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ATTIVO PROVINCIALE QUADRI E DELEGATI CGIL SIENA

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 17, 2011

ATTIVO PROVINCIALE QUADRI E DELEGATI CGIL SIENA

“LA CRISI E LE SUE RICADUTE SUL TERRITORIO SENESE – insieme per il futuro”

VENERDÌ 18 NOVEMBRE 2011 ore 14.30 – Circolo ARCI Fontebecci

PROGRAMMA

Relazione introduttiva, Giulia Bartoli e Franco Capaccioli (Segreteria CGIL Siena)

Interventi dei Delegati delle realtà aziendali in crisi

Altri interventi:
• Simone Bezzini, Presidente dell’Amm.ne Prov.le di Siena
• Franco Ceccuzzi, Sindaco del Comune di Siena
• Massimo Guasconi, Presidente Camera di Commercio di Siena

Conclusioni, Claudio Guggiari, Segretario Generale CGIL Siena

Argomenti: CGIL |

Domani l’Attivo dei delegati “La crisi e le sue ricadute sul territorio senese”

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 17, 2011

Una situazione così complicata, così drammatica, così incerta, credo sia inedita per la nostra Repubblica. Così come complicato è rintracciare una volontà unitaria nel Paese che condivida l’analisi della stessa situazione e le priorità che devono orientare l’azione immediata di risanamento che non può che tenere conto della necessaria equità e dell’impulso da dare alla crescita.

Nel frattempo, insieme alle altre Organizzazioni sindacali, abbiamo iniziato i consueti incontri annuali con le Amministrazioni locali sui bilanci comunali e su quello provinciale, incontri che dimostrano sensibilità verso la concertazione e che dovranno fissare disponibilità all’ascolto. Ogni risorsa disponibile dovrà essere indirizzata almeno al mantenimento dei servizi erogati, che a volte si dirigono ad esigenze in aumento. Risorse aggiuntive, se necessarie, andranno reperite attraverso sistemi  che chiedano di più a chi di più ha.

Ma come sostengo da tempo, senza una ripresa della produzione, non ce la faremo. E nel frattempo rischiamo di perdere occupazione e punti produttivi. L’elenco sarebbe lungo anche per la nostra provincia, nonostante l’impegno delle Istituzioni. Ne discuteremo proprio venerdì 18 novembre alle 14.30 presso il circolo ARCI di Fontebecci durante l’Attivo provinciale dei quadri e dei delegati della CGIL senese dal titolo “La crisi e le sue ricadute sul territorio senese”, insieme a Simone Bezzini, Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Siena, all’onorevole Susanna Cenni, a Franco Ceccuzzi, Sindaco del Comune di Siena, e a Massimo Guasconi, Presidente della Camera di Commercio di Siena. Al centro dell’incontro vi saranno gli interventi dei rappresentanti dei lavoratori delle realtà aziendali in crisi della nostra provincia.

In particolare vorrei soffermare l’attenzione sulla RDB di Montepulciano. Non è la situazione più esposta sul piano occupazionale, ma i 78 dipendenti che stanno combattendo per il loro futuro anche contro i rigori stagionali sono per noi un esempio. Ho conosciuto una situazione simile, la Vannini  di Monteriggioni, lì la vicenda si concluse positivamente e conosco quali drammi personali si agitano in questi momenti. Ma fuori dalla retorica invito tutti a considerare la compostezza di questi compagni, la solidarietà che si sono promessi, quella che stanno attivando, l’umiltà in cui vivevano ed ancora di più sperimentano e sottolineano come quei tratti fondamentali di un’etica ed un’azione sindacale che insegna in un’epoca dove tutto sembrava relativo. Credo che questa tenacia sia ripagata dalla risposta che il territorio e non solo  sta dimostrando. Grazie per l’esempio che ci state offrendo, grazie per aiutarci a dire come per il lavoro dipendente ci voglia più rispetto in questo Paese.

Claudio Guggiari, Segretario Generale CGIL Siena

Siena, 16 novembre 2011

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Lavoro: Ires CGIL, 8 milioni in sofferenza, 3,5 mln disoccupati ‘veri’

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 16, 2011

Lavoro: Ires CGIL, 8 milioni in sofferenza, 3,5 mln disoccupati ‘veri’
Report su effetti crisi: -530 mila occupati, mercato sempre più atipico. Secondo il sindacato la disoccupazione reale è oltre quota 13%, gli stipendi medi tra 600 e 700 euro al mese. CGIL, “crisi e scelte passate del governo hanno allargato area di sofferenza nel mondo del lavoro”
16/11/2011 da www.cgil.it

Un processo di “radicale modifica” della struttura del mercato del lavoro che ha “allargato l’area della ‘sofferenza’” stimandola in circa 8 milioni di persone, tra disoccupati, inattivi, cassintegrati, precari e part time involontari. E’ la stima contenuta nel report curato dall’Ires CGIL “Un mercato del lavoro sempre più ‘atipico’: scenario della crisi” che ripercorre gli ultimi quattro anni dell’occupazione italiana (dal 2007 al primo semestre di quest’anno), mettendo a fuoco l’impatto della crisi in corso nel mondo del lavoro.

E’ nero il quadro che emerge dallo studio dell’istituto di ricerche della CGIL presentato oggi in Corso d’Italia. A fronte della caduta del prodotto interno loro italiano nel passato biennio, che ha determinato nel corso del decennio 2001-2010 una performance di crescita dello 0,2% contro l’1,3% della media Ue, si è registrata una “caduta drammatica dell’occupazione” con oltre 530mila occupati in meno, sempre nel biennio di crisi, che ha interessato prima il lavoro temporaneo e poi le posizioni stabili. Contestualmente è aumentata la disoccupazione e l’inattività, quest’ultima non ‘intercettata’ dagli indicatori tradizionali di calcolo del tasso di disoccupazione.

Lo studio infatti ritiene “restrittivi” i criteri per definire il tasso di disoccupazione, ovvero il binomio ricerca attiva di un lavoro e disponibilità a lavorare, come sostenuto recentemente anche dall’Istat. L’area della disoccupazione allargata, che comprende tutti i disoccupati Istat e tutti gli inattivi in età da lavoro, risulta molto più vasta di quella della disoccupazione ufficiale. In particolare nel 2010 ha contato secondo l’Ires circa 3,5 milioni di persone, di cui 1,5 senza impiego, e più della metà residenti nel Mezzogiorno. Non quindi una forzatura, quella dell’Ires, ma “la consapevolezza che la crisi ha dilatato i tempi delle disoccupazione”, come osserva la direttrice dell’Ires, Giovanna Altieri, nel segnalare che “aumenta il peso di quanti cercano un impiego per un periodo compreso tra 6 e 23 mesi”.

Per quanto riguarda il primo semestre dell’anno in corso si registra una ripresa grazie alle sole posizioni di tempo determinato mentre il lavoro standard continua la sua flessione. Guardando ad esempio alle dinamiche in corso per un gruppo significativo di regioni del centro-nord (8 regioni e due province autonome), le attivazioni a tempo indeterminato rappresentano una quota decrescente dei nuovi contratti: si è passati dal 23,6% del 2008 al 18,9% del 2010, rendendo l’acceso al tempo indeterminato sempre più ‘stretto’. Cresce inoltre anche la sottoccupazione, come viene documentato nel rapporto dal numero degli occupati a tempo parziale involontario pari a 1 milione e 850 mila circa nel primo semestre 2011, mentre il lavoro temporaneo comincia a connotare anche il lavoro degli adulti over 44 che nell’insieme degli atipici sono il 21,5%, fenomeno che interessa soprattutto i meno scolarizzati.

Passando ai grandi aggregati, il tasso di disoccupazione ha cominciato a crescere nel 2008 portandolo all’8,4% registrato lo scorso anno, media tra il 13,4% nel Mezzogiorno e il 6,4% nel Centro-Nord. Risalta ancora una volta negativamente il dato relativo alle donne. Il tasso di disoccupazione femminile lo scorso anno è stato pari al 9,7%, con il Mezzogiorno in sofferenza al 15,8% e il Centro-Nord al 7,6%. Quanto al tasso di inattività, vale a dire il rapporto tra inattivi e popolazione in età da lavoro – si è ridotto di mezzo punto nel 2008, mentre nel biennio 2009-201010 ha guadagnato complessivamente 8 decimi, portandosi a quota 37.8%, quasi nove punti in più rispetto alla media dell’Unione. Questo risultato è imputabile al notevole incremento dell’inattività nel Mezzogiorno (49,2% a fronte del 31,6% nel Centro-Nord), soprattutto maschile. Per quanto riguarda le donne, il tasso di inattività è stato del 48,9% per un 63,7% nel Mezzogiorno e un 40,7% nel Centro-Nord.

Tra gli inattivi, il rapporto dell’Ires segnala anche gli ‘scoraggiati’, ovvero coloro che rinunciano alla ricerca di un’occupazione nella convinzione di non riuscire a trovarla. Gli scoraggiati erano nel 2007 l’8,8% degli inattivi in età da lavoro, circa 1 milione e 290 mila persone. Nel 2010 il loro peso è salito al 10,1%, dato equivalente a quasi un milione e mezzo di persone. L’aumento ha interessato tanto il Centro-Nord (dal 4.,% al 5,3%) quanto il Mezzogiorno (dal 14,7% al 15,8%), dove peraltro si concentra nel 2010 il 72% degli scoraggiati, vale a dire un milione e 80 mila persone. Per quanto la crisi abbia alimentato lo scoraggiamento soprattutto tra gli uomini meridionali e le donne del Centro-Nord, l’aggregato conserva un “carattere prettamente femminile”, come osserva il rapporto, rappresentando le donne, ancora nel 2010, più dei due terzi dell’insieme.

Passando al tasso di disoccupazione, pari al 56,9% nel 2010, il giudizio dell’istituto della CGIL è che la crisi abbia eroso soprattutto l’occupazione maschile, in particolare nel Mezzogiorno passato dal 62,2% del 2007 al 57,6% del 2010, mentre ha ridimensionato l’ascesa di quella femminile delle regioni del Centro-Nord, comprimendo a circa al 30,5% l’occupazione delle donne meridionali. Nel biennio 2008-2010 si è registrata una diminuzione dell’occupazione di -532 mila unità. Su questo dato il lavoro dipendente stabile a tempo pieno ha partecipato con -318 mila unità, quello autonomo full time con -118 mila, i part-time stabili volontari con -159 mila, i dipendenti a termine con -141 mila e i collaboratori con -65 mila. Soltanto il lavoro stabile part-time involontario aumenta e notevolmente nei due anni considerati per un +269 mila, pari a un +30,4%. Ma questa discesa dell’occupazione diviene “rovinosa” se si considerano soltanto i cittadini italiani: -863 mila occupati in meno tra il 2008 e il 2010, vale a dire -4% in due anni. Nello stesso periodo i lavoratori di cittadinanza straniera (comunitari e non) hanno guadagnato 330 unità (+18,9%), contribuendo in misura crescente alla composizione dell’occupazione complessiva (erano il 7,5% nel 2008 e saranno il 9,1% nel 2010).

Il report dedica una sezione sulle professioni alla luce dell’impatto della crisi sull’occupazione. Se infatti nel corso del biennio 2008-2010 il numero degli occupati e diminuito complessivamente di -532 mila unità, le professioni tecniche hanno subito in assoluto la contrazione maggiore, ovvero -347 mila unità pari a un -7%, seguite da quelle imprenditoriali e dirigenziali, pari -174 mila unità cui peraltro è imputabile la riduzione maggiore in termini relativi (-16%), da quelle scientifiche e di elevata specializzazione (-141 mila pari a -5,8%), dalle professioni manifatturiere semiqualificate (- 140 mila pari a -7,2%), dagli artigiani, operai specializzati e agricoltori (-125 mila pari a -2,9%). In generale, hanno perduto terreno le professioni di medio-alto profilo mentre hanno tenuto gli impiegati generici (+80 mila pari a +3,2%) e, soprattutto, le professioni non qualificate (+229 mila, pari a +10,8%) che hanno nell’insieme parzialmente compensato l’emorragia di posti di lavoro.

Infine per quanto riguarda i giovani, o meglio le “nuove generazioni” come precisa Altieri, l’analisi per età delle dinamiche occupazionali permette di riconoscere nella fascia tra i 15 e i 34 anni i soggetti in assoluto più penalizzati: in due anni perdono 854 mila occupati, vale a dire il 12% di 7 milioni 110 mila stimati nel 20089. Nel dettaglio per classi decennali, i più giovani (fino a 24 anni) diminuiscono relativamente di più (-15,9%, vale a dire -235 mila unità) mentre i meno giovani, ovvero le “nuove generazioni” o “giovani adulti”, di 25-34 anni si riducono dell’11%, percentuale equivalente ad una perdita in termini assoluti molto più consistente (-619 mila).

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Camusso, serve un nuovo patto di cittadinanza

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 16, 2011

Camusso, serve un nuovo patto di cittadinanza
Il Segretario Generale della CGIL, dopo l’incontro a palazzo Giustiniani con il premier incaricato Monti: “ora serve discontinuità, equità sociale e misure concrete per la crescita”
15/11/2011 da www.cgil.it

Nuovo Patto di cittadinanza, riforme all’insegna dell’equità sociale e della redistribuzione dei redditi, introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze e misure per riattivare lo sviluppo e creare nuovi posti di lavoro soprattutto per i giovani. Voltare pagina e segnare quindi una discontinuità anche dal punto di vista del metodo nei rapporti tra Governo e parti sociali, superando lo schema del precedente Governo che si era basato sulla divisione dei sindacati, sugli accordi separati e gli incontri “clandestini”. E’ questo l’approccio che la CGIL ha scelto per partecipare alle consultazioni del premier incaricato e che il Segretario Generale Susanna Camusso ha rappresentato a Monti, che ha ricevuto oggi pomeriggio i rappresentanti del mondo del lavoro e dell’economia a palazzo Giustiniani, nella sala dove è stata firmata la Costituzione.

Susanna Camusso, ribadendo l’importanza di un metodo nuovo nelle relazioni tra Governo e parti sociali, ha parlato della necessità che si riparta da un nuovo Patto di cittadinanza e dalla scelta di un patto fiscale tra cittadini e Paese messo in discussione in questi mesi. Questo vuol dire “equità, introduzione della patrimoniale e che si parta dal lavoro, prima di tutto con la riduzione della precarietà e l’introduzione di politiche industriali”.

Secondo il Segretario Generale della CGIL, il premier incaricato, Mario Monti, sta dimostrando di voler “lavorare non sull’emergenza ma sulle riforme di cui questo Paese ha bisogno”. In ogni caso, è chiaro che il premier incaricato “vuole un metodo di confronto”. “Abbiamo chiesto un nuovo Patto per la cittadinanza per misure all’insegna dell’equità sociale, un Patto per la cittadinanza nel quale al primo posto deve trovare spazio un nuovo Patto fiscale; questa è equità, l’introduzione di una patrimoniale e l’idea che la crescita parta dal lavoro”.

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La FLC ed il Segretario Guggiari intervengono sull’Università

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 15, 2011

Con il suo ultimo atto, quello della disperazione, il governo Berlusconi ci ha voluto infliggere l’ennesimo colpo basso: una correzione di manovra finanziaria che espone al serio rischio della mobilità il personale dell’Università. Crediamo che la messa in disponibilità con stipendio ridotto e le altre misure previste dal patto di stabilità possano risultare di forte preoccupazione non solo per le persone direttamente coinvolte, ma per l’intera comunità locale.

Essendo stato già attivato, secondo e con gli impegni assunti dalle Amministrazioni locali, il tavolo interistituzionale, anche in relazione agli obbiettivi che erano stati definiti attraverso la prima riunione, sottolineamo l’esigenza che lo stesso sia riconvocato prima possibile per un necessario e rapido aggiornamento della situazione in modo da far emergere eventuali criticità e conseguenti interventi.

A tal proposito vogliamo evidenziare la difficile situazione degli stabilizzandi dell’Università degli Studi di Siena, soprattutto dopo la pronuncia del Giudice del Lavoro del Tribunale di Siena che ha riconosciuto il diritto alla stabilizzazione dei ricorrenti facenti parte del personale tecnico-amministrativo condizionando l’applicazione pratica del suddetto diritto alla copertura finanziaria, procrastinandoad un tempo indefinito l’accesso al lavoro. E’ sempre difficile conciliare il bene comune con il bene dei singoli, soprattutto quando l’affermazione di un diritto individuale può rappresentarsi come antitetico all’interesse collettivo. Ma crediamo che il diritto al lavoro, da cui senz’altro per molti di noi discendono le possibilità di crearsi una famiglia, di partecipare alla ricostruzione della nostra società, di non sentirsi generazione cancellata dalla storia, di poter fruire almeno di quelle condizioni minime che una società evoluta e democratica deve ammettere, sia argomento che dovrebbe essere trattato come struttura stessa del DNA che speriamo ci accomuni. L’affermazione di un diritto al lavoro, pur condizionato dalla “rimozione del limite finanziario-normativo”, per decine di persone, per lo più donne di età compresa fra i 30 ed i 40 anni, deve esortare tutti a cercare e trovare i meccanismi che possono rendere effettiva quella “speranza di vita”. Tecnicamente solo i giuristi sapranno dirci di una sentenza che oggi appare foriera di fare scuola, ma l’istituzione e forse la solidarietà potrebbero riuscire a compiere il “miracolo”.

 Il Segretario Generale della CGIL di Siena Claudio Guggiari e la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza FLC CGIL di Siena

Siena, 15 novembre 2011

Argomenti: CGIL, FLC, università |

Crisi: serve equità nell’emergenza, tassare le grandi ricchezze

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 15, 2011

Crisi: CGIL, serve equità nell’emergenza, tassare le grandi ricchezze
Per la Confederazione è necessaria un’imposta per i patrimoni oltre gli 800 mila euro che permetterebbe di recuperare 18 miliardi di euro l’anno
15/11/2011 da www.cgil.it

Una tassa ordinaria sulle “Grandi ricchezze”, una priorità imprescindibile nel solco di scelte dal carattere di equità sociale, vitali in un momento di straordinaria emergenza come quello che il paese vive. Questa la priorità della CGIL che verrà ribadita oggi nell’incontro che il Segretario Generale, Susanna Camusso, avrà con il premier in pectore, Mario Monti. Una patrimoniale, ispirata al modello francese, con una previsione di imposta mediamente dell’1,0% a carico delle famiglie con una ricchezza complessiva sopra gli 800mila euro e che potrebbe generare un gettito di circa 18 miliardi di euro l’anno.

Una tassa che colpirebbe solo il 5% più ricco e ricchissimo della popolazione italiana e che non toccherebbe nessun altro ceto e reddito. Sarebbero infatti soggetti a tale imposta tutte le famiglie la cui ricchezza complessiva, mobiliare e immobiliare, superi gli 800mila euro l’anno al netto dei mutui e delle altre passività finanziarie. Allo stesso tempo, ne sarebbero esclusi tutti coloro che, pur essendo proprietari di una o più abitazioni, nonché depositi in conto corrente, titoli di Stato o altre obbligazioni, non raggiungano il limite indicato.

Era il marzo dello scorso anno quando la CGIL, primo grande soggetto a spingere dall’inizio della crisi per l’adozione di una imposta patrimoniale, declinava la sua proposta specifica all’interno di un progetto complessivo di riforma fiscale per un fisco giusto. Una proposta di tassazione delle Grandi ricchezze da coniugare anche attraverso una vera lotta all’evasione (perché oggi l’evasione ogni anno costa 3.000 euro in più ai redditi “fissi” e, in generale, ad ogni contribuente onesto); per un fisco più leggero per le famiglie di lavoratori e pensionati e per un fisco più pesante per i redditi alla radice degli squilibri e delle debolezze del paese: transazioni speculative, rendite e grandi ricchezze.

Entrando nel dettaglio della proposta della CGIL sarebbero infatti molto consistenti le risorse che si potrebbero ottenere annualmente solo dalla nuova tassa sulle grandi ricchezze (in Francia la chiamano la tassa sulle fortune). Dai calcoli effettuati dal dipartimento Politiche economiche della CGIL nazionale, le simulazioni comporterebbero un gettito potenziale, derivante dall’applicazione di un’Imposta sulle Grandi ricchezze (IGR), di circa 18 miliardi di euro l’anno. Secondo lo studio del sindacato, infatti, se si applica un’aliquota media dell’1,0% sulla ricchezza netta totale, superiore agli 800mila euro complessivi, al netto delle detrazioni, detenuta da circa il 5% delle famiglie più ricche d’Italia, la tassa comporterebbe un gettito di 17,9 miliardi di euro annui; e con anche solo una aliquota media dello 0,55% (primo scaglione francese) sulla ricchezza netta totale, superiore agli 800mila euro complessivi, al netto delle detrazioni, detenuta da circa il 5% delle famiglie più ricche d’Italia, comporterebbe un gettito di 9,8 miliardi di euro annui.

Prendendo come riferimento la definizione di ricchezza netta della Banca d’Italia, definita dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore), delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, etc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), è possibile calcolare la nuova tassa con delle simulazioni. Ecco dunque come si calcolerebbe l’IGR, l’imposta grandi ricchezze. Facciamo alcuni esempi (prendendo come realtà di riferimento le rilevazioni sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia):

1. Una famiglia di lavoratori dipendenti che – a prescindere dal reddito imponibile ai fini IRPEF – è proprietaria di una casa dove abita con un valore di 130mila euro e detiene 10.000 euro quasi tutti in depositi bancari, con solo un 10% in titoli di Stato, obbligazioni e fondi comuni di investimento, per un totale di 140.000 euro di ricchezza netta non sarebbe soggetto all’Imposta sulle Grandi ricchezze e non pagherebbe niente di più.

2. Una famiglia di pensionati che – a prescindere dal reddito imponibile ai fini IRPEF – è proprietaria di una casa dove abita con un valore di 500 mila euro e detiene 250.000 euro in depositi bancari, titoli di Stato e obbligazioni, per un totale di 550.000 euro di ricchezza netta non sarebbe soggetto all’Imposta sulle Grandi ricchezze e non pagherebbe niente di più.

3. Una famiglia di lavoratori dipendenti che – a prescindere dal reddito imponibile ai fini IRPEF – è proprietaria di una casa dove abita con un valore di 450mila euro, un’altra casa con un valore di 250.000 euro ma che paga un mutuo su questa di 20 anni (per un montante di 150.000) e detiene anche 100.000 euro in depositi bancari, titoli di Stato, obbligazioni, azioni, partecipazioni, per un totale di 650.000 euro di ricchezza netta non sarebbe soggetto all’Imposta sulle Grandi ricchezze e non pagherebbe niente di più.

4. Una famiglia di imprenditori e liberi professionisti che – a prescindere dal reddito imponibile ai fini IRPEF – è proprietario di una casa dove abita con un valore di 500mila euro, un’altra casa con un valore di 300.000 euro e detiene 100.000 euro in depositi bancari, titoli di Stato e obbligazioni, azioni e fondi comuni di investimento, per un totale di 900.000 euro di ricchezza netta, pagherebbe:

IGR = 900.000 x 1,0% – 8.000 euro (detrazione fissa data dalla soglia) = 1.000 euro

Come appare evidente, a subire un aumento del prelievo fiscale non sarebbe il 95% delle famiglie italiane ma solo i ricchissimi e gli ultraricchi, ossia appunto solo un 5% delle famiglie italiane.

La tassa sulla grandi ricchezze, oltre a creare ingenti risorse per la collettività (pari ogni anno a una finanziaria di medie dimensioni), avrebbe anche un effetto in termini di equità in un paese sempre più diseguale. Ogni indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane rileva infatti, dal 1995 ad oggi, che il 10% delle famiglie più ricche possiede quasi il 45% dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane, a fronte del 50% della popolazione (la metà più povera) che ne detiene meno del 10%. (Vedi il documento nel link). In pratica, circa 2,4 milioni di famiglie posseggono mediamente quasi 1.600.000 euro di patrimonio immobiliare e finanziario netto, a fronte di circa 12 milioni di famiglie che posseggono mediamente meno di 70.000 euro. Se si osserva anche solo una parte delle famiglie più ricche, definite “ricchissime”, la ricchezza netta del 5% più ricco d’Italia è mediamente circa 2 milioni e 300 mila euro. Così come quella dell’1% delle famiglie più ricche, le “ultraricche”, è pari a circa 5 milioni e 300 mila euro. Con la tassa sulle grandi ricchezze, si chiederebbe un contributo davvero minimo ai nostri super ricchi, visto che le simulazioni ci danno cifre quasi irrisorie di 1000 (mille) euro l’anno. Si potrebbe dire che neppure i super ricchi piangerebbero.

Argomenti: CGIL |

FILT: “Ieri l’ennesimo attacco alla linea ferroviaria della provincia di Siena”

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 15, 2011

L’ennesimo attacco alla linea ferroviaria della provincia di Siena.

Nella giornata di ieri abbiamo potuto assistere, per l’ennesima volta, ad un susseguirsi di disservizi sulla rete ferroviaria del trasporto regionale che interessa la nostra provincia dovuti alla rottura dei materiali rotabili utilizzati, da ricondurre principalmente al protrarsi di una forte riduzione del personale di manutenzione delle Officine di Siena ed al mancato investimento nel rinnovo dei materiali.

La FILT CGIL di Siena, dopo i molteplici richiami rivolti alla Direzione del trasporto regionale di Trenitalia, non ha mai trovato risposte risolutive ad un problema annoso e di forte impatto sociale. Nonostante le dichiarazioni e gli appelli rivolti da più parti ai cittadini per un utilizzo sempre più costante del trasporto pubblico locale, è palese che in queste condizioni non sarà mai possibile incentivare l’uso del mezzo pubblico, anzi la disaffezione da parte dell’utenza crescerà sempre di più, sfociando nell’utilizzo sempre più marcato dei mezzi privati.

Richiamiamo tutte le istituzioni interessate, nonché Trenitalia, ad una rapida soluzione di questi problemi che troppo spesso si ripetono con grosse ripercussioni su tutte quelle persone per le quali il trasporto pubblico locale è indispensabile e rappresenta soprattutto l’unico modo per poter raggiungere il luogo di lavoro o di studio. In un momento di criticità economica del nostro paese, il trasporto pubblico locale diventa, oltrechè un bene per l’ambiente, una fonte di risparmio per tutta quell’utenza già provata dalla forte crisi.

La FILT CGIL di Siena, in mancanza di risposte risolutive a quanto denunciato, si vedrà costretta ad intraprendere le iniziative di lotta più idonee a far sentire il suo dissenso e quello dei lavoratori e dei cittadini.

FILT CGIL Siena

Siena, 15 novembre 2011

Argomenti: FILT, trasporti |

Crisi: CGIL, tre anni di mobilitazione per cambiare governo

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 15, 2011

Crisi: CGIL, tre anni di mobilitazione per cambiare governo
Per la Confederazione, Berlusconi ha lasciato non solo per gli spread e per la pressione dei mercati, ma anche per la lunga protesta che lavoratori, cittadini, giovani, donne e pensionati hanno portato avanti insieme alla CGIL. Prossimo importante appuntamento il 3 dicembre a Roma per la manifestazione nazionale
15/11/2011 da www.cgil.it

Spread, pressione dei mercati, bocciatura internazionale, ma non solo. Per la CGIL tra le ragioni che hanno spinto Silvio Berlusconi a rassegnare le proprie dimissioni c’è la lunga mobilitazione portata avanti in questi anni da lavoratori, cittadini, giovani, donne e pensionati che, al fianco della CGIL, hanno contrastato quelle politiche che oggi si sono dimostrate fallimentari e che confermano il giudizio negativo su di un Governo che non si è interessato alla crescita del Paese, ma solo al risanamento dei conti da realizzare attraverso provvedimenti economici e finanziari ingiusti ed iniqui. Come già dichiarato, nei giorni scorsi, dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, questi ultimi tre anni di mobilitazione hanno fatto si che Berlusconi si rendesse conto che “il Paese ormai gli si era rivoltato contro”.

La CGIL nel solo 2011 ha proclamato due Scioperi Generali dal “sucesso straordinario”. Il 6 maggio e poi ancora il 6 settembre il Sindacato di Corso d’Italia ha portato in piazza il disagio, il malumore, il sentire generale del Paese contro delle politiche che hanno impoverito un intero Paese, deprimendo l’economia, aumentando la disoccupazione e le disuguaglianze sociali, abbassando le tutele, cancellando lo stato sociale e i diritti dei lavoratori. Anche nel corso del 2010, la CGIL ha condotto i lavoratori e le lavoratrici allo Sciopero Generale: il 12 marzo e il 25 giugno.

Una protesta che per la CGIL viene da lontano dalla grande manifestazione del 4 aprile 2009 ‘Futuro Si indietro No’ quando tutto il Circo Massimo si è colorato con le bandiere rosse della Confederazione e che poi è proseguita il 14 novembre con la manifestazione nazionale ‘Il Lavoro e la Crisi’. Nel 2010 gli appuntamenti nazionali sono stati ben due il 12 giugno a Roma ‘Tutto sulle nostre spalle’ e il 27 novembre ‘Il Futuro è dei giovani e del lavoro’.

Con l’acuirsi della crisi economica la CGIL tutta ha intensificato la sua protesta al fianco dei movimenti e nel corso del 2011 è scesa in piazza il 13 febbraio con le donne di ‘Se non ora quando?’, il 12 marzo ‘A difesa della Costituzione’, il 26 marzo per ”l’Acqua pubblica’ e il 9 aprile con i giovani, per ribadire con forza che ‘Il nostro tempo è adesso’.

Prossima mobilitazione il 3 dicembre a Roma per ‘risanare’ i mali prodotti dal Governo Berlusconi e a favore del lavoro, “quello che – come sottolineato da Camusso – bisogna costruire, quello che bisogna difendere, quello che bisogna rendere stabile e non precario”.

Argomenti: CGIL |

Crisi: Camusso, nuovo Governo riparta dall’istituzione della patrimoniale

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 14, 2011

Crisi: Camusso, nuovo Governo riparta dall’istituzione della patrimoniale
“Serve maggior equità sociale” per questo la leader della CGIL invita il prossimo esecutivo a dare un segno di discontinuità rispetto alle politiche passate e a guardare al lavoro e alla crescita
» Governo finalmente sconfitto dopo tre anni di mobilitazione
» Governo: Camusso, a Monti gli auguri miei personali e di tutta la CGIL
14/11/2011 da www.cgil.it

Un segno di discontinuità rispetto alle politiche del passato. E’ quanto la CGIL si augura dal prossimo esecutivo che il premier incaricato Mario Monti si appresta a formare. Un esecutivo che, come sottolineato dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, intervenuto oggi a Palermo nel corso della manifestazione ‘Giovani e Lavoro’, promossa dalla CGIL Sicilia, deve innanzitutto prestare attenzione ai temi del lavoro e della crescita e ripartire dall’istituzione di una patrimoniale per ritrovare una maggiore giustizia sociale.

“L’Italia – ha dichiarato la leader della CGIL – ha bisogno di un’altra politica economica che si basi innanzitutto sull’equità sociale e sulle possibilità di crescita”. Per questo, il sindacato guidato da Susanna Camusso, ribadirà domani (15 novembre) in occasione dell’incontro tra sindacati e il premier designato Monti che “le ricette fino ad oggi presentate non sono utili” e che per creare equità sociale “bisogna partire dalla redistribuzione fiscale e quindi dall’imposta sulle grandi ricchezze”. “Bisogna partire da una condizione che liberi risorse per il lavoro”, ha proseguito la leader della CGIL, augurandosi che “a differenza del governo avuto fino ad ora, quello nuovo sia un interlocutore attento alle questioni dell’equità e apra un confronto con le organizzazioni sindacali e non sindacali”. In vista dei prossimi incontri con CISL e UIL, Camusso ricorda “è possibile fare sindacato unitariamente, bisogna ricostruire la democrazia lavorando insieme e decidendo le priorità senza che prima si parli con qualche ministro”.

Riferendosi alle dimissioni del Governo Berlusconi, la dirigente sindacale è tornata a ribadire: “non concedo a nessuno di dire che Berlusconi se ne sia andato solo per le regole del mercato”. “E’ indubbio – ha aggiunto – che i giorni neri dello spread siano stati un contributo ma per tre anni hanno detto che andava bene ciò che ha fatto il governo Berlusconi”. La pressione europea e internazionale nei confronti del paese, hanno reso necessario un governo di emergenza, di transizione e di garanzia del Presidente della Repubblica, ma secondo Camusso “dopo l’emergenza deve tornare la politica, subito il voto. Per il Paese è una sconfitta avere un governo tecnico”.

Diversi i punti fermi, espressi dal Segretario Generale della CGIL. Oltre all’istituzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze, Camusso ha sottolineato la necessità di agire, da parte del governo, sulle rendite finanziarie, sui grandi immobili e le seconde case. Inoltre,  la leader della CGIL  ha confermato l’impossibilità dell’eliminazione dell’articolo 18, “noi non lo cancelleremo mai”, perchè, ha spiegato “è una legge a scopo deterrente”. Sul tema delle pensioni, secondo Camusso “si può discutere, ma ci sono condizioni di lavoratori dipendenti che non possono essere modificate e non è possibile immaginare un sistema pensionistico per fare cassa e sistemare i conti”.

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Governo finalmente sconfitto dopo tre anni di mobilitazione

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 14, 2011

Governo finalmente sconfitto dopo tre anni di mobilitazione
Camusso a Ballarò: Berlusconi lascia non solo per gli spread e per le pressioni dei mercati. Ha capito di avere un Paese contro e di essere diventato un ostacolo. Ora il governo di emergenza deve voltare pagina con politiche di crescita e di equità
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13/11/2011 da www.cgil.it

“Sono stati questi ultimi tre anni di mobilitazione dei lavoratori, dei cittadini, dei giovani e delle donne a determinare le dimissioni di oggi di Silvio Berlusconi, che ha deciso di lasciare Palazzo Chigi non solo per la bocciatura internazionale del suo governo e per le pressioni dei mercati, ma anche perché ha capito che il Paese ormai gli si era rivoltato contro. E proprio questa sera, per la prima volta, assistiamo alla ricongiunzione tra il sentire dei cittadini e quello del Palazzo”. Sono le parole usate dal segretario generale della CGIL, Susanna Camusso che ha partecipato sabato sera allo speciale di Ballarò sulle dimissioni di Silvio Berlusconi.

La trasmissione di Giovanni Floris era stata pensata con l’ambizione di segnare la registrazione di un punto di svolta politico che aspettavamo da quasi 17 anni. Purtroppo – come succede sempre più spesso nei talk show – il livello del dibattito non è stato sempre all’altezza e ci si è attardati ancora a discutere sui limiti della sinistra che non sarebbe in grado di fare politiche diverse dalla destra e perfino sull’annosa questione delle differenze sostanziali tra destra e sinistra, negate dall’ex premier britannico Tony Blair, che in collegamento da Londra, ha parlato genericamente della necessità della politica di adeguarsi alle grandi trasformazioni della globalizzazione e dell’importanza della difesa dell’euro senza spiegare poi come mai il suo Paese non fa parte dell’euro stessa.

Susanna Camusso ha voluto invece riportare il dibattito aereo alla realtà delle cose. “E’ vero – come dicono molti economisti – che la crisi non è relativa solo agli ultimi tre anni – ha detto Susanna Camusso – Ma se il periodo che dobbiamo considerare è quello degli ultimi 15 anni, vorrei ricordare che è stato il periodo di governo dello stesso schieramento che oggi esce di scena. Le loro responsabilità sono molto pesanti perché per anni si è negata la crisi e non si sono fatte politiche all’altezza della gravità della situazione. Anche con la legge di stabilità si conferma l’incapacità del governo di far ripartire l’economia e sarebbe anche sbagliato prendere ora le cose che ci dice la BCE e il Consiglio europeo come oro colato, come una Bibbia. Per far ripartire l’economia si devono invece cercare risorse tra chi non ha mai pagato, attraverso la patrimoniale. Se ripartiamo dai licenziamenti facili, dal taglio delle pensioni, dalle pensioni di anzianità, dall’ennesima penalizzazione degli statali, non si andrà da nessuna parte”.

E anche rispetto alla difesa di ufficio del governo uscente sulla questione del debito (a Ballarò Crosetto ha detto che negli ultimi anni il debito italiano è quello che è cresciuto meno tra tutti i paesi europei), il segretario generale della CGIL ha precisato che il problema vero non è tanto quello di vedere quanto il debito è stato messo sotto controllo, ma caso mai vedere “come” è cresciuto e quali politiche economiche sono state fatte. Anche perché tutti gli altri paesi hanno reagito alla crisi con nuovi investimenti per il rilancio, mentre in Italia c’è stato lo zero assoluto. E da questo punto di vista la lista che Susanna Camusso ha voluto ricordare ai telespettatori è netta: taglio degli stipendi, riduzione progressiva del potere di acquisto di salari e pensioni, restringimento della base occupazionale, aumento delle persone senza lavoro e scoraggiate e via dicendo. “Insomma tutti hanno meno, tutti stanno peggio ed è per questo che bisogna ripartire da politiche completamente diverse da quelle che sono state messe in atto finora. Bisogna ripartire dalla necessità di creare lavoro stabile e condizioni migliori per tutti quelli che lavorano”. E’ arrivato appunto il momento di far pagare chi non ha mai pagato. Lo impone la situazione di emergenza, ma lo impone anche una vera politica di equità e giustizia. E non è stato neppure un caso vedere dai sondaggi riproposti da Ballarò la crescita esponenziale del consenso intorno a misure come la patrimoniale di cui la CGIL parla da molti mesi.

Vedremo quindi già dalle prossime ore gli sviluppi della situazione. La CGIL si prepara a verificare le politiche che saranno scelte dal governo di Mario Monti, che dovrà traghettare il Paese verso le elezioni politiche. Il giudizio della confederazione, nel merito, è però chiarissimo: bisogna voltare totalmente pagina. Solo così si renderà davvero storico questo passaggio che stiamo vivendo. Ed è anche per questo – ha spiegato Susanna Camusso – che la CGIL non ha voluto firmare l’ultimo appello unitario “a fare presto” delle forse economiche e sociali. In quel testo, infatti, non c’è alcun accenno alla necessità di abbandonare le vecchie politiche fallimentari per costruirne di nuove.

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