cgil siena

CE.SE.S. cerca personale

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 4, 2011

Ce.Se.S. Srl, Società convenzionata con CAF CGIL TOSCANA, ricerca personale per periodo dichiarazione dei redditi 2012. Se interessati inviare curriculum vitae a Ce.se.s,  La Lizza 11, 53100 Siena oppure via e-mail a ceses@siena.tosc.cgil.it entro il 9 DICEMBRE p.v.

Argomenti: CAAF, CE.SE.S. |

FP CGIL e CISL FP: “SENZA PUBBLICO SEI PRIVATO DEI DIRITTI”

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 3, 2011

Le OO.SS. FP-CGIL e CISL-FP di Siena, insieme ai lavoratori della Fondazione Territori Sociali Altavaldelsa, hanno effettuato oggi un presidio di fronte al Palazzo del Governo per rendere pubblica la situazione in cui si è venuta a trovare la gestione del sociale nel territorio della alta Val d’Elsa. Una delegazione è stata ricevuta dalla Dott.sa Pantalone, Prefetto di Siena, che è stata aggiornata sulla situazione; dopo si sono aggiunti anche i Sindaci dei Comuni interessati ed è continuato il confronto. I toni e gli argomenti emersi dalla riunione hanno purtroppo confermato i dubbi e le legittime preoccupazioni dei lavoratori-cittadini.

La L. 148/2011, nella fattispecie l’art.4, sposta il livello di decisione e di responsabilità dal Governo centrale alle Amministrazioni delle Autonomie Locali creando momenti di difficoltà agli amministratori chiamati a decidere del futuro dei servizi pubblici, cosa ancora più grave quando parliamo dei servizi sociali. Indubbiamente le riflessioni dei Sindaci sui contenuti della L.148/2011, che a detta loro obbliga a ricorrere al libero mercato nella forma delle gare a rilevanza pubblica, ma che a nostro avviso lascia gli spazi per una gestione pubblica del sociale, sono quantomeno poco chiare. Sembra più verosimile che sia una opportunità da cogliere per realizzare percorsi di discontinuità rispetto a cosa abbiamo fatto fino ad oggi, nella speranza, illusoria, di ridurre i costi dei servizi per la non autosufficienza, la disabilità, la povertà.

I servizi sociali non si appaltano ad imprese private, come non si appaltano i servizi per l’educazione, i servizi sanitari, i servizi per la difesa dello stato. Nessuno penserebbe mai di appaltare un ospedale, un liceo scientifico, una caserma dei carabinieri, nessuno può pensare neppure di appaltare un servizio familiare per le adozioni e gli affidamenti, una casa di riposo per anziani, una casa famiglia per soggetti disabili.

Una scelta diversa significa appaltare la storia dei servizi sociali dell’alta Val d’Elsa.

Dopo aver fatto la scelta di costituire un organismo di gestione attento alla qualità, all’innovazione e allo sviluppo, abbandonare questa strada significa scegliere la riduzione dei servizi e la trasformazione di percorsi globali di assistenza in protocolli standardizzati rapportati ad un prezzo. I lavoratori dei servizi sociali hanno anche oggi dimostrato il loro alto senso di responsabilità costruendo questo presidio mantenendo comunque attivi i servizi in cui operano, cercando di ridurre la ricaduta sugli utenti e sulle loro famiglie; i lavoratori chiedono pari senso di responsabilità a chi amministra la cosa pubblica sul nostro territorio.

I lavoratori dei servizi sociali dei Comuni e della Ftsa si oppongono:

– alla riduzione dei servizi socio-assistenziali nei 5 comuni dell’alta Val d’Elsa;

– alla precarizzazione dei rapporti di lavoro;

– alla logica degli appalti dei servizi per ridurre i costi sulla pelle dei cittadini assistiti e dei lavoratori.

Come avvenuto in altre occasioni di incontro, i 150 lavoratori dei servizi sociali della zona alta Valdelsa chiedono ai Sindaci dei loro Comuni: trasparenza, correttezza e coinvolgimento nelle scelte; dato che sono i lavoratori ad essere il patrimonio più ricco che le pubbliche amministrazioni possono oggi spendere sui servizi per i cittadini che vivono condizioni di minore autonomia.

FP CGIL e CISL FP Siena

Siena, 3 novembre 2011

Argomenti: FP, pubblico impiego |

Disfunzioni prodotte dalle scelte dell’Inps in materia di invio telematico delle domande

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 3, 2011

Sull’informatizzazione delle procedure, i patronati vogliono essere partner e non sudditi dell’Inps.

“L’Inps arriva con ritardo ad apprezzare appieno i benefici dell’informatica e per recuperare il tempo perso, cerca di imporre ai cittadini, “a tappe forzate”, procedure telematiche per l’inoltro delle domande che stanno producendo disagi notevoli ai cittadini e al patronato, anche perché si bloccano di continuo. Quando il sistema informatico non funziona – accusa l’Inca – l’Istituto si rifiuta di accettare la documentazione cartacea , con il risultato che l’invio è ritardato e l’esito incerto”.

Secondo il patronato della Cgil, “l’Inps non considera il fatto che il 50 per cento degli italiani non è in grado di utilizzare autonomamente il computer, così come dimostrano i risultati dell’indagine pubblicati oggi sui principali quotidiani.

“Nonostante le rassicurazioni del Presidente Inps, questo stato di cose allontana ancora di più i cittadini e alimenta in loro una sfiducia verso la pubblica amministrazione che viene vissuta come ostile e insofferente verso di loro, ottenendo il risultato opposto a quello che vorrebbe perseguire: confusione negli uffici, dispersione delle pratiche e ulteriori complicazioni dovuti alle continue interruzioni del sistema informatico.

“E per fortuna ci sono i soggetti intermedi – insiste l’Inca -, ma non ciò non basta, perché l’Istituto, invece di considerare il patronato un interlocutore prezioso, con questo modo di agire tenta di scaricare l’onere delle disfunzioni su di esso. Il patronato della Cgil denuncia la drammatica situazione in cui sono costretti a lavorare gli operatori dell’Inca che ogni giorno devono fare i conti con un sistema informatico non sufficientemente collaudato, mettendo i cittadini di fronte a disservizi inaccettabili. L’Inps finora ha preferito fare annunci pubblicitari piuttosto che discutere e confrontarsi con chi tutti i giorni, da oltre sessanta anni, lavora per i cittadini con esperienza e professionalità”.

“L’Inca svolge un lavoro rilevante in termini di quantità e qualità – sottolinea il patronato della Cgil -; è presente in tutta Italia con 912 uffici e 1723 operatori qualificati e costantemente aggiornati, assicura più di 1 milione e seicentomila ore di apertura al pubblico; nel corso del 2010 ha presentato oltre 1 milione e duecentomila domande andate a buon fine (dati del Ministero del lavoro)”.

“Con una tale mole di lavoro è impensabile fare a meno della telematica per tornare alla documentazione cartacea, all’incertezza delle date di invio, alla confusione delle pratiche sulle scrivanie. Nessuno lo vuole tanto meno l’Inca”.

Secondo il patronato della Cgil, “occorre, invece, che la definizione delle procedure informatiche sia un’operazione condivisa tra Inps e patronati la cui esperienza è una risorsa irrinunciabile per un’amministrazione che vuole essere più vicina ai cittadini e più efficiente”.

“L’Inps deve ascoltare le proposte avanzate dai patronati – conclude l’Inca – e può farlo contando sulla professionalità, la competenza e l’impegno di molti suoi funzionari. L’Inca vuole essere considerata un vero partner e non un suddito passivo”.

Roma 3 novembre 2011

Argomenti: INCA, INPS, patronato |

Chiusura uffici Patronato INCA

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 3, 2011

LUNEDI’ 7 NOVEMBRE TUTTI GLI UFFICI DEL PATRONATO INCA RIMARRANNO CHIUSI PER L’INTERA GIORNATA

Argomenti: camere del lavoro, CGIL, INCA, patronato, servizi |

Domani presidio lavoratori FTSA

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 2, 2011

DOMANI 3 novembre dalle ore 9.00 alle ore 11.00 i lavoratori della Fondazione Territori Sociali Alta Valdelsa effettueranno un PRESIDIO davanti alla Prefettura di Siena (Piazza del Duomo).

FP CGIL e CISL FP di Siena

Argomenti: FP, presidio, pubblico impiego |

Crisi: momento drammatico, problema è governo

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 2, 2011

Crisi: CGIL, momento drammatico, problema è governo
L’andamento dei mercati e le pressioni speculative sui titoli di stato registrati evidenziano, secondo la CGIL, che sul piano europeo occorre “definire nuove scelte che non sono quelle stabilite dall’ultimo vertice di Bruxelles”, inoltre “è indispensabile un nuovo governo del paese che abbia la forza e la credibilità di ridiscutere le politiche europee con gli altri paesi”
01/11/2011 da www.cgil.it

“La giornata di oggi conferma una convinzione che abbiamo da tempo: siamo dentro una profonda crisi europea alla quale si aggiunge una ormai drammatica crisi italiana, enfatizzata dalla fragilità e dalla mancanza di credibilità di un governo che sta portando i nostri titoli pubblici ad una situazione di insostenibilità. La pressione esercitata dai mercati non è diretta solo al nostro paese ma è indirizzata verso il governo che è la parte preponderante del problema”. Così in una nota la CGIL sull’andamento dei mercati e le pressioni speculative sui titoli di stato che si registrano oggi.

Per il sindacato di Corso d’Italia “è ormai evidente che sul piano europeo occorre definire nuove scelte che non sono quelle stabilite dall’ultimo vertice di Bruxelles. L’attuale Patto di stabilità e crescita europeo va ridefinito perché è evidente che non sta garantendo né la stabilità né in alcun modo la crescita del sistema europeo. Così come è evidente che in Italia occorre un nuovo quadro politico che tragga forza da un nuovo voto popolare”.

Nella nota la CGIL sottolinea inoltre che “è indispensabile infatti un nuovo governo del paese che abbia la forza e la credibilità di ridiscutere le politiche europee con gli altri paesi e che imposti una nuova politica economica per l’Italia. Serve pianificare e attuare scelte di politica industriale, investire nella crescita attraverso scelte strategiche che guardino alle infrastrutture e all’energia, proteggere il lavoro che c’è e crearne di nuovo, guardando ai giovani, alle donne e al Mezzogiorno del paese”.

Quest’ultimo, spiega la confederazione sindacale, “in un quadro nazionale per la crescita, potrebbe dare un contributo fondamentale. Basterebbe sbloccare i fondi effettivamente disponibili e non cedere alla propaganda delle gabbie, siano esse salariali e previdenziali, del ministro delle Riforme Bossi. Un’ennesimo elemento di divisione e non di coesione che crea una nuova frattura e che di certo non risolve i problemi del conto economico dello Stato”.

Secondo la CGIL “solo attraverso una nuova politica fiscale, con l’introduzione di una imposta per le grandi ricchezze e un piano strutturale di lotta all’evasione fiscale si possono trovare le risorse per impostare una politica straordinaria per l’occupazione. In un’ottica di giustizia sociale, che questo governo non ha mai perseguito, ognuno deve responsabilmente fare la sua parte, cominciando quindi a chiedere un contributo a chi più ha e che in questa crisi ha guadagnato. Il paese non riparte facendo gravare il peso dei sacrifici sulle spalle dei soliti noti. Solo mettendo al centro il lavoro si può salvare l’Italia e rilanciare l’Europa”, conclude la CGIL.

Argomenti: CGIL |

Terrorismo: Camusso, il ministro o ha le prove o stia zitto, nelle fabbriche e negli uffici non ci sono segnali

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Novembre 1, 2011

Terrorismo: Camusso, il ministro o ha le prove o stia zitto, nelle fabbriche e negli uffici non ci sono segnali
In un’intervista al quotidiano ‘La Repubblica’ il Segretario Generale della CGIL replica al Ministro Sacconi: “Così si svia l´attenzione dai veri problemi. Attacchi personali? No, critiche al governo”
31/10/2011 da www.cgil.it

“Nelle fabbriche, negli uffici, nei luoghi di lavoro non c´è alcun segnale che faccia presagire un ritorno agli anni della violenza politica”. Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, è irritata e preoccupata per le affermazioni del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Le considera perlomeno “esagerate”. Fuori luogo: “Servono a spostare l´attenzione su altro, mentre sono il lavoro e i licenziamenti il tema al centro della discussione”.

Eppure negli ultimi giorni lo scontro sull´intenzione del governo di modificare la legge sui licenziamenti si è fatto molto aspro. Lei davvero non vede il rischio che, in un clima di questo tipo, qualcuno possa passare al gesto violento, fino all´omicidio, come dice Sacconi? “Intanto vorrei dire che se un ministro della Repubblica fa affermazioni di quel tipo dovrebbe aver qualche elemento che le sostenga. E se ce l´ha non dovrebbe costruire un clima di preoccupazione e usarlo come argomento per sostenere la sua tesi sui licenziamenti, ma dovrebbe chiedere un intervento del ministro dell´Interno e chiedere al Parlamento di affrontare questo tema per mettere in atto tutte le misure per scongiurare qualsiasi azione violenta”.

Sta sostenendo che Sacconi sia un irresponsabile? “Le sue sono affermazioni che piombano dal nulla e fanno sorgere molti interrogativi”.

Quali? “Per esempio che si voglia spostare l´attenzione. Come se una discussione inevitabilmente vivace su una questione molto sensibile socialmente e politicamente, come quella dei licenziamenti, possa di per sé evocare il terrorismo”.

Sacconi sostiene anche che si stia creando un clima simile a quello che precedette l´uccisione di Marco Biagi. Lei esclude qualsiasi similitudine? Di certo, anche allora, lo scontro era sull´articolo 18. “L´omicidio del professor Biagi avvenne al termine di una lunga stagione di terrorismo che riuscì a entrare in alcune fabbriche ma trovò proprio nel sindacato un baluardo fondamentale. Tutto questo, per fortuna, oggi non c´è più. Non vedo nulla di paragonabile alla violenza politica di quegli anni. Oggi ci sono altri fenomeni, come quello che abbiamo visto all´opera il 15 ottobre scorso a Roma. Ma non mi pare proprio che siano soggetti anche solo lontanamente identificabili con i lavoratori o abbiano qualche attinenza con la discussione sui licenziamenti o il mercato del lavoro. Piuttosto vedo alcune analogie con il ‘dopo 15 ottobre’: anche lì, anziché occuparsi dei violenti, si è cambiato argomento e ridotte le possibilità di manifestazione”.

Con gli accordi separati alla FIAT la tensione sindacale, anche per colpa della crisi, è tornata altissima. Lei esclude, in questo contesto, qualsiasi tentativo dei nuovi e vecchi movimenti politici violenti di entrare nelle fabbriche? “Non disponiamo di alcun strumento di indagine come possono avere le forze dell´ordine e i magistrati, ma non abbiamo avuto segnali in questa direzione. Nemmeno nelle aziende in cui il conflitto è stato più pesante. Piuttosto vedo un altro rischio: quello della rivolta sociale, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno. Ma questo non ha nulla a che vedere con il terrorismo. Sono proprio i timori di una rivolta di chi è disperato ed è senza speranza che ci fanno insistere nel chiedere politiche attive per il lavoro, mentre la questione dei licenziamenti getta soltanto benzina sul fuoco”.

Negli anni di piombo i terroristi hanno provato ad avere contatti con alcune aree delle organizzazioni sindacali. Potrebbe accadere qualcosa di simile ora? “Per le cose che conosco, anche se il mondo sindacale italiano è vastissimo, direi proprio di no”.

Nemmeno le divisioni tra CGIL, CISL e UIL potrebbero aver potuto favorire qualche “incursioni” nel movimento sindacale? “Lo escludo. Se c´è una cosa che ci ha sempre uniti è la nostra determinazione a contrastare ogni forma di violenza”.

Non crede che pure un linguaggio violento possa facilitare, come è già accaduto, il passaggio, appunto, dalle parole ai fatti? “Guardi, noi della CGIL siamo i primi a denunciare il degrado del linguaggio politico. Anche in questo modo è venuto meno il rispetto delle istituzioni. Restando al mondo sindacale uno dei discrimini è proprio la violenza, anche nelle parole”.

Lei ha definito Sacconi “il peggior ministro del Lavoro nella storia della nostra Repubblica”. Ha detto anche che punta “scientificamente a ridurre i diritti dei lavoratori”. Non c´è un´eccessiva personalizzazione contro il ministro del Lavoro? “Sono opinioni che rientrano nella normale discussione politica. Tuttavia cerco sempre di riferirmi alle istituzioni e non alle persone che pro tempore ricoprono quel ruolo. Detto ciò, sappiamo tutti che quando si sceglie di assumere un incarico pubblico si è sottoposti alla libera critica”.

Argomenti: CGIL |

Chiusura sedi 31 ottobre

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Ottobre 28, 2011

Lunedì 31 OTTOBRE le nostre sedi rimarranno chiuse,

riapriranno mercoledì 2

Argomenti: camere del lavoro, CGIL |

Camusso, questo governo se ne deve andare. Ha fallito su tutto

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Ottobre 28, 2011

Camusso, questo governo se ne deve andare. Ha fallito su tutto
Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso ha ribadito, in un’intervista a ‘L’Unità’, “siamo pronti alla mobilitazione. Hanno solo creato diseguaglianze e precarietà. Non vorranno mica licenziare per decreto?”
» Camusso, tre attacchi ai lavoratori, ora mobilitazione unitariaLettera a UE: CGIL, norme contro lavoro, reagiremo con forza
28/10/2011 da www.cgil.it

“Non ci stancheremo mai di ripetere che questo governo se ne deve andare. Ogni giorno che passa sono altre macerie sul nostro presente e soprattutto sul nostro futuro”. Lo dice Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, a poche ore dall’ultima sceneggiata del nostro presidente del consiglio e a poche ore dalla grande manifestazione romana dei pensionati. Manifestazione che esprimerà inevitabilmente un altro calorosissimo, profondissimo, accoratissimo “no” al governo.

Insomma la lettera all’Unione europea non ha convinto il Segretario della CGIL? “Malgrado Berlusconi abbia puntigliosamente dettato mesi e scadenze, credo che non abbia convinto nessuno. È solo un elenco di cose, è un elenco di luoghi comuni, che non contengono nessuna ragione di crescita (a proposito, dove è finito il decreto sulla crescita con le norme per salvaguardare i figli, alcuni figli, di Berlusconi?) e che, per giunta, questo governo, come s’è più volte visto, non avrà mai la forza di realizzare. Che cosa farà? Si presenterà in Parlamento chiedendo la fiducia sulla libertà di licenziare per decreto? Mi sembra un’operazione mediatica. Berlusconi potrà vantarsi d’aver ottenuto il consenso dell’Europa e intanto tirerà avanti, provocando ulteriore danni, nell’irresponsabilità totale di chi non sa intervenire e non interviene di fronte alla crisi del paese”.

Lei ci ha ricordato che per la prima volta nella storia della Repubblica abbiamo un ministro del lavoro che è contro i lavoratori. Conferma? “Un ministro del lavoro che odia i lavoratori. Non capisco che cosa abbiano fatto di male i lavoratori per suscitare tanta ostilità da parte di Sacconi, un atteggiamento vendicativo immotivato, che si materializza nell’idea singolare che si possa rimettere in sesto l’economia di un paese mortificando i diritti, senza rendersi conto d’aver in questo modo dato corpo semplicemente a una politica fallimentare. Intanto sul bersaglio ‘licenziamenti facili’ hanno puntato con un accanimento incomprensibile, dall’articolo 18, al collegato lavoro, all’articolo 8, in una società dove mai si è vietato di licenziare. Secondo loro un imprenditore non assume perché poi non potrebbe licenziare. Niente di più falso. Secondo questo governo ci sarebbe stato e ci sarebbe bisogno di maggior flessibilità. Finora hanno solo creato precarietà, ma la precarietà non aiuta le imprese: ne abbassa solo la qualità della vita e abbassa la qualità dei prodotti, le rende più vulnerabili, meno competitive. La loro precarietà colpisce i giovani, ruba ai giovani il futuro, cancella risorse, moltiplica il nostro debito. Da che cosa nasce la fuga dei cervelli? E quale danno rappresenta dal punto di vista economico? Siamo l’unico paese al mondo che taglia sulla scuola, taglia sulla ricerca, sull’innovazione”.

Leggendo la missiva berlusconiana, pare che l’evasione fiscale sia scomparsa dall’elenco delle calamità nazionali e dei buoni propositi. Una dimenticanza o il riflesso di un lucido progetto? “Il progetto di Berlusconi è chiaro: proteggere il proprio elettorato, fare in modo che i forti e i furbi non debbano mai in alcun senso pagare. Ancora una volta vincono loro, i furbi e i forti: l’evasione la lasciamo da parte, i patrimoni non li tocchiamo, magari prepariamo qualche decina di condoni. Ne risulta l’esaltazione dell’individualismo, dell’esibizione impunita di ricchezza, della riconoscibilità che ne deriva, in uno stato destrutturato sulla scia di autoritarismo e populismo. L’unica politica di crescita realizzata è stata quella delle disuguaglianze. La giustizia sociale è scomparsa. Pensassero a un paese diverso, si sarebbero presentati all’Europa dicendo: l’economia sommersa in Italia vale un quarto del Pil, l’evasione fiscale pesa quanto le ultime finanziarie, colpiremo l’evasione fiscale, faremo emergere il sommerso, liberando forze positive, e così daremo un bel contributo al risanamento. Invece no: colpiscono i pensionati, penalizzano i lavoratori dipendenti, cacciano gli statali, vogliono libertà di licenziamento”.

Neanche un cenno alla patrimoniale, per la quale persino Confindustria s’è spesa… “Non vogliono mettere le mani nelle tasche degli italiani. È il ritornello. Sappiamo bene quanto invece le mani le abbiano ficcate nelle tasche dei più deboli. Basterebbe ricordare i tagli agli enti locali, che significano ridimensionamento dei servizi alla persona…”.

Non dimentichiamo la “perla” delle pensioni… “Come se l’innalzamento dell’età pensionabile, gradualmente, non fosse già un obiettivo della riforma Dini”.

La CGIL è pronta alla mobilitazione con gli altri sindacati. Gli altri sindacati, CISL UIL UGL, sono pronti alla sciopero generale, ma firmano un comunicato senza chiamare in causa la CGIL. Non è un po’ strano? Il solito Sacconi anticipa che il fronte sindacale non si ricompatterà mai… Sarà possibile ritrovare l’unità? “Sacconi non perde il vizio di voler decidere lui quel che devono fare i sindacati. Per il resto ho ascoltato dichiarazioni importanti, anche se non mancano le ambiguità. Io credo che non si possa trattare sulla libertà di licenziamento”.

Argomenti: CGIL |

Camusso, tre attacchi ai lavoratori, ora mobilitazione unitaria

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Ottobre 27, 2011

Camusso, tre attacchi ai lavoratori, ora mobilitazione unitaria
La lettera inviata dal governo all’UE, ha affermato il Segretario Generale della CGIL in un’intervista a ‘La Repubblica’, “è una somma di luoghi comuni, si può anche dire di no alla Bce. Non si indirizza nemmeno una parte delle risorse recuperate a favore della previdenza dei giovani”
» Lettera a UE: CGIL, norme contro lavoro, reagiremo con forza
27/10/2011 da www.cgil.it

E´ una “somma di luoghi comuni” messi in fila per far passare “tre attacchi mirati”. Susanna Camusso, leader della CGIL, dopo aver letto la lettera che Berlusconi ha inviato a Bruxelles dice che il “governo non avrà la forza di mettere in atto le misure”, che alla Bce “si può anche dire di no” e che “il sindacato deve andare verso una mobilitazione unitaria”.

Quali sono i tre attacchi mirati? “Quello rivolto alle norme sul lavoro: trovo intollerabile che venga dato il via libera al licenziamento tirando in ballo la lotta al precariato e raccontando la favola che le imprese non assumono per la difficoltà che incontreranno poi a licenziare. E quello sui dipendenti pubblici: mobilità e riduzione del personale vengono in realtà messi al servizio di tutte le liberalizzazioni”.

Non tutte, l´acqua non c´è. “Non è detto, la lettera su questo punto è molto ambigua e pare scritta apposta per aggirare il risultato del referendum”.

Qual è il terzo attacco? “Quello alle pensioni: si fa una forzatura ad un sistema che è in equilibrio e senza indirizzare nemmeno una piccola parte delle risorse che s´intende recuperare a favore della previdenza dei giovani. Come se non fosse evidente che il nostro problema non è l´età pensionabile, ma un insieme di insopportabili ingiustizie che qui non vengono nemmeno scalfite”.

La lettera del governo riprende le richieste della Bce, siamo un paese commissariato? “Lo dico da tempo”.

Ma Berlusconi, secondo lei, ha la forza per mettere in atto le misure annunciate? “Credo che non abbia né la volontà né la forza per farlo”.

Allora cosa succederà? “Temo che questo governo continuerà a perdere tempo dicendo quant´è stato bravo e quante cose ha fatto: la prima parte della lettera inviata a Bruxelles è piena di questi luoghi comuni. Temo anche che nel frattempo continui ad utilizzare il potere per risolvere solo questioni private”.

Questa volta però anche il Quirinale sostiene che non bisogna tergiversare sulle riforme impopolari. “Non ne posso più di questo uso strumentale delle riforme impopolari: se ne fanno da tre anni e tutte pesano sulle spalle dei lavoratori. Mi aspetto una riforma impopolare che introduca la patrimoniale e che scontenti qualcun altro”.

Ma l´impegno è preso. Si può dire di no alla Bce? “Certo che si può dire di no. Si può dire di no e fornire una alternativa: fare quello che si fa negli altri Paesi e decidere di investire sulla crescita. La realtà è che questo governo non si misura con gli altri Paesi perché non ha un´idea né del Paese né della crescita”.

Ora come reagirete? Farete un altro sciopero da soli? “Ho visto i commenti degli altri sindacati: sono tutti molto netti e forti. Noi siamo pronti a proporre a tutti una mobilitazione unitaria”.

Argomenti: CGIL |

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