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Lavoro: Cgil, dati Inps di aprile confermano urgenza riforma universale degli ammortizzatori sociali

di Ufficio Stampa CGIL Siena | Maggio 19, 2015

lavoratoreLavoro: Cgil, dati Inps di aprile confermano urgenza riforma universale degli ammortizzatori sociali

18/05/2015 da www.cgil.it

“In questi anni di crisi il sistema di ammortizzatori sociali ha tutelato oltre un milione di lavoratori e migliaia di aziende, che in assenza di questi strumenti avrebbero visto la perdita del posto di lavoro e il fallimento d’impresa. Se i dati del primo trimestre (si vedano i rapporti dell’Osservatorio Cig Cgil su cig marzo 2015 e Causali aziende cigs marzo 2015) dimostrano che il volume delle ore di Cig conferma l’assenza di attività produttiva, essendo in presenza di autorizzazioni a zero ore per potenziali 330 mila posizioni lavorative dalle prospettive sempre più incerte, i dati di aprile diffusi oggi dall’Inps segnano un nuovo rialzo (+ 3,6%) delle ore autorizzate, nonostante il crollo della deroga. Le riforme se fatte in stagioni di crescita hanno una loro efficacia, fatte nella crisi rischiano di determinare solo tagli ed esclusione”. Così Serena Sorrentino, segretario confederale della Cgil, a seguito della diffusione dei dati Inps.

“Siamo tuttavia ad un punto cruciale – prosegue Sorrentino – in ragione di alcune questioni aperte: la fine della deroga e la mancata sostituzione di uno strumento che copra i settori scoperti da Cig; il mancato rifinanziamento dei contratti di solidarietà difensivi; l’approssimarsi della scomparsa della mobilità ed il suo assorbimento nella Naspi”.
“Ad oggi – spiega – siamo ancora in attesa dei pagamenti per la deroga del 2014 in molte regioni, per le quali anche il recente decreto di sblocco dei fondi non sarà sufficiente a coprire il fabbisogno reale, producendo il fatto che molti lavoratori, seppur coperti da accordi di cassa in deroga, non si vedranno riconosciute le indennità. E questo giustifica il dato diffuso oggi di un – 77,3% delle autorizzazioni per la Cig in deroga”.

“Ancora incerto – aggiunge la dirigente sindacale – è il destino degli accordi del 2015 e, in assenza dei contratti di solidarietà, molte aziende si trovano senza nessuno strumento di riorganizzazione che consenta di uscire dalla crisi e agganciare una timida ripresa, che per ora non ha effetti significativi sull’occupazione e sui fatturati aziendali”. “Lo dimostrano i tavoli di crisi aperti presso i ministeri dello Sviluppo economico e del Lavoro, le decine di crisi aziendali che ogni giorno sono alla ribalta della cronaca e per le quali, in assenza di strumenti, non c’è altra risoluzione che la fine del lavoro”. Per Sorrentino “occorre considerare che la crisi continua a non pesare su tutti allo stesso modo, e certo non va meglio per chi è in cassa integrazione e continua a perdere salario: ogni lavoratore in Cig a zero ore nel 2015 ha già perso oltre 1.900 euro al netto delle tasse, e si è già determinata una riduzione nel monte salari di oltre 650 milioni di euro netti nelle tasche dei lavoratori coinvolti“.

Come ricorda la segretaria confederale, le richieste della Cgil al governo in vista dell’avvio della discussione del decreto sul riordino degli ammortizzatori sociali, contenuto come delega del Jobs Act, sono chiare e semplici:

  • rifinanziare e generalizzare i contratti di solidarietà espansivi e difensivi;
  • evitare la proliferazione dei fondi di solidarietà previsti dalla legge 92/2012 estendendo la cassa integrazione come forme di tutela in costanza di rapporto di lavoro a tutte le imprese (che dovranno contribuire al nuovo ammortizzatore in misura congrua per settore) e a tutti i lavoratori, garantendo una durata dei trattamenti misurata sulla durata dei piani di riorganizzazione o ristrutturazione aziendale e dei relativi accordi sindacali;
  • prevedere sempre che alle misure di politica passiva si accompagni una misura di politica attiva;
  • nominare il comitato di gestione del fondo di solidarietà residuale per rendere accessibili le risorse accantonate in questi mesi da gran parte delle imprese, bloccate a causa dell’inadempienza di questo obbligo da parte del ministero del Lavoro, e garantire così la definizione e l’accesso alle prestazioni per chi ha versato in questi mesi al fondo;
  • rifinanziare gli ammortizzatori in deroga fino all’entrata a regime del nuovo sistema, affinché nessun settore, dimensione di impresa e lavoratore rimanga scoperto da forme di sostegno in caso di sospensione dell’attività;
  • correggere il decreto sulla Naspi estendendo a tutti, senza distinzioni, la tutela nei confronti della disoccupazione involontaria.

“Ci sembra che il governo vada nella direzione opposta” commenta Sorrentino, secondo cui “come al solito l’idea di estensione dell’esecutivo, come per le ‘tutele crescenti’ e la ‘Naspi’, è quella di ridurre le coperture dicendo di avere esteso i benefici, ma i lavoratori sono consapevoli che stanno perdendo diritti e tutele”. Per questo, prosegue, “la nostra reazione, oltre che con la contrattazione e la mobilitazione, sarà di una proposta radicalmente alternativa: quella di un Nuovo Statuto dei diritti per tutte le lavoratrici e i lavoratori”. “Sentiamo parlare di riduzione delle durate, di proliferazione di fondi, di meccanismi che penalizzano le imprese che più ricorrono alla cassa integrazione e i lavoratori coinvolti, ma il Ministro – chiede la dirigente sindacale – come pensa che si possano fare le ristrutturazioni aziendali per agganciare la crescita? Se la sua soluzione è quella dei licenziamenti a basso costo – conclude – la nostra è quella degli accordi a tutela dell’occupazione, e pare proprio che il sindacato per il momento sia messo meglio del governo”.

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