23 DICEMBRE le nostre sedi chiuderanno alle ore 17.30

riapriranno martedì 27 dicembre

Argomenti: camere del lavoro, CGIL |

La FILT CGIL sui tagli ai trasporti

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 22, 2011

Il Comitato Direttivo del Sindacato lavoratori trasporti Filt-Cgil di Siena riunitosi oggi esprime forte preoccupazione per la situazione politica ed occupazionale del settore.

I tagli di risorse effettuati alle Autonomie locali e alla Regione Toscana producono enormi disagi per la mobilità dei cittadini e forti ripercussioni sui livelli occupazionali dell’intero settore.

Il Comitato Direttivo Filt-Cgil di Siena invita le Istituzioni Locali a produrre sinergie tra i soggetti interessati alla mobilità delle persone affinché si riduca al minimo il taglio della mobilità.

Devono essere valutate attentamente le ripercussioni occupazionali derivanti dal taglio dei servizi e soprattutto trovate soluzione congrue affinché si possano superare anche alla luce degli interventi fatti dal Governo sulla riforma delle pensioni.

Eventuali esuberi che potevano essere sostenuti con l’uscita in quiescenza diventano oggi elemento di appesantimento occupazionale e di una gestione che potrebbe non trovare soluzioni se non i licenziamenti.

Il Comitato Direttivo Filt-Cgil di Siena esprime inoltre forte preoccupazione sulla scelta di “vendere” l’Azienda Ataf di Firenze ai privati con la convinzione che ciò possa essere la soluzione per un’Azienda attanagliata dalla crisi del settore così come altre ce ne sono nella nostra Regione. Chiediamo alle Istituzioni tutte di valutare attentamente tale scelta, convinti che la vendita delle azioni ad Aziende straniere, pubbliche nel loro territorio ma soggetti privati in Italia, non sarà un bene per nessuno, nè per i cittadini, nè per i lavoratori della stessa Azienda Fiorentina.

FILT CGIL Siena

Siena, 21 dicembre 2011

Argomenti: FILT, trasporti |

Ordine del giorno del Comitato Direttivo della CGIL di Siena del 21/12/11

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 21, 2011

Ordine del giorno del Comitato Direttivo della CGIL di Siena del 21/12/11

Stiamo vivendo una crisi che coinvolge e soprattutto stravolge le nostre vite, rischiando di farci precipitare in una spirale di paura che ci divide e che ci fa perdere il senso della comunità.

Oggi ci scopriamo più poveri/e non solo economicamente, ma purtroppo anche socialmente ed eticamente.

Stiamo dimenticando che il superamento dell’impoverimento e dell’emarginazione è condizione necessaria perché tutti i cittadini e le donne in particolare possano esercitare piena cittadinanza.

Eppure, in qualsiasi luogo e territorio si viva, questa condizione è indispensabile e la sua costruzione deve diventare effettiva e praticabile in tutti gli scenari, compresi quelli di crisi.

Se poi accettiamo che all’impoverimento e all’emarginazione si aggiunga l’elemento RAZZISMO, un atteggiamento culturale che determina lo svantaggio, l’esclusione e lo sfruttamento sistematico di persone a partire da differenze fenotipiche e religiose e stabilendo categorie in un ordine verticistico, allora rischiamo davvero di consegnare le nostre coscienze al buio della barbarie.

Opporsi e protestare contro episodi come quelli di Firenze e di Torino, solo per ricordare quelli più recenti e gravi, vuol dire anche costruire pratiche di resistenza collettiva necessarie a sconfiggere forme di discriminazione e razzismo che ci troviamo ad affrontare quotidianamente come donne e uomini migranti e nativi.

Troppi ammiccamenti di certa politica e di certe istituzioni, nella ricerca del consenso sul terreno della destra, hanno prodotto una profonda devastazione culturale e grandi ferite al diritto e ai principi costituzionali.

Si lega l’esistenza di milioni di migranti ad un precario contratto di lavoro, mentre si rinchiudono donne e uomini nelle galere etniche.

Riteniamo dunque che le agende politiche debbano mettere più che mai al proprio centro:

  1. La lotta al razzismo e alla xenofobia in ogni loro manifestazione a partire dalle tante iniziative apologetiche del fascismo;
  2. L’adozione di provvedimenti per la parità di trattamento dei e delle migranti contro ogni tipo di discriminazione;
  3. L’attuazione del principio di cittadinanza per i migranti e le migranti come insieme dei diritti civili, sociali e politici;
  4. La costruzione di un percorso culturale sostenibile e duraturo che metta in discussione stereotipi e luoghi comuni nella scuola, nella pubblicità, nell’informazione e, in generale, in tutta la nostra società.

Argomenti: CGIL |

I LAVORATORI DELLA WHIRLPOOL SCIOPERANO CONTRO LA MANOVRA

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 20, 2011

I LAVORATORI DELLA WHIRLPOOL SCIOPERANO CONTRO LA MANOVRA

Altissima adesione dei lavoratori della Whirlpool di Siena allo sciopero proclamato oggi dalla RSU FIOM CGIL contro le misure contenute nella manovra presentata dal Governo Monti. L’adesione allo sciopero proclamato dalla sola FIOM (ultime tre ore del turno) ha coinvolto quasi la totalità delle maestranze della fabbrica.

“Una manovra – spiega il Sindacato – inaccettabile per la pesantezza dei provvedimenti assunti a danno dei lavoratori e pensionati, iniqua nella sua composizione e profondamente sbagliata perché prende di mira principalmente i lavoratori dipendenti, non agisce in modo incisivo sulla crescita e contiene tutta una serie di provvedimenti che innalzeranno il peso fiscale sulle fasce più deboli, a cominciare dall’aumento dell’IVA e dalla reintroduzione dell’imposta sulla prima abitazione”.

“Ma l’intervento più odioso – continua la FIOM – è senz’altro quello che va ad innalzare gli anni di lavoro necessari per avere accesso alla pensione, superando quel limite che tutti ritenevano invalicabile dei 40 anni di contributi. Una misura assurda che non tiene conto delle pesanti condizioni di lavoro a cui molti lavoratori sono costretti e che rappresenta il peggior modo per favorire l’occupazione giovanile”.

“Ancora una volta – conclude l’Organizzazione sindacale senese – chi doveva essere chiamato alle proprie responsabilità per non aver mai contribuito è stato graziato e in continuità con il vecchio modo di fare politica si è preferito perseverare verso un indebolimento dello stato sociale”.

Siena, 20 dicembre 2011

Argomenti: aziende, FIOM, scioperi |

Articolo 18 non un totem, ma una norma di civilità

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 20, 2011

Lavoro: CGIL, articolo 18 non un totem, ma una norma di civilità
Preoccupazione tra i sindacati per la riforma del lavoro annunciata dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Per la CGIL l’articolo 18 non si tocca perchè “impedisce i licenziamenti discriminatori”, serve invece “aprire un confronto serio, con i sindacati e le parti sociali, perché le riforme per il Paese non si possono fare con i voti di fiducia del Parlamento”
20/12/2011 da www.cgil.it

Prosegue lo scontro sull’articolo 18, la norma dello Statuto dei lavoratori del 1970 che disciplina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo. La CGIL, per voce del suo Segretario Generale, Susanna Camusso, si è detta indisponibile a rimettere in discussione tale articolo, poiché rappresenta “una norma di civiltà che impedisce i licenziamenti discriminatori. Ha un forte potere deterrente, per tutti, e non va cancellato. Un paese democratico e civile non può rinunciarvi”.

L’annuncio del ministro del Lavoro, Elsa Fornero dell’intenzione, da parte del Governo, di riformare il mercato del lavoro, preoccupa i sindacati. In particolare, secondo la CGIL “si parla di riforma, ma in realtà sono solo licenziamenti facili” e rispondendo a quanti, come Confindustria pensano che l’articolo 18 rappresenti un “totem” per il sindacato di Corso d’Italia, la CGIL ha risposto attraverso i suoi social network: “il vero ‘totem’ della discussione sull’articolo 18 è pensare che cancellarlo possa aiutare il paese a superare la recessione, farlo crescere e creare occupazione. Eppure – avvisa – non c’è alcun nesso tra queste cose”.

La CGIL auspica, quindi, una opposizione di tutti i sindacati alla cancellazione dell’articolo 18. “Chi ne chiede l’abolizione – avverte la CGIL – si liberi di ideologie e pregiudizi”, serve invece “aprire un confronto serio, con i sindacati e le parti sociali, perché le riforme per il Paese non si possono fare con i voti di fiducia del Parlamento”.

Argomenti: CGIL |

Camusso, sulle pensioni un intervento folle. Governo supponente

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 19, 2011

Camusso, sulle pensioni un intervento folle. Governo supponente
Il Segretario Generale della CGIL in una intervista al ‘Corriere della sera’ afferma che “la situazione è grave, ma quella di Monti non è la ricetta giusta”. In merito alla proposta del ministro Fornero di un contratto unico per i giovani, avverte “sarebbe solo un nuovo apartheid a danno dei giovani”
19/12/2011 da www.cgil.it

La stangata del governo Monti ha provocato la mobilitazione di tutti i sindacati, che cercano di dar voce alla protesta di lavoratori e pensionati. I motivi di questa opposizione durissima e di quella che ci sarà rispetto a ogni ipotesi di modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori li spiega il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso.

Il governo dice che la manovra ha salvato l’Italia da una situazione dove erano a rischio i risparmi e le tredicesime. È d’accordo?
«Vedo che si autoattribuiscono il ruolo di salvatori della Patria. La realtà è che la situazione era ed è grave, ma la ricetta giusta non è quella di Monti».

Perché?

«Perché grava sui soliti noti: chi ha un reddito Irpef dichiarato, in genere medio basso. Perché punta a far cassa rapidamente su chi non può sottrarsi e non si è mai sottratto al Fisco. Determina recessione e quindi non mette affatto al riparo il Paese. Hanno solo preso tempo».

Servirà un’altra manovra?
«Di sicuro, non c’è una spinta alla crescita. C’è invece l’impoverimento di gran parte del Paese, perché la logica è stata quella di trovare chi pagasse il prezzo del pareggio di bilancio».

Lei al posto di Monti che avrebbe fatto?
«Lo abbiamo detto molte volte. Avremmo introdotto forme serie di prelievo sulle grandi ricchezze e non misure così leggere che rasentano la trasparenza. Avremmo messo un sano tetto alle retribuzioni più alte e alla pluralità di incarichi pubblici e cumuli multipli tra stipendi e pensioni d’oro. E avremmo fatto cose più incisive sull’evasione, solo per fare qualche esempio».

La riforma delle pensioni è pesante. Ma nell’opinione pubblica c’è anche la consapevolezza che è la conseguenza degli errori del passato. Non crede che nel ’95 fu uno sbaglio, anche del sindacato, escludere dal contributivo i lavoratori con più di 18 anni di servizio?
«La CGIL già allora pensava che il contributivo pro quota potesse essere una soluzione e Sergio Cofferati lo disse pubblicamente. Oggi comunque tra i lavoratori e i pensionati che frequento io non c’è nessuno che trovi la riforma Fornero ragionevole. C’è una straordinaria sottovalutazione e una supponenza impressionante da parte del governo nel non capire le conseguenze di questa riforma, che rappresenta un intervento brutale sui prossimi 6-7 anni per tante persone che non potranno accedere alla pensione e non avranno un sussidio. C’è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che, fatto da una donna, stupisce molto».

Ma come, si dice che Fornero ministro l’abbia voluto la CGIL, sbarrando la strada a Carlo Dell’Aringa…
«Non è vero. La CGIL non ha partecipato al totoministri e non ha posto veti di sorta. Ma mi interessa tornare sulle pensioni perché c’è una cosa che nessuno ha notato ed è gravissima».

Quale?
«Nella riforma c’è una norma programmatica che affida a una commissione di studiare la possibilità che i lavoratori spostino una parte dei contributi previdenziali dal sistema pubblico alle assicurazioni private. Questa è una riforma per smontare il pilastro delle pensioni pubbliche. Quindi Fornero non tiri in ballo a sproposito Lama, perché lei ha fatto esattamente una riforma contro i suoi figli, anzi i suoi nipoti».

Mettere in sicurezza finanziaria le pensioni è un modo per garantire il pagamento delle stesse alle prossime generazioni.
«No, no, il sistema era già in sicurezza».

Non può negare che finora chi è andato col retributivo spesso ha ricevuto un regalo rispetto ai contributi versati.
«Guardi che il fondo lavoratori dipendenti è in attivo mentre le gestioni in passivo sono pagate coi contributi dei parasubordinati. Ha idea invece di che dramma sociale creerà questa riforma per i lavoratori dipendenti e i precari, determinando insicurezza e paure? Che senso ha tutto questo? Quello di regalare il sistema alle assicurazioni?».

Sta dicendo che Fornero lavora per le assicurazioni private?
«Se guardo la manovra, sì. Ma un governo di tecnici non può pensare di trasformare il Welfare senza discuterne con nessuno».

Quasi quasi era meglio Berlusconi?
«No, perché se siamo arrivati a questo punto è per colpa dei suoi governi. Ma ciò non significa che questo esecutivo possa fare qualsiasi cosa. Quando sento dire che bisogna riformare il ciclo della vita…, ma chi sono gli unti del signore pure loro?».

Meglio andare alle elezioni anticipate?
«Questo governo è nato per affrontare un’emergenza. Trovo che ci sia un tratto autoritario nel voler dire che sarà il grande riformatore del Paese, perché questo spetta alla politica».

Ci saranno altri scioperi?
«Valuteremo con CISL e UIL. Io sono per continuare la mobilitazione. Non finisce qui. Contesto che si possa pensare che ci siano lavori che si possono fare fino a 70 anni. Fornero scenda dalla cattedra: se la immagina una sala operatoria con infermieri settantenni? Si rende conto che c’è gente che si fa un mazzo così e non può farselo più nemmeno a 66 anni? Mica sono tutti banchieri. Invece, trattiamo la gente che va in pensione dopo 42 anni come se fossero dei profittatori mentre c’è a chi basta una legislatura».

Dopo le pensioni, tocca al mercato del lavoro. Fornero propone il contratto unico per i giovani, senza le tutele al 100% dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
«Sarebbe un nuovo apartheid, a danno dei giovani. Se facciamo un’analisi della realtà, vediamo che la precarietà c’è soprattutto dove non si applica l’articolo 18, nelle piccole aziende. Quindi tutta questa discussione è fondata su un presupposto falso. Vogliamo combattere la precarietà? Si rialzi l’obbligo scolastico, si punti sull’apprendistato e si cancellino le 52 forme contrattuali atipiche».

Insomma per la CGIL l’articolo 18 resta un totem, come dice Fornero. Ammetterà almeno che bisogna superare il dualismo del mercato del lavoro tra garantiti e precari.
«Non è un totem, ma una norma di civiltà. Vogliamo superare il dualismo? Lancio una sfida: facciamo costare il lavoro precario di più di quello a tempo indeterminato e scommettiamo che nessuno più dirà che il problema è l’articolo 18?».

Fornero dice che le donne non devono rivendicare compensazioni ma parità, anche nei lavori domestici. È d’accordo?
«Fornero dovrebbe intanto ripristinare la legge contro le dimissioni in bianco e farne una sulla paternità obbligatoria. Sarebbero passi in avanti concreti verso la parità».

Argomenti: CGIL |

Politeama: 5 posti di lavoro persi. La denuncia del SLC

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 19, 2011

Avevamo solo immaginato cosa poteva succedere con i tagli alla cultura fatti dal governo Berlusconi, oggi ne abbiamo la certezza: a Poggibonsi 3 lavoratori della Fondazione Elsa Culturecomuni, ai quali dal 1° gennaio 2012 se ne aggiungeranno altri 2, hanno perso il proprio posto di lavoro.

Ma non bastavano i tagli, si sono aggiunte anche quelle norme penose che il Ministro Tremonti ha emanato: parliamo del D.L. 98/2011 dove si dice che anche alle società partecipate dai Comuni, per quanto riguarda eventuali assunzioni, si applica il tetto massimo del 40% della spesa corrente.

Ci risulta che il Comune di Poggibonsi abbia scelto di valutare l’attività della Fondazione di rilevanza economica. Siamo quindi convinti che l’interpretazione possa essere diversa, in quanto si parla di società e non di enti, cosa che è invece la Fondazione Elsa. Inoltre nel sito web del Comune di Poggibonsi la Fondazione Elsa non compare tra le società partecipate dallo stesso Comune. A questo punto ci sorge un interrogativo: è un problema burocratico o una mancanza di volontà politica?

Oltre il danno la beffa: lavoratori che da anni lavorano in un settore di per sé già precario, che affrontano la stagione teatrale nelle condizioni minime di sicurezza, oggi si trovano ad affrontare anche il trauma della perdita del proprio posto di lavoro.

Non esoneriamo dalle proprie responsabilità neanche la Fondazione Elsa Culturecomuni, ente gestore del Politeama, che da anni somministra ai lavoratori contratti a tempo determinato o addirittura contratti a chiamata, quando anche la stessa è al corrente e consapevole di poter utilizzare forme di contratto differenti e di maggiore tutela nei confronti dei lavoratori, in quanto normative vigenti dello spettacolo lo permettono.

I lavoratori di cui stiamo parlando sono tutte professionalità altamente qualificate dello spettacolo, figure indispensabili per allestire uno spetacolo teatrale, senza di loro l’evento non può iniziare.

Come Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione SLC CGIL di Siena metteremo in campo ogni azione opportuna per riportare i lavoratori a svolgere il proprio lavoro con dignità e per evitare che ulteriori soprusi vengano commessi sulle loro spalle.

Mariano Di Gioia, SLC CGIL Siena

Siena, 17 dicembre 2011

Argomenti: SLC, valdelsa |

Immigrazione: CGIL sabato a Torino e Firenze per costruire convivenza civile

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Dicembre 16, 2011

Immigrazione: CGIL sabato a Torino e Firenze per costruire convivenza civile
A seguito dei gravissimi fatti di xenofobia e razzismo la CGIL parteciperà, domani 17 dicembre, alla manifestazione di Firenze a alla fiaccolata di Torino
» 18 dicembre giornata mondiale per i migranti. Le iniziative
16/12/2011 da www.cgil.it

La CGIL Nazionale sarà presente alle manifestazioni che si terranno domani a Firenze e a Torino, le due città recentemente colpite da gravissimi fatti di xenofobia e razzismo con l’incendio nel campo Rom nel capoluogo piemontese e il barbaro assassinio di Samb Modou e Diop Mor in quello toscano.

Per la Segretaria Confederale della CGIL, Vera Lamonica, le due manifestazioni di domani – a Firenze manifestazione indetta dalla comunità senegalese e a Torino una fiaccolata promossa da ‘Uniti contro il razzismo, il pregiudizio e la violenza’ – “sono la migliore risposta ai fatti gravissimi accaduti in questi giorni. La CGIL sarà presente per testimoniare non solo la totale condanna di questi episodi ma anche e soprattutto per affermare il suo impegno alla costruzione di un clima di convivenza civile nel paese attraverso la pratica quotidiana”.

La dirigente sindacale sottolinea inoltre come “in troppi in questi anni hanno fomentato, e continuano a fomentare, un clima di odio e di rancore verso gli immigrati, in troppi hanno determinato un clima di degrado sociale e culturale e di caccia allo straniero”. La CGIL, anche attraverso la partecipazione alle iniziative di domani, ribadisce il suo impegno “per l’affermazione della dignità e dei diritti dei migranti, a partire dall’impegno nella campagna, di cui siamo tra i promotori, ‘l’Italia sono anch’io’ per il diritto alla cittadinanza”, conclude Lamonica.

Argomenti: CGIL |

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