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Crisi: Camusso, l’esecutivo nega le sue responsabilità, necessario un cambio al vertice

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 5, 2011

Crisi: Camusso, l’esecutivo nega le sue responsabilità, necessario un cambio al vertice
In una intervista al quotidiano ‘la Repubblica’ il Segretario Generale della CGIL afferma “la crisi è internazionale, ma lo spread dimostra che l’Italia rappresenta un caso”, il mercato spiega “non ha fiducia né in questo governo, né nella manovra che ha appena varato”. Anticipare la manovra sarebbe “una spirale verso il peggio”
» Incontro tra Parti Sociali del 4 agosto 2011 – Nota della Segreteria Generale della CGIL
» La fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze – Articolo del Segretario Generale della CGIL su ‘l’Unità’
05/08/2011 da www.cgil.it

Il governo non ha capito la gravità della situazione e Berlusconi continua ad essere parte del problema. Susanna Camusso, leader della CGIL, è uscita dall’incontro di Palazzo Chigi con la convinzione che non ci siamo affatto. Già molto critica sul discorso del premier alle Camere, nel vertice con le parti sociali – ha detto – «è andata ancora peggio».

Eppure voi, sindacati e imprese, avete presentato un programma in sei punti che il governo ha detto di considerare come base per l’accordo e alla concertazione sono stati fatti grandi plausi. Cos’è che non la convince?
«Il fatto che nulla sia cambiato: Berlusconi continua a dire di aver fatto tutto il possibile e tutto bene, che la colpa è di chi non lo lascia lavorare e dei media che danno dell’Italia un’immagine negativa, generando un blocco psicologico che frena consumi e ripresa. Sostiene che la crisi sia globale: anzi che noi stiamo meglio degli altri. E dal 2008 che assistiamo a questo film, sarebbe ora di smetterla. Come si può pensare che questo governo, che nega le sue responsabilità, possa davvero realizzare l’agenda proposta?».

Qualche ragione, sulla globalità della crisi, il governo potrebbe averla, visto che ieri sono crollate tutte le Borse, non solo la nostra.
«Non c’è dubbio che la crisi sia generale e che l’Europa, con le sue lentezze, abbia delle responsabilità. Ma io più che agli indici guarderei allo spread: è lì che si misura la credibilità del Paese ed è lì che l’Italia rappresenta un caso. Il mercato non ha fiducia né in questo governo, né nella manovra che ha appena varato»

Alla CGIL quella manovra non è mai piaciuta, ma ora anche la BCE ci chiede di anticiparla. Cosa ne pensa?
«Che non va bene, perché la manovra è sbagliata. Non solo: è una delle ragioni della mancata credibilità dell’Italia perché – pesando solo sulla fascia debole della popolazione e non toccando la finanza e le grandi ricchezze – non crea sviluppo, ma solo depressione. Anticiparla significherebbe affossare un Paese che si trova già in una situazione di grande debolezza e condurlo verso un maggiore debito: una spirale verso il peggio. E dal punto di vista sociale – considerata l’anticipazione dei tagli alle deduzione e detrazione previste per il 2013-14 – significherebbe uccidere il welfare e aumentare le tasse per i lavoratori dipendenti e pensionati, con conseguenze devastanti per i più deboli».

Lei cosa propone?
«Riforma urgente del fisco, lotta all’evasione, imposte sulle grandi ricchezze, spostamento delle risorse a favore di imprese e reddito da lavoro. I punti che abbiamo scritto assieme nel programma consegnato al governo, privatizzazioni a parte».

Perché siete contrari alla privatizzazioni visto che permetterebbero di frenare il debito in tempi stretti?
«Perché non è vero che liberalizzando tutto funziona meglio e perché vendere adesso significherebbe soprattutto svendere pezzi del Paese. Il settore pubblico non deve uscire dall’economia, come non si devono spingere comuni e regioni ad una privatizzazione forzata dei servizi».

I vostri sei punti e gli otto del governo per molti aspetti coincidono. Perché lei dice che il governo non ha ancora capito?
«Perché si è appropriato del messaggio fornito, ma non vedo alcuna convinzione di mettere mano al sistema. Affrontare la svolta necessario a creare sviluppo impone un cambio totale di filosofia, uno scatto. Ma questa non è la prima manovra depressiva che il governo fa: ha sempre puntato al solo rigore dei conti, alla centralizzazione che sconfina nell’immobilità. Non vedo come ora, lo stesso esecutivo, possa invertire le priorità. Credo che un cambio al vertice resti necessario».

La pensano così anche le altre parti sociali?
«Posso solo dire che tutti sono preoccupati e che all’uscita del vertice lo sconcerto era generale. Per quanto mi riguarda ho anche un’altra preoccupazione: se la situazione peggiora ci verranno a dire che serve un’altra manovra. Sempre a carico dei cittadini, sempre a carico delle fasce più deboli. E di manovra in manovra si arriva al disastro sociale».

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Crisi: Camusso, il Cavaliere ormai è il problema, vada via come Zapatero

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 2, 2011

Crisi: Camusso, il Cavaliere ormai è il problema, vada via come Zapatero
In una intervista al quotidiano ‘La Stampa’ il Segretario Generale della CGIL ribadisce che per risollevare il Paese è necessario: “creare nuovo lavoro, partendo dalle infrastrutture al Sud e da un utilizzo accorto dei fondi europei; dare un segnale di rigore nel senso della legalità” e terzo, “un intervento sulle grandi ricchezze”
» Camusso, pronti a confronto ma cambiare manovra
» La fiducia può tornare solo riducendo le diseguaglianze – Articolo del Segretario Generale della CGIL su ‘l’Unità’
» Camusso, serve un piano energetico, allentare il patto per i comuni – Intervista su il ‘Sole 24 Ore’
» Volantone accordo interconfederale – 28 giugno 2011
02/08/2011 da www.cgil.it

Segretario Camusso, il premier ha deciso: sulla crisi andrà a riferire in Parlamento e parteciperà all’incontro con voi e con le imprese. Provi a mettersi nel suoi panni. Cosa farebbe?
«Il gioco di ruolo mi risulta difficile. Diciamo che se fossi nei suoi panni mi dimetterei».

Lei crede che un governo tecnico ci darebbe più credibilità di fronte ai mercati?
«Non sta a me entrare nel merito delle soluzioni, abbiamo un ottimo Presidente della Repubblica deputato a farlo. Occorre però dire con onestà che ormai il governo è parte del problema; che la migliore soluzione per uscire dall’impasse sarebbe ridare voce ai cittadini e alla politica. Quello della Spagna di Zapatero di andare a elezioni a novembre mi pare un ottimo esempio. Sono convinta che i mercati non la valuterebbero negativamente».

Le disavventure giudiziarie che hanno investito Tremonti hanno peggiorato le pressioni dei mercati?
«Le risulta ci sia più un ministro dell’Economia? A me pare piuttosto silente».

Segretario, mi perdoni. Il momento non richiederebbe un atteggiamento meno pregiudiziale?
«Sono pronta a farmi stupire, ma se le dicessi che sono ottimista sarebbe una bugia. Questa sarebbe la terza manovra economica senza crescita».

Manovra? Crede che il governo proporrà un nuovo decreto?
«Allo stato non ho idea di come intenda presentarsi. L’unica cosa che il governo non può permettersi è una carrellata di fronte alle telecamere o presentarci un’agenda generica come quella che vedo snocciolare al ministro Sacconi. Sui mercati potrebbe rivelarsi un boomerang».

Cosa non le piace delle proposte di Sacconi?
«Porre l’accento su questioni come lo Statuto dei lavori o il diritto di sciopero sarebbe solo un ottimo modo per dividere le parti sociali».

Insisto: lei cosa farebbe?
«Anzitutto occorre creare nuovo lavoro, partendo dalle infrastrutture al Sud e da un utilizzo accorto dei fondi europei. E poi bisogna dare un segnale di rigore, ma nel senso della legalità: contro la corruzione negli appalti, ad esempio. Terzo: un intervento sulle grandi ricchezze».

Una patrimoniale, insomma.
«Come si fa in Francia da molto tempo».

Tagli alla spesa pubblica? I mercati hanno giudicato negativamente la decisione di annacquare la stretta alle pensioni.
«Basta con i tagli alla spesa sociale. La nostra spesa pensionistica è in linea con gli altri grandi Paesi europei. E poi, a forza di allungare l’età pensionabile, stiamo massacrando l’occupazione giovanile».

Segretario, siamo ancora il Paese europeo che intermedia più spesa pubblica in rapporto al PIL.
«Non è così. Siamo ai livelli di Francia e Germania».

Sui tagli alla spesa la sua organizzazione è sempre timida. Non crede che potremmo fare a meno delle Province?
«Le Province assolvono alcuni compiti non irrilevanti, ad esempio in materia di orientamento al lavoro. Se mi spiegano seriamente a chi attribuiscono questi compiti, ne possiamo discutere. Di certo la soluzione non può essere affidare quei servizi ai Comuni, sarebbe solo una moltiplicazione di costi».

Lei citava il tema dei fondi europei e della crescita al Sud. E uno dei punti sui quali il governo si è impegnato di più. O no?
«Sì, è vero. A parole. Hanno promesso il finanziamento prioritario della linea ferroviaria Napoli-Bari-Reggio. Le risulta sia partito un cantiere?»

No. A loro discolpa va detto che riorientare i fondi attribuiti alle Regioni non è semplice.

«E’ una finzione. La Lega non crede allo sviluppo del Sud. I fondi per le infrastrutture quando ci sono – vanno al Nord. Altrimenti si organizzano pagliacciate come i ministeri a Monza».

E’ vero che incontrerà il segretario del Pdl Alfano?
«Non mi risulta mi abbia chiesto un appuntamento. Ma sono prontissima a vederlo».

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Crisi: raffica di bocciature per governo, serve svolta

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 29, 2011

Crisi: CGIL, raffica di bocciature per governo, serve svolta
Per la Confederazione i dati diffusi oggi da ISTAT, Svimez e Centro studi Confindustria su occupazione, produzione industriale e Mezzogiorno “certificano il fallimento delle politiche del Governo” per questo la mobilitazione proseguirà in autunno “per cambiare norme sbagliate e per una svolta politica, economica e morale”
29/07/2011 da www.cgil.it

“Una raffica di bocciature per le politiche del governo sull’occupazione e sullo sviluppo che rendono urgente una svolta”. E’ questo il commento del Segretario Confederale della CGIL, Fulvio Fammoni, in merito ai dati diffusi oggi da ISTAT, Svimez e il centro studi di Confindustria.

Secondo i dati diffusi oggi dall’ISTAT, infatti, l’occupazione nelle grandi imprese a maggio, su base annua, è risultata in calo dello 0,6% al lordo dei dipendenti in Cassa integrazione guadagni (CIG) e dello 0,4% al netto della Cassa. A confronto con aprile, in base a dati destagionalizzati, l’occupazione rimane invece invariata, al lordo della CIG, e diminuisce dello 0,1% al netto.

Per quanto riguarda la produzione industriale, il Centro studi di Confindustria rileva come a luglio sia diminuita dello 0,4% rispetto a giugno, mese in cui è stato stimato un incremento dello 0,2% su maggio. “Il livello di attività – sottolinea il CSC – risulta del 16,9% inferiore al picco precrisi (aprile 2008) e in recupero del 12,4% dai minimi di marzo 2009”. Dunque, secondo Confindustria, il dato di luglio testimonia l’arresto della debole ripresa industriale italiana, in un contesto di progressivo rallentamento globale, che frena la domanda estera, e di una stagnazione della domanda interna.

Nel merito, Fammoni osserva, come le rilevazioni dell’istituto statistico sull’occupazione nelle grandi imprese e quelle del CSC “confermano che con l’attuale trend produttivo e di sviluppo non solo non si recupera l’occupazione persa dall’inizio della crisi, ma – prosegue – si continua a perdere lavoro e si rischia concretamente di non recuperare tutto il bacino della Cassa integrazione”. Così come, prosegue il dirigente sindacale, “si conferma l’immagine di uno sviluppo bloccato, di impoverimento di lavoratori e famiglie e delle conseguenti ripercussioni sui consumi, sulla produzione e sull’occupazione”.

Uno sguardo al Mezzogiorno. “Si ribadisce e si lancia un vero e proprio allarme di emergenza nazionale per giovani e Mezzogiorno”, afferma Fulvio Fammoni commentando le anticipazioni del Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, che verrà presentato il prossimo 27 settembre. Lo studio rileva come nel Sud dell’Italia è “emergenza giovani: due su tre sono a spasso”, ossia senza un’occupazione, e oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia. Dunque, nel Mezzogiorno, secondo i dati del Rapporto Svimez, il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%).

“Una tendenza ed una realtà che come CGIL denunciamo da anni” ribadisce Serena Sorrentino, Segretaria Confederale della CGIL, con delega alle Politiche di Coesione Economica e Sociale del Mezzogiorno. “Stiamo assistendo – spiega – ad una progressiva divaricazione del Sud dal CentroNord con il rischio di irreversibilità”. Tutti gli indicatori economici e sociali, continua la dirigente sindacale “dicono che il Sud non può più sostenere socialmente questa crisi e le mancate risposte del Governo” inoltre, le politiche di tagli lineari, il federalismo pasticciato, l’appropriazione indebita dei FAS e dei Fondi strutturali, avverte Sorrentino “stanno impedendo la ripresa economica: al Sud ci vorranno vent’anni per tornare a crescere ai livelli pre-crisi, con una disoccupazione giovanile al 25%”.

Ed è proprio alla luce di queste cifre, che descrivono un quadro drammatico per l’Italia sia sotto il punto di vista produttivo che occupazionale che Fammoni afferma “serve una svolta: ci si deve occupare di sviluppo, di tenuta ed estensione delle tutele, di politiche industriali ed infrastrutturali, di riforma fiscale non a favore dei più ricchi ma dei lavoratori dipendenti e dei pensionati”. Una svolta che viene chiesta a gran voce da tutti, come sottolinea il Segretario Confederale della CGIL, “ma il governo fa l’esatto contrario”. Per questo motivo, ricorda Fammoni, la CGIL ha avanzato e avanzerà proposte alternative e si è mobilitata contro la manovra. Una mobilitazione che, conclude il dirigente sindacale “continuerà in crescendo per tutto l’autunno per cambiare norme sbagliate e per una svolta politica, economica e morale”.

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Riforma apprendistato: un risultato importante frutto delle parti sociali

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 29, 2011

Lavoro: CGIL, riforma apprendistato è risultato importante frutto delle parti sociali
Positivo per la Confederazione il testo approvato per la riforma dell’apprendistato. Tuttavia per il sindacato “il lavoro non è finito: entro settembre necessario riformare istituti stage e tirocini e intervenire sui contratti di collaborazione”
28/07/2011 da www.cgil.it

“Si è raggiunto un risultato importante che dimostra quanto conti un ruolo vero e da protagonista delle parti sociali che ha costretto il governo a dover trattare”. E’ quanto afferma il Segretario Confederale della CGIL, Fulvio Fammoni, dopo il via libera da parte del consiglio dei ministri della riforma dell’apprendistato. “Quando giudicammo non condivisibile il primo testo – ricorda il sindacalista – avanzammo proposte di modifica che molti liquidarono come un modo per non raggiungere l’intesa: il testo definitivo dimostra invece che gran parte di quelle proposte sono state accettate”.

In sintesi, il testo approvato oggi dal Consiglio dei ministri, prevede quattro ipotesi di apprendistato: apprendistato per la qualifica e il diploma professionale per gli under 25 con la possibilità di acquisire un titolo di studio in ambiente di lavoro; apprendistato di mestiere per i giovani tra i 18 e i 29 anni che potranno apprendere un mestiere o una professione in ambiente di lavoro; apprendistato di alta formazione e ricerca per conseguire titoli di studio specialistici, universitari e post-universitari e per la formazione di giovani ricercatori per il settore privato e infine, la quarta tipologia riguarda, l’apprendistato per la riqualificazione di lavoratori in mobilità espulsi da processi produttivi.

Nel merito del provvedimento, secondo Fammoni, la nuova legislazione è “obbiettivamente un positivo avanzamento” rispetto alla normativa in vigore, soprattutto per i lavoratori apprendisti, infatti: la durata massima cala a 3 anni dai 6 attuali; è prevista una durata minima; il contratto nazionale è l’unico titolato ad intervenire sulla materia; la quantità di ore di formazione ritorna congrua; viene ripristinato in modo corretto il repertorio delle professioni e la certificazione pubblica; infine, non si potrà più sommare fra loro forme di decremento del salario dell’apprendista. Fa parte del testo, inoltre, continua il dirigente sindacale, “la possibilità che i contratti prevedano la conferma di una quota di apprendisti come condizione per poter procedere a nuove assunzioni: una norma – sottolinea Fammoni – volta alla stabilizzazione che non è certo usuale con questo Governo”.

Rimangono però punti che la CGIL giudica “non positivi”, e che, avverte il dirigente sindacale “abbiamo evidenziato e cercheremo di recuperare con la contrattazione”, ma non c’è dubbio, prosegue Fammoni “che un accordo che rappresenta sempre un compromesso fra interessi differenti rappresenti un positivo risultato di avanzamento”. Tuttavia il lavoro, annuncia il Segretario Confederale CGIL, “non è finito: tutti concordano sul ruolo anomalo e di sbagliata concorrenza degli attuali stage e tirocini e c’è un impegno per una nuova normazione per questi istituti contestualmente all’avvio del nuovo apprendistato”. Secondo Fammoni “sarebbe incomprensibile e autolesionista non trovare una soluzione entro settembre, così come resta l’esigenza – conclude – di intervenire sui contratti di collaborazione e questo sarà il nostro prossimo impegno”.

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DDL caporalato: soddisfatte FLAI e FILLEA

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 29, 2011

Presentato al Senato il DDL sul caporalato
Prevede da 5 a 8 anni di reclusione per gli intermediari che nei campi e nei cantieri vendono e sfruttano in modo illecito l’attività lavorativa di centinaia di migliaia di persone

Le Organizzazioni Sindacali FLAI (lavoratori agricoli) e FILLEA (edili) CGIL Siena esprimono soddisfazione per la presentazione presso il Senato ad opera del gruppo parlamentare del Partito democratico del DDL 2584 sul caporalato.

Il DDL – che è stato già sottoscritto da molti senatori appartenenti a partiti sia di maggioranza che di opposizione – è il frutto di una battaglia sindacale che la FLAI, la FILLEA e la CGIL hanno intrapreso all’inizio dell’anno e che aveva come fine ultimo proprio quello di spingere il Parlamento a formulare una legge che rendesse il caporalato un reato penale.

Ricordiamo infatti che l’agricolo e l’edilizia sono i settori maggiormente colpiti dal fenomeno del caporalato: centinaia di migliaia di lavoratori, soprattutto migranti, privati di ogni diritto e ridotti in schiavitù.

“Riteniamo – spiegano Paola Bittarello e Fabio Seggiani, Segretari Generali rispettivamente della FLAI e della FILLEA senesi – che le iniziative promosse in giro per l’Italia, come quella che si è tenuta a Siena il 14 giugno scorso, siano state un contributo importante affinchè si realizzasse questo primo risultato”.

“La strada affinché il caporalato sia definitivamente sconfitto è ancora lunga – continuano i sindacalisti – perciò ci appelliamo perché anche da Siena arrivi un’ulteriore spinta in questa direzione, auspicando una presa di posizione da parte delle Associazioni di categoria, a partire da quelle agricole e dell’edilizia”.

“Anche a Siena non abbasseremo la guardia – concludono i Segretari – e continueremo a sostenere la battaglia per sconfiggere il caporalato fino all’approvazione definitiva della legge”.
Siena, 28 luglio 2011

Argomenti: caporalato, FILLEA, FLAI |

Il comunicato stampa congiunto di imprese e sindacati sulla crisi

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 28, 2011

Comunicato_Stampa_congiunto_crisi.pdf

Argomenti: CGIL |

Crisi: Camusso, Paese depresso, ora una scossa

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 28, 2011

Crisi: Camusso, Paese depresso, ora una scossa
Imprese e sindacati lanciano un appello comune al governo chiedendo subito un Patto per la crescita, per dare un segnale di discontinuità ed evitare che la dinamica dei mercati finanziari porti a una situazione insostenibile per il paese. Il Segretario Generale della CGIL in una intervista a ‘La Repubblica’ afferma “non c’è unità di vedute sulla possibilità di un esecutivo tecnico, ma siamo tutti d’accordo che la situazione è grave. Il governo non si rende conto della serietà del momento, infatti parla d’altro”
28/07/2011 da www.cgil.it

Tutti insieme perché la situazione è grave, la depressione che offusca il paese è «insopportabile» e la mancanza di credibilità all’interno e all’esterno esige «un’azione immediata, una svolta». Tutti insieme soprattutto perché ora «non c’è più tempo da perdere». Vedere la firma di Susanna Camusso, leader della CGIL sotto un documento che chiede «discontinuità» con l’azione di governo, non stupisce nessuno. Ma questa volta il suo nome è in ampia e variegata compagnia.

Segretario Camusso, che effetto le fa questa marea di firme sotto un documento così critico?
«Mi dà il senso della gravità della situazione, una gravità di cui tutte le parti sociali sono consapevoli, ma di cui il governo non si rende conto, visto che ha ripreso a parlare d’altro. Ma mi fa anche pensare che se ci fossimo mossi assieme prima, se non si fosse subìto, accettato e aspettato tanto, non saremmo arrivati a questo».

Nella nota comune si parla di discontinuità. Cosa s’intende di preciso?
«In generale che le politiche finora seguite non vanno bene»

Tutto qui?
«È chiaro che, fosse stato per noi, saremmo stati più espliciti, non è da ora che chiediamo al governo di andarsene. La nota è frutto di una mediazione, ma dà il segnale di quanto sia grave e generalizzata la preoccupazione per questo quadro economico e sociale. Tutti quelli che hanno firmato il documento chiedono un patto per la crescita che non c’è. Come non c’è occupazione e nemmeno credibilità del paese. C’è solo il vuoto: Tremonti, dopo la manovra, è sparito dalla scena. E il governo che dice, che pensa delle azioni della UE o delle conseguenze della situazione americana?».

D’accordo, ma tutti quelli che hanno firmato la nota pensano o no ad un governo tecnico?
«Su questo punto non c’è unità di vedute, le opinioni sono troppo differenti per fare un discorso collettivo che non è ancora maturato e non so se mai maturerà. Per ora c’è un forte spirito collettivo, la voglia di reagire alla depressione».

Cosa vi aspettate da questa presa di posizione comune?
«Se fossimo un paese normale con un governo normale questo documento aprirebbe un confronto sulle politiche per la crescita e, per quanto ci riguarda, per la ridistribuzione del reddito. Ma temo che paese e governo non siano normali».

E allora?
«Allora riapriremo noi l’agenda. Ci eravamo fermati sugli ammortizzatori sociali, ma riprenderemo il lavoro partendo dalle infrastrutture, dagli investimenti, dalla necessità di evitare la svendita di questo paese. Per quanto ci riguarda partiremo dalla manovra, che oltre a non aver tranquillizzato i mercati, è insopportabilmente depressiva e quindi inaccettabile».

Siete tutti d´accordo su questo giudizio?
«Non è messo nero su bianco, ma è così».

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CONTRATTO ARTIGIANI AREA CHIMICA-CERAMICA: SIGLATA L’IPOTESI DI ACCORDO

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 26, 2011

CONTRATTO ARTIGIANI AREA CHIMICA-CERAMICA: SIGLATA L’IPOTESI DI ACCORDO

Erano addirittura scaduti alla fine del 2008 i due contratti nazionali di lavoro dell’artigianato relativi sia alle aziende dei settori della chimica, gomma-plastica e vetro che della ceramica, terracotta, gres e decorazione piastrelle.

Ma alla fine i sindacati del settore Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil e le associazioni datoriali degli artigiani (Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai) sono riusciti a fare il miracolo: da due contratti è scaturita una intesa unica per l’intera area chimica e ceramica, che riguarda quasi 100.000 addetti, impiegati in poco più di 40.000 imprese artigiane sparse in tutto il paese. Il contratto unico – fanno notare i sindacati – valorizza le specificità dei due settori, lasciando in questa fase inalterate le diversità relative ai minimi contrattuali.

Infatti, nella tarda serata di ieri, lunedì 25 luglio a Roma, è stata siglata l’ipotesi di accordo per il contratto triennale che scadrà il 31 dicembre 2012. L’intesa prevede un aumento medio mensile di 89,50 euro per il settore chimico, gomma-plastica e vetro e di 84,50 euro per quello della ceramica, gres, terracotta e decorazione piastrelle (in entrambi i casi le decorrenze partono dal 1 settembre 2011).

Prevista inoltre una “una tantum” di 150 euro per il settore chimico, gomma-plastica e vetro e di 100 euro per quello della ceramica, gres, terracotta e decorazione piastrelle.

Soddisfatti i sindacati per gli importi economici individuati e soprattutto perchè “l’intesa – commentano Delia Nardone, Angelo Colombini, Renato Spelta, rispettivamente Segretari nazionali di Filctem, Femca, Uilcem – rappresenta una concreta, sia pur parziale, risposta a difesa del salario dei lavoratori del settore, messo a dura prova dalla crisi in atto”.

Quattro in particolare le novità per la parte normativa: il potenziamento dell’Osservatorio di settore  che promuoverà e monitorerà, passo dopo passo, la contrattazione regionale di secondo livello e le attività delle rappresentanze territoriali per la sicurezza; la conferma, non scontata in apertura del negoziato, del tetto del 15% relativo ai contratti a tempo determinato proprio per dare un colpo alla precarietà anche in questo difficile comparto; la costituzione – è la prima volta – di un Fondo integrativo sanitario che prevede l’estensione delle sue prestazioni, oltre ai lavoratori “a termine”, anche a quelli a tempo determinato di durata pari a 12 mesi; l’ampliamento del piano formativo settoriale con particolare riferimento ai temi inerenti la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, prevedendo un monte ore retribuito di 28 ore/anno.

26 luglio 2011

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Statuto dell’Università: “meccanismo ancora poco rassicurante”

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 25, 2011

Il testo del nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Siena approvato dal Senato Accademico venerdì scorso riapre le porte alle istituzioni all’interno del Consiglio d’Amministrazione. In linea di principio l’art. 32 va nella giusta direzione, direzione che dovrà essere comunque riconfermata in quanto, a nostro modo di vedere, il meccanismo rimane farraginoso e poco rassicurante sulla propria fattività.
Il legame importante con il territorio, dalle sue origini ad oggi, da noi ribadito più volte come indispensabile, rafforza l’Università e la sostiene non minando l’autonomia dell’Ateneo.
L’approvazione del nuovo Statuto è un momento importante dove si disegna la governance futura; la responsabilità generale, della comunità accademica, delle istituzioni, del territorio, è tale da dover essere impiegata nel mantenimento dell’Ateneo, dalla qualità didattica ai servizi, dal personale alle necessità degli studenti.
La situazione che l’Università sta vivendo la porterà probabilmente a scelte difficili che dovranno necessariamente essere condivise, dovranno essere gestite in sinergia con tutti i soggetti e con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali.

CGIL Siena

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Genova dieci anni dopo: in piazza per una società diversa

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Luglio 25, 2011

Genova dieci anni dopo: in piazza per una società diversa
Al lungo corteo colorato e pacifico, che ha attraversato la città ligure, numerose le bandiere della CGIL. Il sindacato rivendica la necessità di riprendere quel percorso già avviato nel 2001 per costruire una strada economica e sociale alternativa ai modelli neoliberisti e per uscire dall’attuale crisi globale » FOTO – VIDEO
» Genova 2011: CGIL, un’altra economia, un’altra società per uscire dalla crisi globale
» Speciale: Genova 2001-2011
23/07/2011 da www.cgil.it

Dieci anni fa le violenze del G8 di Genova, oggi in piazza migliaia di persone per ricordare, ma anche per guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire. ‘Loro la crisi, noi la speranza’ è questo lo slogan dello striscione dietro al quale i manifestanti hanno sfilato oggi per le vie di Genova a dieci anni da quei terribili fatti che hanno visto nel capoluogo ligure la sospensione della democrazia.

Il lungo corteo pacifico e colorato, ha cominciato a prendere forma, già nel primo pomeriggio, attorno alle quattro piazze tematiche allestite a Sampierdarena. Quattro piazze in cui si è discusso di lavoro, di pace e guerra, di beni comuni e di immigrazione. Partendo poi da Piazza Montano il corteo ha sfilato per via Cantore, via Buozzi, Via Adua, fino a raggiungere piazza Caricamento concludendosi, in tarda serata, con il concerto dei Modena City Ramblers.

A colorare il corteo anche le bandiere rosse della CGIL. La Confederazione, che ha partecipato al lungo percorso del decennale del G8, ha ribadito l’importanza di questa giornata di mobilitazione. Per la CGIL vanno ancora ricercate e denunciate le responsabilità politiche di quelle giornate, e inoltre proprio da Genova si può progettare un mondo diverso, che metta al centro il lavoro e le necessità delle persone.

“Bisogna riprendere le analisi affrontate dal movimento nel 2001 e provare a ricostruire una proposta e un movimento che la sostenga, dalle larghe alleanze, di cui il sindacato ne è una parte importante, per trasformare l’attuale modello di sviluppo” ha dichiarato Leopoldo Tartaglia, coordinatore del dipartimento politiche globali della CGIL Nazionale. Il dirigente sindacale dalla testa del corteo, ha sottolineato ai microfoni della CGILtv come “la critica espressa dal movimento, e portata avanti negli anni dai grandi forum sociali, contro i modelli di sviluppo neoliberisti, si sia verificata ‘magicamente’ vera in questi anni, in cui è esplosa la crisi globale e le disuguaglianze nel mondo sono cresciute”. E’ proprio per uscire dalla profonda crisi economica e sociale che, investe il nostro paese, che secondo la CGIL è importante elaborare una strada alternativa, basata “sulla pace, i diritti, la democrazia, i beni comuni e una società multietnica”.

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