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CGIL Siena su “ius soli”: “Approvazione legge atto di civiltà”

di Ufficio Stampa CGIL Siena | giugno 16, 2017

CGIL Siena su “ius soli”: “Approvazione legge atto di civiltà”

Siena, 16 giugno 2017 – Rimaniamo sbigottiti davanti ai tanti populismi che in questi giorni si agitano nel nostro paese, e tra le tante iniziative non possiamo fare a meno di evidenziare la campagna che le forze di destra stanno portando avanti contro il testo di legge in discussione in Senato sull’introduzione dello “ius soli”. Ad oggi, nel nostro ordinamento, per quanto riguarda il diritto di cittadinanza alla nascita esiste solo lo “iure sanguinis”, che la riconosce solamente per discendenza da genitori italiani, come se il nostro sangue non fosse già da generazioni meticcio!

Riteniamo poi assurde ed estremamente pericolose le dichiarazioni del Segretario di Forza Nuova Siena, che denuncia l’obbiettivo di “estirpare ogni senso di appartenenza ed identità” e di “uccidere la patria e i suoi figli”.

Noi crediamo convintamente che vivere in Italia da cittadini significhi impegnarsi quotidianamente nel rispetto delle leggi e della nostra Costituzione, lavorare, pagare le tasse, versare i contributi per permettere che il sistema si mantenga in equilibrio, poter partecipare alla vita democratica del nostro paese, questo a prescindere dalla nazionalità di ciascuno o dal colore della pelle. Vorremmo sapere cosa si pensa di tutti quei cittadini che quotidianamente evadono le tasse e aggirano le leggi dello Stato, non pochi visti i 113 miliardi di evasione annua nel 2016! Per loro il senso di appartenenza allo Stato/Patria non conta?

Nel nostro Paese i lavoratori stranieri contribuiscono in maniera importante alla determinazione del prodotto interno lordo, circa 3 miliardi, ed in molti casi sostituiscono gli italiani in lavori considerati poco appetibili, vedi il lavoro di cura e non solo… Quale può essere quindi il giusto paramento per considerare un cittadino veramente italiano?

Dovremmo imparare dai nostri figli, le cui classi sono ormai multietniche e multirazziali; passa infatti dalla scuola l’esperienza di una vera integrazione. Nella quotidianità la cittadinanza viene acquisita con la conoscenza della lingua, con il condividere le tradizioni, con l’esigenza di fare gruppo. Perchè un bambino nato e cresciuto in Italia da genitori con un lavoro e con permesso regolare non dovrebbe acquisire i diritti e i doveri di un cittadino italiano?

La questione dell’immigrazione non può essere usata per populismi di bassa lega a fini prettamente propagandistici, anche perchè è e sarà sempre di più una realtà con cui dovremo confrontarci apertamente e senza pregiudizi. Una società multietnica che favorisce la partecipazione e la condivisione potrà solo arricchirci.

CGIL Siena

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