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FISAC CGIL sul MPS: “Non ci avete convinto”

di Ufficio Stampa CGIL Siena | Gennaio 11, 2013

NON CI AVETE CONVINTO

SPIEGHIAMO LE NOSTRE RAGIONI E LA PROPOSTA ALTERNATIVA

Come FISAC-CGIL non abbiamo firmato l’Accordo Quadro per le motivazioni che abbiamo elencato nel volantino del 20 dicembre 2012 e che illustreremo ai Lavoratori nelle prossime assemblee di valutazione e votazione sull’Accordo.

La nuova Dirigenza Aziendale, piuttosto che affrontare l’attuale situazione economica con politiche tese all’incremento dei ricavi, ha scelto di approfittare della situazione delicatissima per attaccare duramente i Lavoratori.

Riduzione dei diritti, taglio del salario, forzatura delle regole, violazione del Contratto Nazionale, precarizzazione di  centinaia di persone; in pratica si è deciso di “ridimensionare drasticamente” le condizioni di vita e di lavoro di 31000 addetti.     

Per quanto riguarda le esternalizzazioni, non siamo ancora a conoscenza dell’identità e della composizione azionaria della Società all’interno della quale dovrebbero essere collocati i Lavoratori esternalizzati. Tale indeterminatezza rende impossibile valutare la possibilità reale, da parte della eventuale nuova Società, di accogliere organizzativamente 1100 Lavoratori dislocati su ben 8 piazze che correrebbero quindi il rischio di subire nel breve periodo una mobilità rilevante; mobilità difficile da attuare perché esterna ad una grande banca e priva della possibilità di ricollocazione di personale nella rete. Tra l’altro, quanto contenuto nell’Accordo Quadro in materia di “garanzie”, non ne fornisce alcuna riguardo alla riassunzione nel Gruppo nel caso di problemi occupazionali che dovessero sorgere e men che meno in presenza di trasferimento nell’ipotesi di riduzione del numero dei poli.

Il Piano Industriale è prevalentemente incentrato sulla riduzione dei costi, soprattutto di quelli relativi al personale. Per  rilanciare realmente la Banca, occorrerebbe invece:

Ma veniamo ad illustrare la proposta alternativa, elaborata e condivisa unitariamente da tutte le OO.SS. e come tale illustrata più volte all’Azienda nel corso di diversi incontri e, secondo noi, tutt’ora praticabile.

L’obiettivo è quello di sostituire  le esternalizzazioni  con interventi strutturali, di pari entità economica e risolutivi, in quanto in grado di apportare la stessa grandezza di risparmi.

Primo intervento:  ricorso al Fondo di Solidarietà (D.M. 158/00),  attivandolo anche per gli anni 2014/2015 che sono ricompresi nel Piano Industriale. Ciò  consentirebbe l’uscita, con prepensionamento, di  ulteriori 200/230 Lavoratori, che raggiungerebbero il requisito di erogazione alla pensione nel 2018/2019.  Questa opzione porterebbe entro il 2015 ad un  risparmio strutturale aggiuntivo di 15 milioni di euro.

Secondo intervento:  incentivazione all’esodo volontario delle donne col sistema contributivo. L’ipotesi di accordo lo prevede per le Lavoratrici che hanno maturato i requisiti entro il 2012 (potenziali 150 donne),  ma  riteniamo che tale previsione possa essere estesa fino al 2015 (scadenza del Piano Industriale), con un bacino di ulteriori 450 aventi diritto, per un risparmio strutturale aggiuntivo di altri 9 milioni (calcolato su una stima di 150 adesioni effettive).

Terzo intervento:  concessione di un numero più elevato di part-time  e per periodi più lunghi. Per un numero  probabile di 300/400 Lavoratori (pari a l’1-1,5 % della forza lavoro) si avrebbe un risparmio strutturale aggiuntivo di 6/8 milioni.  

Per finanziare tutto ciò:

Non possiamo assolutamente accettare che la partita relativa al nostro Contratto Integrativo si chiuda in questo modo; il confronto va riaperto e vanno ridiscussi e riconquistati ambiti normativi ed economici che non possono essere sacrificati sull’altare della discrezionalità aziendale. Siamo o non siamo in emergenza economica? Perché distruggere la normativa aziendale e non prevedere invece un congelamento solo temporaneo di alcune voci economiche del CIA per poi ripristinarle a fine Piano o al momento del ritorno all’utile e all’erogazione dei dividendi? Che senso ha, invece, accantonare queste voci per distribuirle a pochi e scontentare la gran parte dei Lavoratori?

Le tre misure di cui sopra porterebbero ad ulteriori risparmi annui di circa 20 milioni che nel triennio ammonterebbero a 60 milioni. Tale somma dovrebbe  corrispondere al costo  degli ulteriori 200/230 Lavoratori che entrerebbero nel Fondo e all’incentivo riconosciuto alle Lavoratrici che optassero per il pensionamento col sistema contributivo.

Nessuna tentazione velleitaria e demagogica, ma una proposta praticabile e concreta, che potrebbe ancora modificare il progetto aziendale e la sua impostazione di fondo.

Il nostro obiettivo è dare il nostro contributo per risanare l’Azienda mantenendo gli attuali livelli occupazionali del Gruppo.

Per questo motivo invitiamo tutti i Lavoratori a partecipare alle assemblee e a votare NO all’ipotesi di Accordo Quadro.

Un NO deciso, convinto e numeroso che sia il punto di partenza per una riapertura del confronto con l’Azienda.

                                                                         La Segreteria FISAC CGIL Coord. RSA Banca MPS

Siena, 11 gennaio 2012

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