cgil siena

Manovra: CGIL, al via petizione per salvare feste civili

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 20, 2011

Manovra: CGIL, al via petizione per salvare feste civili
Norma va cancellata per preservare memoria e identità paese
19/08/2011 da www.cgil.it

Spostare o accorpare alla domenica le festività civili e laiche “colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro”, producendo per altro un “irrisorio beneficio economico”. Per cancellare questa scelta contenuta nella manovra la CGIL lancia oggi una petizione per salvaguardare le tre ricorrenze in discussione – il giorno della Liberazione, quello del lavoro e quello della Repubblica – che si potrà firmare sul sito della CGIL   www.cgil.it (a partire da domani mattina) o direttamente presso le Camere del lavoro sul territorio.

La segreteria nazionale della CGIL in una nota sottolinea, infatti, come “in un provvedimento iniquo, e che noi contrastiamo con forza, si colloca così anche una norma che colpisce l’identità e la storia del nostro Paese, ne indebolisce la memoria e rappresenta un grave limite per il futuro”. Le ricorrenze civili, spiega il sindacato di corso d’Italia, “vanno celebrate con attenzione e rispetto, perché parlano a tutti, alla ragione stessa del nostro stare insieme, e perché i valori che esse affermano non siano ridotti ad un momento residuale”.

Il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno, ovvero “il ricordo della Liberazione del nostro Paese da una dittatura feroce e sanguinaria; la celebrazione del Lavoro come strumento di dignità per milioni di donne e uomini che con la loro fatica ed intelligenza consentono al Paese di progredire; la celebrazione del passaggio alla Repubblica parlamentare”, sono “tappe fondamentali che non intendiamo consentire vengano cancellate”. Per altro, sottolinea ancora la segreteria CGIL, “mentre irrisorio è il beneficio economico che ne deriverebbe, i costi civili sul versante della memoria e dell’identità sarebbero, se la norma venisse confermata, di gran lunga maggiori. Inoltre, è sufficiente un confronto con altre situazione per vedere come l’Italia è un Paese che ha un numero contenuto di festività civili e come in altri Paesi le ricorrenze civili siano celebrate e custodite con attenzione”.

Da queste considerazioni nasce per la CGIL la convinzione che “bisogna che ognuno di noi si faccia carico di dire la propria contrarietà a questa previsione e di farla dire al maggior numero di cittadini possibile: tante sono le gravi conseguenze dei contenuti della manovra, quella che riguarda le festività civili non è da meno”. Per questo a partire da domani mattina e per i prossimi giorni sarà possibile firmare la petizione sul sito della CGIL ( www.cgil.it ) o direttamente presso le diverse sedi delle Camere del Lavoro dietro le parole “alziamo insieme la nostra voce perché l’identità ed il futuro dell’Italia sono un bene indisponibile ad ogni manipolazione”.

In basso il testo della petizione e le festività di alcuni paesi a confronto

__________________
Testo petizione

NON CANCELLATE IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DEL NOSTRO PAESE; IL GIORNO DEL LAVORO; IL GIORNO DELLA REPUBBLICA

FIRMA ANCHE TU

Onorevoli parlamentari,
i sottoscritti cittadini chiedono che il Parlamento cancelli il comma 24, art. 1, del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, “Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”, nel quale si prevede per tre importanti ricorrenze civili (25 aprile; I maggio; 2 giugno) una diversa collocazione o l’accorpamento ad una domenica.
Questa scelta è sbagliata perché si colpiscono giornate che celebrano i tratti costitutivi, l’identità, la memoria del nostro Paese; discriminatoria perché il numero maggiore di festività infrasettimanali sono di carattere religioso ed il nostro Paese è fra quelli che ha meno ricorrenze civili e laiche; strumentale perché produce un beneficio economico irrilevante a fronte di un costo civile e democratico particolarmente consistente; irragionevole perché non corrisponde ad alcun criterio di equità politica e sociale.

Clicca per firmare
____________________
Le festività di alcuni paesi a confronto

Italia – 9 festività religiose (Santa Madre di Dio; Epifania; il Lunedì dell’Angelo; Assunzione; Tutti i Santi; Immacolata Concezione; Natale; Santo Stefano; il Santo Patrono) e 3 ricorrenze civili (Liberazione; Festa del Lavoro; Anniversario della Repubblica).

Francia – 6 festività religiose e 5 civili (Giorno dell’anno; Festa del Lavoro; Festa della Vittoria; Presa della Bastiglia; Armistizio).

Spagna – 9 festività religiose e 4 festività civili (Capodanno; Festa del Lavoro; Festa nazionale spagnola; Giorno della Costituzione spagnola).

Stati Uniti – 2 festività religiose e 10 festività civili (fra le quali, il compleanno di Lincoln; il compleanno di Martin Luther King; il Memorial Day; l’Independence Day; la Festa del Ringraziamento).

Giappone – 16 festività civili (fra le quali, la Festa della Fondazione dello Stato; la Festa della Costituzione; la Festa del popolo; la Festa della Cultura; la Festa del Lavoro; il compleanno dell’imperatore).

Argomenti: CGIL |

Manovra: nota della Segreteria Nazionale della CGIL sui provvedimenti del governo

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 15, 2011

Manovra: nota della Segreteria Nazionale della CGIL sui provvedimenti del governo
Bocciatura completa per la manovra da parte della CGIL. In un documento il sindacato di Corso d’Italia definisce il provvedimento ”depressivo” e che ”condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale” per il suo tratto di inquita’
» Il testo della manovra economica elaborata dal governo
» Camusso, colpiti i più deboli e chi paga le tasse contro questa manovra sarà sciopero – Intervista su ‘la Repubblica’
14/08/2011 da www.cgil.it

La manovra del Governo riassume in sé tutte le negatività che avevamo previsto e tentato di scongiurare, assieme alle altre parti sociali.

Con questa manovra il Governo condanna il paese alla recessione e alla disgregazione sociale per difendere le grandi ricchezze e gli interessi che rappresentano la sua base di consenso.

Con questa manovra le chiacchiere sulla riduzione delle tasse e sul federalismo giungono al capolinea. La manovra del Governo impedisce alle Regioni e ai Comuni di svolgere le funzioni proprie previste dalla Costituzione.

La manovra del Governo è:

  • depressiva, in quanto non destina risorse alla crescita né all’economia né all’occupazione, riduce il reddito e i consumi dei cittadini, mancano totalmente gli investimenti, impedisce agli enti territoriali virtuosi di impegnare le loro risorse per rilanciare le opere pubbliche e il tessuto delle imprese locali;
  • socialmente iniqua poiché colpisce lavoratori, pensionati, famiglie, soggetti sociali deboli e non ha il coraggio di intervenire sull’evasione fiscale, sulle rendite finanziarie, sulle grandi ricchezze;
  • centralista anche se riduce il perimetro dello Stato, poiché ignora le obiezioni e le proposte che sono giunte dal paese attraverso le parti sociali, le Regioni, le Autonomie locali, salva gli enti nazionali inutili e colpisce indiscriminatamente il pubblico impiego;
  • istituzionalmente scorretta in quanto interviene per decreto senza motivi di urgenza in campi affidati alla autonomia delle parti sociali;
  • velleitaria e antisindacale in quanto pretende di cancellare per legge uno strumento di regolazione generale dei diritti dei lavoratori come il Contratto Nazionale di lavoro;
  • costituzionalmente dubbia in quanto discrimina tra persone riducendo le garanzie di pari opportunità dei soggetti più deboli e incentiva la violazione della legislazione esistente;
  • inefficace in quanto non affronta in maniera strutturale le cause del deficit, ne’ pone le basi per ricostruire avanzo primario e ridurre realmente il debito;
  • provvisoria e improvvisata, in quanto non è in grado di scongiurare ulteriori declassamenti del Paese e ulteriori costi di rientro nei parametri richiesti dall”Europa;
  • sbagliata in quanto nasconde dietro le richieste della Bce scelte ideologiche che non hanno nulla a che vedere con il riequilibrio e le riforme strutturali (richieste peraltro dalla stessa Europa) per la crescita;
  • confusa e indeterminata negli obbiettivi e negli effetti presentati.
La CGIL nei prossimi giorni definirà una propria proposta per dimostrare che, con gli stessi saldi previsti dal Governo, si può ragione di equilibrio dei conti e crescita.

La CGIL, di fronte allo spregio della forma, delle norme costituzionali, delle situazioni reali di vita delle persone e delle famiglie fa appello alle altre organizzazioni sindacali, alle forze sociali, alle Istituzioni più vicine alle comunità, al mondo dell’associazionismo e del volontariato e della cooperazione sociale per opporsi alla iniquità delle decisioni del governo e per impedire la disgregazione della società italiana.

La CGIL valuterà  le forme della mobilitazione più opportune per cambiare il segno economico e sociale dei provvedimenti del Governo Berlusconi.

Argomenti: CGIL |

Manovra: Camusso, colpiti i più deboli e chi paga le tasse contro questa manovra sarà sciopero

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 14, 2011

Manovra: Camusso, colpiti i più deboli e chi paga le tasse contro questa manovra sarà sciopero
In una intervista al quotidiano ‘la Repubblica’ il Segretario Generale della CGIL critica le “misure ingiuste” adottate dal Governo e la mancanza di norme sulla crescita. Camusso afferma “sullo sciopero generale decideremo il 23 agosto e lo proporremo anche a CISL e UIL”
14/08/2011 da www.cgil.it

Segretario Camusso, lei mercoledì scorso, dopo l’incontro con il governo, parlò di possibile sciopero generale contro la manovra economica in preparazione. Ora il decreto legge dei sacrifici è stato approvato: l’ipotesi dello sciopero si avvicina o si allontana?
«Dopo l’incontro con il governo dissi una cosa precisa: se la manovra avesse avuto tratti di forte iniquità noi l’avremmo contrastata anche con lo sciopero generale».

E ora cosa dice?
«Ora lo confermo. E aggiungo che il 23 agosto ci sarà una riunione straordinaria dei segretari generali delle categorie e delle strutture territoriali della CGIL per decidere la data della mobilitazione».

Quindi proclamerete lo sciopero?
«Non vedo un altro modo per cambiare l’iniquità di questa manovra».

Ma in un momento di emergenza nazionale, in cui da più parti si invoca la coesione, il ricorso al conflitto le sembra la soluzione più efficace?
«Guardi, questo è un interrogativo che, ovviamente, ci siamo posti anche noi. Siamo assolutamente coscienti e convinti che sia purtroppo necessario un intervento sui conti pubblici. A questa situazione ci hanno portato anche i tre anni passati durante i quali il governo ha negato la gravità della crisi. Così come ci è assolutamente chiaro che né le politiche monetariste europee, né gli interventi a livello mondiale, abbiano interferito con le ragioni che hanno provocato la crisi. L’appello di tutte le parti sociali nasceva da questa premessa. C’era uno sforzo comune per provare a costruire un quadro differente e soprattutto offrire una prospettiva al paese. E invece, per quel che finora si è potuto capire data la scarsezza delle informazioni da parte del governo, questa manovra “parla” solo a chi le tasse le paga già. Dall’altra parte i tagli agli enti locali mettono in discussione le prestazioni ai cittadini e, come sempre, in particolare ai più deboli. Continuo: colpire il lavoro pubblico è diventato uno sport nazionale, ma ora lo si fa con modalità mai viste. Ora la retribuzione stessa di un impiegato pubblico (la tredicesima non è altro che una parte della retribuzione) dipende dal comportamento del suo dirigente o addirittura da quello dello stesso ministro. Ma ci rendiamo conto? Davvero, è come se il governo, o qualche suo ministro, anziché porsi il problema di come tirare fuori dai guai il Paese, approfittasse della situazione per esercitare una sorta di vendetta nei confronti di chi lo ha contrastato».

Proporrete a CISL e UIL di scioperare con voi?
«Certo. L’abbiamo già detto e lo ribadiamo. A lavoratori e pensionati si chiedono sacrifici al di sopra delle loro stesse possibilità».

Pur tuttavia i dipendenti con reddito superiore ai 90 mila euro l’anno sui quali grava il contributo di solidarietà non sono esattamente la vostra base.
«La CGIL non ha mai ragionato in termini di contrapposizioni tra lavoratori. Siamo stati i primi, e lo rivendichiamo, ad aver proposto un contributo straordinario sui redditi superiori ai 150 mila euro, ma ciò che fa orrore nell’operazione del governo è che si colpisce esclusivamente chi già paga le tasse. Questo è ingiusto. Perché chi evade continuerà a guadagnare da tutto questo? Perché chi, evadendo, si è costruito grandi patrimoni immobiliari, viene salvaguardato?».

Per avere entrate certe non si può che andare a prendere i soldi dal reddito fisso. Anche gli altri Paesi europei l’hanno fatto.
«Già, ma non hanno fatto solo questo. La verità è che da noi si continua a proteggere una parte del Paese che per mille ragioni contribuisce alla situazione di difficoltà in cui ci troviamo, semplicemente perché evade. E la crescita? Dove sono le misure per la crescita?».

Per incrementare la produttività, le feste laiche nazionali si celebreranno sempre di domenica.
«E´ una misura a dir poco umoristica. Dicono che così fanno anche gli altri Paesi. Quali? Forse la Francia, la Germania o la Gran Bretagna rinunciano a festeggiare le loro ricorrenze nazionali se cadono durante la settimana? E il primo maggio è dovunque la festa del lavoro, con la sola eccezione dei paesi nei quali vige una dittatura».

Il governo ha anche trasferito in legge l’accordo con la Confindustria sulla contrattazione e la democrazia sindacale.
«Non c’è stato alcun trasferimento. No, no e no. Il governo ha fatto un’altra cosa: ha stravolto quell’intesa. Così vuol far saltare a piè pari il contratto nazionale. L’accordo tra le parti sociali è stata una soluzione di equilibrio tra diverse posizioni, qui c’è la volontà di qualcuno di affermare la sua tesi, secondo cui si può fare a meno del contratto nazionale».

Quel “qualcuno” è il ministro Sacconi?
«Sì. Ed è la prima volta che un fatto del genere accade nelle relazioni industriali».

L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è stato toccato. Decideranno le parti, di volta in volta, se derogare alla norma che protegge dai licenziamenti senza giusta causa. Perché la CGIL è contraria?
«Questo è un vero pasticcio. I diritti dei lavoratori dipenderanno dalle condizioni della propria azienda. Chiederemo al Parlamento di cambiare anche questa norma. C’è il rischio concreto di una proliferazione di “accordi pirata”, firmati da sindacati di comodo. Queste sarebbero le misure per la crescita?».

Resta il fatto che questa manovra è stata in buona parte imposta dalla BCE. C’è una lettera firmata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi.
«Io quella lettera non l’ho letta pur avendo chiesto al governo che la rendesse pubblica. Penso che la BCE abbia chiesto di anticipare il pareggio di bilancio nel 2013, ma non abbia detto come raggiungerlo».

Quale pensa che sarà martedì, alla riapertura dei mercati, il giudizio degli investitori sulla manovra?
«Non voglio pensarci. Sono preoccupata. Spero comunque che l’Italia non sia sottoposta a una nuova ondata speculativa».

Argomenti: CGIL |

Manovra: CGIL, gravissimi tagli a diritti lavoratori

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 13, 2011

Manovra: CGIL, gravissimi tagli a diritti lavoratori
In merito ai provvedimenti sulla parte lavoro contenuti nella manovra ‘anti crisi’varata dal Governo, la Confederazione avverte “si ribalta l’accordo del 28 giugno” e si “introduce un criterio di retroattività, pagando così la cambiale da tempo promessa alla FIAT”. Per la CGIL si tratta di norme “norme sbagliate, ideologiche e punitive” che non sostengono l’occupazione dei giovani
13/08/2011 da www.cgil.it

“In una manovra ancora più sbagliata e iniqua si usa la crisi per nuovi gravissimi tagli ai diritti dei lavoratori”. E’ il commento del Segretario Confederale della CGIL, Fulvio Fammoni, sulla parte lavoro della manovra ‘anti crisi’. “Solo così, se i testi saranno confermati, si possono leggere le norme che si ha il coraggio di chiamare ‘a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione’”, aggiunge.

Il dirigente sindacale nel ricordare come le parti sociali avevano chiesto di non intervenire, afferma “ma il governo se ne infischia e annuncia il ribaltamento dell’accordo del 28 giugno che prevedeva la sovra ordinazione dei contratti nazionali sul resto della contrattazione”. Con le nuove disposizioni, spiega Fammoni, “i contratti sottoscritti a livello aziendale (anche da rappresentanti aziendali di comodo e senza il voto dei lavoratori?) potrebbero operare in totale deroga ai contratti nazionali e addirittura alle ‘disposizioni di legge vigente’”.

Inoltre, prosegue il sindacalista, “sono previste tutte le materie possibili e naturalmente anche il tema della libertà di licenziamento e dell’articolo 18: l’ossessione del ministro del Lavoro”. E come al solito, fa sapere Fammoni “si introduce un criterio di retroattività, pagando così la cambiale da tempo promessa alla FIAT. Non si può – avverte -, anche se lo dice questa legge, con un contratto aziendale disapplicare altre norme di legge. Non è solo una scelta gravissima ma ritengo abbia evidenti vizi di incostituzionalità”.

Altri punti del provvedimento sono contestati dalla CGIL. “Al governo non basta – aggiunge Fammoni – perchè c’è anche una norma molto grave verso i disabili, legalizzando praticamente la scelta dei reparti o aziende confino per questi lavoratori. Così come c’è – prosegue il dirigente sindacale – un nuovo schiaffo alle parti sociali e alle regioni sul tema dei tirocini”. In generale, quindi, sono “norme sbagliate, ideologiche e punitive, che durante una fase così grave di crisi attaccano i diritti dei lavoratori. Niente ma proprio niente a sostegno dell’occupazione e dei giovani. Norme – conclude Fammoni – che contrasteremo fino in fondo, come spero faranno le altre parti sociali, e fino a quando saranno ritirate o cassate”.


Argomenti: CGIL |

Chiusura estiva sedi CGIL Siena

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 12, 2011

Vi informiamo che le nostre sedi rimarranno CHIUSE

da MARTEDI’ 16 AGOSTO a VENERDI’ 19 AGOSTO

riapriranno LUNEDI’ 22/08/2011

Argomenti: camere del lavoro, CGIL |

Crisi: Camusso, chi è più ricco deve pagare di più. La CGIL non starà ferma

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 12, 2011

Crisi: Camusso, chi è più ricco deve pagare di più. La CGIL non starà ferma
In una intervista al quotidiano ‘l’Unità’ il Segretario Generale della CGIL affronta il tema della Manovra economica e delle misure anti-crisi: pensioni, licenziamenti, festività, tasse, patrimoniale e costi della politica. La leader della CGIL afferma “siamo responsabili, siamo disponibili, purché si rispetti un principio di equità sociale, purché a pagare non siano sempre gli stessi” altrimenti “si dovrà ricorrere alle forme classiche della protesta”
» L’incontro del 10 agosto, recenti e prossimi sviluppi – Nota della Segreteria Generale della CGIL
» Le controproposte della CGIL – ‘Più equità, contro il cinismo del governo’
12/08/2011 da www.cgil.it

Sciopero generale? C’è chi grida allo scandalo, chi accusa subito il sindacato di irresponsabilità e chi, come il presidente del consiglio, chiama in causa il sindacato greco in un improbabile paragone con quello italiano. «Ci vorrebbero senso della misura e sensibilità… anche nei confronti dei sindacalisti greci», commenta Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL.

Ma lo sciopero generale è una possibilità a scadenza prossima, un fraintendimento, una minaccia per il futuro?
«In giro l’irresponsabilità è tanta, ma di irresponsabilità non si può accusare il nostro sindacato che all’incontro con il governo si è presentato con una proposta seria, che non ha respinto neppure la possibilità di una manovra nella manovra, che è pronto a discutere tutte le richieste della Unione europea, le famose richieste contenute nella lettera che nessuno ci ha letto. Siamo responsabili, siamo disponibili, purché si rispetti un principio di equità sociale, purché a pagare non siano sempre gli stessi. Irresponsabile è chi per tre anni ci ha raccontato che tutto filava a meraviglia, fino a questo punto, davanti a un disastro che non si può esorcizzare tirando in ballo la crisi mondiale: certo, la crisi mondiale c’è, ma noi ci abbiamo messo del nostro e siamo diventati un caso nel caso».

Lo sciopero generale dunque è una eventualità che la CGIL non esclude?
«Noi rivendichiamo misure nel segno dell’equità sociale. Non fosse così, si dovrà ricorrere alle forme classiche della protesta, tra le quali anche lo sciopero generale. Su quali altri strumenti può contare il mondo del lavoro per farsi sentire?».

L’incontro tra governo e parti sociali è stato deludente… uso un eufemismo. Il giudizio è stato pressoché unanime…
«Ci hanno spiegato di non poter anticipare nulla a borse aperte».

Facciamo finta che sia giustificata prudenza…
«Certo. Ma se si chiede responsabilità, ci deve essere volontà di confronto, di discutere, di ascoltare le tesi degli altri. Non si costruisce coesione attorno a ultimatum. E neppure attorno a vaghe anticipazioni. Una nuova finanziaria da venti miliardi? Le pensioni? Lavori pubblici?».

Ecco, le pensioni. Età pensionabile a 65 anni. In linea con l’Europa. Sarebbe uno scandalo?
«Una considerazione generale: quando si chiama un paese a decisioni importanti,non si può prescindere da un vincolo di equità. Premere sui soliti, impoverire quanti vivono di pensioni, colpire i redditi fissi, esporre a più forti difficoltà quanti hanno bisogno dell’aiuto e dei servizi dello stato: non sono misure che aiutano a rimettere in moto il paese. Non mi pare che alzare l’età pensionabile a 65 anni sia da questo punto di vista un toccasana. Nessuno nega che si possa fare, che si possano introdurre elementi di elasticità, di volontarietà, di flessibilità, ma non credo che partire da una nuova soglia dell’età pensionabile significhi incamminarsi sulla strada che ci allontana dalla crisi. Vorrei aggiungere soffriamo già di una elevatissima disoccupazione giovanile. Vogliamo incrementarla? Pensiamo che questa sia la ricetta per rimettere a posto i conti dell’economia Italia? Ho dei dubbi. L’idea di far cassa sulle pensioni mi sembra francamente peregrina, pensioni che sono per conto loro tra le più basse. Facciamo tutti i tagli necessari, ma necessari allo sviluppo, tagli che non siano ragione di ulteriore depressione».

Società italiana depressa. Ma, secondo voi del sindacato, a che punto siamo del precipizio?
«Bisogna sempre considerare che in Italia resiste un sistema manifatturiero, solido, che esporta, che ha consentito la modesta crescita di questi anni. Altro punto di forza: il risparmio privato, alto, sicuramente, una diga che ha messo al riparo famiglie e soprattutto figli. Sono condizioni che avrebbero potuto permetterci di reagire prima e meglio degli altri. Invece siamo qui, affaticati, spaventati, in attesa ancora, traditi da tre anni di promesse e di annunci fantasiosi, tante parole a vuoto sulla crisi che non c’è e nessuna politica di sviluppo».

Tremonti ha comunque ieri indicato alcuni obiettivi…Ad esempio trasferire la domenica le festività civili…
«Non quelle religiose, però. Dunque25 aprile,2 giugno, Primo maggio si dovrebbero festeggiare di domenica. Mi sembrano misure risolutive, che appagheranno i mercati… Misure che dimostrano confusione e scarsissima aderenza alla realtà storica e politica».

Tremonti ha aggiunto qualcosa a proposito di licenziamenti.
«Testualmente: diritto di licenziare. Un salto di qualità, dopo che i governi di destra hanno moltiplicato nel lavoro le figure precarie, rendendo difficile l’aumento o almeno la difesa della qualità del nostro sistema produttivo, che avrebbe bisogno di tanta professionalità».

E sulle tasse?
«Niente che faccia pensare a una seria azione contro l’evasione fiscale. Annunci e basta. Mentre una politica antievasione servirebbe non solo a far l’emergere il sommerso, a colpire la criminalità, ma diventerebbe condizione favorevole di dinamismo, di una competizione reale, frenata invece da clientele, favori, taglieggiamenti».

Argomento forte: la patrimoniale.
«Berlusconi dice no, Bossi rincara: guai alla patrimoniale. Far pagare chi ha più soldi servirebbe al paese, anche perché sarebbe il segno di maggior equità e l’equità non è solo un vincolo morale, di giustizia, è una risorsa, sarebbe uno di quei marchingegni che aiutano la ripresa, ampliando il mercato, costruendo e diffondendo fiducia. Quando si dice no alla patrimoniale, si difendono gli interessi di una parte soltanto».

Altro argomento forte: i costi della politica. Che ne pensa il sindacato?
«Siamo contro insopportabili privilegi, ma il tema dell’equità va ben oltre l’abbattimento di questi privilegi e non può diventare un alibi. Se cancelli un vitalizio dei parlamentari, non per questo puoi caricare di balzelli i lavoratori».

Argomenti: CGIL |

Nasce a Siena il Comitato della Campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 11, 2011

SIENA. Sensibilizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico, anche a Siena, sul tema dei diritti di cittadinanza e sulla possibilità, per gli stranieri che nascono o vivono in Italia, di partecipare alle scelte, anche amministrative, della comunità di cui fanno parte. E’ questo lo scopo primario della campagna “L’Italia sono anch’io” – promossa in tutta Italia, nel 150esimo anniversario dell’Unità nazionale, da 18 organizzazioni della società civile e dall’editore Carlo Feltrinelli – che da oggi conta anche sul comitato di Siena. Ne fanno parte le rappresentanze provinciali di Arci, Acli, Caritas, Cgil, Libera e La Feltrinelli, già membri del comitato nazionale, e avrà sede presso l’Arci provinciale di Siena, in Strada Massetana Romana, 18. 
Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera, molte delle quali sono bambini e ragazzi nati o cresciuti in Italia, ma che si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza solo al compimento del 18° anno di età, quando inizia un lungo e complesso percorso burocratico. Questo, secondo i promotori della campagna, genera disuguaglianze e ingiustizie, limita fortemente il processo di integrazione e, in particolare, disattende l’articolo 3 della Costituzione, che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento. 
Per contribuire a rimuovere questi ostacoli e sensibilizzare l’opinione pubblica e l’agenda politica, è partita, da alcune settimane, la campagna “L’Italia sono anch’io” che prevede iniziative per stimolare un dibattito e un confronto culturale sul tema del diritto di cittadinanza, coinvolgendo la società civile in maniera trasversale. Dai primi giorni di settembre, inoltre, inizierà una raccolta di firme a sostegno di due leggi di iniziativa popolare: la prima per chiedere la riforma dell’attuale normativa sulla cittadinanza, riconoscendo il principio dello jus soli, il diritto di essere cittadini del nostro Paese sulla base del luogo in cui si nasce e non della discendenza di sangue. La seconda proposta di legge, già avanzata dall’Anci, riguarda il diritto di voto degli stranieri alle elezioni amministrative, da riconoscere a chi risiede in Italia da almeno 5 anni, applicando il principio del suffragio universale a livello territoriale, che può essere uno strumento di responsabilità sociale e politica, oltre che di coinvolgimento attivo nelle scelte di una comunità di cui si fa parte. 
“L’Italia sono anch’io” è promossa da 18 organizzazioni della società civile: Acli; Arci; Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione; Caritas Italiana; Centro Astalli; Cgil; Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza; Comitato 1° Marzo; Emmaus Italia; Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia; Fondazione Migrantes; Libera; Lunaria; Il Razzismo Brutta Storia; Rete G2 – Seconde Generazioni; Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani; Terra del Fuoco e Ugl Sei. Alle associazioni si è unito l’editore Carlo Feltrinelli. Il presidente del Comitato promotore è il sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio e tra le prime adesioni ci sono già quattro regioni italiane: Emilia Romagna, Liguria, Puglia e Toscana.
I promotori della campagna fanno appello a istituzioni, forze politiche e sociali, mondo del lavoro e della cultura e a tutti coloro che vivono in Italia per costruire un futuro di convivenza, giustizia e uguaglianza. In concomitanza con la raccolta delle firme per le due proposte di legge, il Comitato senese si farà promotore di una mozione che riprenderà i contenuti della campagna e sarà inviata a tutti i sindaci e al presidente della Provincia, per portarla all’attenzione dei consigli comunali e del consiglio provinciale e per richiedere la loro adesione e la collaborazione. Il Comitato senese ringrazia fin da ora tutti coloro – cittadini, associazioni, rappresentanti politici e consiglieri comunali e provinciali – che vorranno sostenere le iniziative, affinché ogni individuo che nasce e vive nel nostro Paese possa essere, a tutti gli effetti, un cittadino italiano. 
E’ possibile contattare il Comitato senese della campagna “L’Italia sono anch’io” inviando un’e-mail all’indirizzo litaliasonoanchio.siena@gmail.com. Per ulteriori informazioni sulla campagna, a livello nazionale, è possibile anche consultare il sito internet www.litaliasonoanchio.it, con aggiornamenti su adesioni e iniziative.

Argomenti: CGIL, immigrati |

Crisi: Camusso, incontro Governo non all’altezza dei problemi

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 11, 2011

Crisi: Camusso, incontro Governo non all’altezza dei problemi
All’incontro tra Governo e Parti Sociali per discutere delle misure anti-crisi, dopo la sollecitazione della BCE, la leader della CGIL ribadisce il netto “’no’ a interventi che guardino alle pensioni, ai redditi del lavoro dipendente, alla sanità e all’assistenza”, e avverte “se la manovra colpirà i soliti noti ci mobiliteremo per cambiarla”. Il mercato del lavoro “è tema nella disponibilità delle parti sociali”

L’incontro del 10 agosto, recenti e prossimi sviluppi – Nota della Segreteria Generale della CGIL

» Le controproposte della CGIL – ‘Più equità, contro il cinismo del governo’
» Il punto della CGIL sulla crisi e sugli ultimi sviluppi

10/08/2011 da www.cgil.itSecondo round per Governo e Parti Sociali. Dopo l’incontro della scorsa settimana in cui sindacati, imprese e Governo hanno dato il via al confronto sulle misure per la crescita del Paese, e dopo la notizia della lettera inviata dalla BCE che solleciterebbe l’Italia ad adottare provvedimenti che anticipino il pareggio di bilancio al 2013, oggi a Palazzo Chigi si è svolto il secondo vertice tra parti sociali e Governo sulle misure anti-crisi.

Un incontro “non all’altezza dei problemi che abbiamo e della trasparenza che sarebbe necessaria”. Così il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso commenta l’esito del confronto, aggiungendo “ci aspettavamo che il governo ci dicesse cosa intende fare. La volta scorsa – ha ricordato la leader della CGIL – ci avete consegnato il libretto delle cose fatte, questa volta ci aspettavamo la lettera della BCE per sapere in che campo giochiamo”. Dunque, Camusso ha avvertito “se la manovra colpirà i ‘soliti noti’ e lo schema, così come lo leggiamo dai giornali, verrà confermato nel decreto, ci mobiliteremo per cambiarla, senza escludere lo sciopero generale”, riguardo ai tempi e ai modi “li deciderà l’organizzazione” ha detto il Segretario Generale della CGIL.

Pensioni, assistenza, sanità, ma anche redditi da lavoro dipendente sono, infatti, alcuni degli ambiti dai quali il Governo, in questi giorni, ha dimostrato di voler attingere per recuperare le risorse necessarie ad affrontare la grave crisi economica, e contestate fortemente dalla CGIL che, proprio ieri, ha presentato delle controproposte “radicalmente diverse dal carattere iniquo delle misure allo studio del governo” e che, come scritto nel documento, danno un taglio alla correzione di bilancio “più equo che guarda alla crescita e all’occupazione”.

Per Susanna Camusso, presente oggi a Palazzo Chigi, per trovare le risorse che l’anticipo della manovra richiesto dalla BCE impone al Paese, è necessaria “più equità per poter garantire la coesione sociale del paese”. Dunque, la leader della CGIL nel ribadire il fermo “no” a interventi che guardino alle pensioni, ai redditi del lavoro dipendente, alla sanità e all’assistenza, ha sottolineato come al contrario “bisogna chiedere di più a chi non ha dato, intervenendo con una tassazione significativa sui grandi patrimoni, sull’evasione fiscale, e sui costi della politica. Per quanto riguarda il mercato del lavoro – ha concluso Camusso – ribadiamo che il tema sta nella disponibilità delle parti”.

Argomenti: CGIL |

Contratti e democrazia: una nuova stagione sindacale

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 10, 2011

Argomenti: CGIL |

Crisi: sistema previdenziale non è bancomat

By Ufficio Stampa CGIL Siena | Agosto 10, 2011

Crisi: CGIL, sistema previdenziale non è bancomat
Dal blocco delle pesnioni di anzianità per 12-18 mesi alla riforma che aggancia l’età pensionabile alle aspettative di vita, ipotesi al vaglio del Governo per far fronte alla crisi. La Confederazione avverte “a ringraziare sono i detentori di alti redditi, di grandi patrimoni, gli evasori fiscali, le rendite finanziarie: a tutti costoro il governo non ha chiesto un solo euro”
» Pensioni: CGIL, misure crude da respingere » Crisi: SPI CGIL, no alla macelleria sociale
10/08/2011 da www.cgil.it

“Nel mirino del governo ci sono nuovamente le pensioni di anzianità: evidentemente ha scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat”. E’ quanto affermano in una nota il Segretario Confederale della CGIL, Vera Lamonica, e il responsabile del dipartimento Welfare del sindacato, Sandro Del Fattore, in merito alle ipotesi allo studio del governo, circa le pensioni, per far fronte alla crisi.

Per quanto riguarda le pensioni di anzianità, infatti, le ipotesi al vaglio dell’esecutivo vanno da un blocco totale per un anno o 18 mesi ad un innalzamento dei requisiti, ossia la quota che somma età anagrafica a età pensionabile che potrebbe essere portata nel 2013 da 97 a 100. “Si vuole accelerare il meccanismo delle cosiddette quote” spiegano i dirigenti sindacali, ricordando che “quelle quote però sono state già abbondantemente superate”, infatti, proseguono “ci si dimentica, che già con la manovra dello scorso anno è entrata in vigore la cosiddetta ‘finestra mobile’ che prolunga di un anno la permanenza al lavoro”.

Tutto ciò, proseguono Lamonica e Del Fattore “vale anche per i lavoratori e le lavoratrici che maturano i 40 anni di contribuzione”, i quali, inoltre “sono ulteriormente penalizzati visto che, a causa delle misure recentemente approvate, dovranno posticipare la ‘finestra mobile’ di un mese nel 2012, due mesi nel 2013 e tre mesi nel 2014”. I dirigenti sindacali della CGIL sottolineano come, per questi lavoratori “al danno si aggiunge la beffa” poiché, spiegano “rimarranno al lavoro per più di un anno, continueranno a versare la contribuzione ma ciò non avrà alcun corrispettivo sulla futura prestazione previdenziale”.

Inoltre, fanno sapere Lamonica e del Fattore “si sono aggiunte ulteriori misure, come il legame automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita che prolungano l’età di pensionamento aprendo una spirale tendenzialmente senza fine”. Dunque i dirigenti sindacali ribadiscono come, mentre il Governo ha “evidentemente” scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat, “a ringraziare sono i detentori di alti redditi, di grandi patrimoni, gli evasori fiscali, le rendite finanziarie: a tutti costoro – concludono Lamonica e Del Fattore – il governo non ha chiesto un solo euro”.

Argomenti: CGIL |

« Articoli Precedenti Articoli Successivi »