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Crisi: Camusso, si intervenga subito su fisco e pensioni

di Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 31, 2012

Crisi: Camusso, si intervenga subito su fisco e pensioni

Per rilanciare la produzione e il lavoro, secondo il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, intervistata dal quotidiano ‘La Stampa’, serve innanzitutto una fiscalità a vantaggio di lavoratori e pensionati. Tra le priorità indicate da Camusso ci sono anche:”il varo della legge anticorruzione, azioni che possano attrarre investimenti, la riduzione delle accise sulla benzina, la costruzione di alternative alla desertificazione produttiva e stabilire che tutti possono andare in pensione con 60 anni di età e 40 di contributi”
» Crisi: Camusso, troppa inerzia. Le vertenze vanno risolte

31/08/2012 da www.cgil.it

“Non capisco bene cosa possa significare il patto per la produttività proposto dal ministro Passera”, dice Susanna Camusso. “L’accordo con gli imprenditori l’abbiamo già fatto, il 28 giugno del 2011, e ora lo stiamo riversando nei contratti nazionali che si cominciano a rinnovare. La produttività è un classico tema delle parti sociali; poi il governo potrebbe aiutarci, mettendo mano alla leva fiscale”.

Da cosa dipende la produttività? “C’è chi dice che la perdita di competitività dipende dalle troppo generose condizioni di lavoro o dalle relazioni industriali; ma la produttività dipende dal sistema paese, e dagli investimenti. Che non si fanno, perché le imprese hanno preferito investire nella finanza e negli immobili”.
 
Glielo chiedevo perché si dice che il «patto» vedrà uno scambio tra più salario e nuove regole del lavoro. “Se qualcuno pensa che l’accordo sulla produttività sia il replay del modello Fiat, beh, non esiste. Quegli accordi hanno peggiorato le condizioni di lavoro senza nessun incremento di produttività o altri effetti, tanto è vero che Fiat attraversa una crisi travolgente in totale assenza di nuovi modelli. Dove invece i prodotti, la ricerca e gli investimenti ci sono, penso a Finmeccanica o Alenia, gli accordi per risolvere i problemi li abbiamo fatti eccome”.
 

Insomma, un patto non serve. “Con gli imprenditori già c’è. Se si tratta di un’altra cosa, coinvolgendo il governo, allora vorrei sapere cosa ci mette in un patto a tre. Secondo me il primo strumento è la leva fiscale, per far crescere il lavoro e la produzione. Finora il governo è andato in direzione opposta”.

Passera e Fornero ci hanno provato quest’estate, poi Monti ha chiarito: soldi non ce ne sono. “Va bene. Ma se il governo fa bene a dire che il dividendo dell’evasione non può essere messo a bilancio prima di essere incassato, allora propongo: che facciano un provvedimento a consuntivo. Sulle tredicesime”.
 

Cioè? “Potrebbero dire che una bella fetta dei proventi della lotta all’evasione, una volta incassati, si traducono in una detrazione per i lavoratori dipendenti per rendere più cospicua la tredicesima. E poi, serve una maggiore lotta al sommerso: serve fare pulizia sulle gare di appalto e sulle false cooperative, favorire l’emersione delle imprese, stabilire sanzioni più serie. E siccome servono soldi per stimolare l’economia, allora serve una patrimoniale. Infine, le pensioni: nella spending review si è stabilito che i pubblici possono andare in pensione con 60 anni e 40 di anzianità. Che valga anche per i lavoratori privati!”.

E se ci fosse questo patto a tre, voi cosa mettereste sul tavolo? “I lavoratori e pensionati di sacrifici ne hanno fatti già moltissimi. In ogni caso, soluzioni ai problemi si possono trovare con la contrattazione”.

Che giudizio dell’agenda per la crescita discussa dal governo nei giorni scorsi? “Tanti microprovvedimenti con zero soldi, nessuno dei quali può rimettere in moto un sistema economico e produttivo che si è fermato per il blocco dei consumi, del credito e ovviamente per colpa della crisi generale”.
 

E che dovrebbe fare invece il governo? “Primo, il varo della legge anticorruzione, che è essenziale. Secondo, un’azione per attrarre investimenti. Terzo, il fisco a vantaggio di lavoratori e pensionati. Quarto, puntare su un vettore di sviluppo per il paese. Serve un piano energetico organico, oppure il rinnovamento dell’edilizia scolastica o una riforma dell’istruzione tecnica. Quinto, lo spread della benzina, riducendo le accise: un litro di benzina, espresso in vecchio conio, sono 4300 lire. Roba da matti. Sesto, stabilire che tutti possono andare in pensione con 60 anni di età e 40 di contributi. Poi, servono alternative alla desertificazione produttiva: a Taranto serve la bonifica, per l’Alcoa un nuovo compratore, per il Sulcis la sperimentazione di nuove tecnologie”.

Parliamo di politica. C’è stato questo scambio di battute tra Beppe Grillo e Pier Luigi Bersani sul «fascismo del web». Che ne pensa? “A volte la sensazione che il web sia una gigantesca lettera anonima di massa ce l’ho. Un terreno dove non si sviluppano né le critiche né le risposte, il che può contribuire a generare populismo e autoritarismo. Non è un fenomeno che riguarda solo la Rete o Grillo. Il degrado del linguaggio politico in Italia viene da lontano, ricordiamo i toni di Berlusconi e della Lega”.
 

E il grillismo? La spaventa, le interessa? “Il grillismo tiene insieme cose diverse: valori positivi, come una voglia di partecipazione frenata da una politica vecchia, e valori negativi come il populismo e la voglia di buttare via tutto. Su Beppe Grillo dico solo che ho capito che non gli va bene niente, ma non ho capito che cosa vorrebbe fare”.

Il suo collega Raffaele Bonanni ha proposto un Monti bis dopo le elezioni, con un governo di larghe intese. “Sono un po’ stupita: molte volte Bonanni ha criticato l’azione del governo, e poi chiede un bis per Monti. Direi che è contraddittorio, pare quasi un’operazione di schieramento politico, più che una valutazione di merito. Io penso che al nostro paese le larghe intese non facciano bene. È chiaro che in campo ci sono opinioni diverse sul futuro del paese, sulla legalità, sulle tasse, sul lavoro e lo sviluppo. Penso che sia giusto che i cittadini scelgano nella chiarezza”.

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